SERIE C
Il Trapani evita l'estromissione dal campionato, ma resta il -5: e la corsa salvezza continua
Domani è prevista una nuova udienza davanti al Tribunale federale su ulteriori deferimenti legati a pagamenti Irpef, Inps ed emolumenti fino a dicembre 2025
La scena si divide tra campo e tribunale. Da una parte il pullman del Trapani Calcio che gira attorno allo stadio, dall’altra via Alfredo Di Dio, a Roma, dove i giudici della FIGC chiudono i fascicoli. Fuori, l’ambiente è sospeso tra sollievo e diffidenza; dentro, si prende una decisione che tiene in piedi un’intera stagione. Niente estromissione dal campionato di Serie C, ma resta la penalizzazione: cinque punti. La richiesta più dura della Procura federale viene respinta, la classifica rimane invariata. È una boccata d’ossigeno, ma non la fine della vicenda.
La Corte d’Appello federale ha infatti bocciato il reclamo della Procura che chiedeva l’esclusione del club dal torneo, ritenendo adeguata la sanzione già inflitta in primo grado. Resta quindi il -5 deciso il 9 marzo 2026 per violazioni amministrative, mentre viene dichiarato inammissibile il ricorso del Trapani contro la precedente penalizzazione di otto punti inflitta nel maggio 2025 dal Tribunale Federale Nazionale. Il quadro che emerge è quello di una situazione disciplinare complessa, fatta di inadempienze che hanno accompagnato tutta la stagione e che oggi si traducono in una sopravvivenza sportiva condizionata dal rispetto delle regole finanziarie.
Sul campo, la conseguenza è immediata. La classifica del Girone C non cambia: il Trapani resta al diciottesimo posto con 27 punti. Un dato che racconta molto più di una semplice posizione: i punti conquistati sul campo sarebbero 47, ma le penalizzazioni ne hanno sottratti venti. La corsa salvezza resta aperta, ma ogni errore pesa doppio. È come giocare due campionati in parallelo, uno sull’erba e uno nelle aule di giustizia.
Le ragioni della penalizzazione affondano nelle verifiche sull’equilibrio economico-finanziario del club. Le contestazioni riguardano inadempienze amministrative, scadenze non rispettate e modalità di pagamento ritenute irregolari. Nelle carte si parla di emolumenti arretrati non saldati, di versamenti fiscali e previdenziali mancati e dell’utilizzo di conti personali del presidente per coprire spese societarie. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, ma decisivo nella valutazione dei giudici.
Più indietro nel tempo si colloca invece la penalizzazione di otto punti inflitta nel 2025, legata all’utilizzo di crediti d’imposta ritenuti inesistenti per compensare debiti fiscali e contributivi. È da lì che parte una lunga catena di provvedimenti e ricorsi, con esiti finora sfavorevoli al club. Anche il Consiglio di Stato, nel gennaio 2026, ha respinto un’istanza del Trapani, lasciando intatta la sanzione. La Corte d’Appello federale ha ora ribadito che quel capitolo non può essere riaperto.
Il tema della recidiva ha pesato in modo evidente. Già in primo grado la Procura federale aveva chiesto l’esclusione dal campionato, una misura estrema che negli ultimi anni non è stata risparmiata in casi simili. Il Tribunale Federale aveva però scelto una linea intermedia, confermata ora in appello: sanzionare senza interrompere la competizione. Una decisione che tiene insieme la tutela del campionato e il principio della proporzionalità.
Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa. Domani è prevista una nuova udienza davanti al Tribunale federale su ulteriori deferimenti legati a pagamenti Irpef, Inps ed emolumenti fino a dicembre 2025. Un passaggio che potrebbe aprire un nuovo capitolo disciplinare e incidere ancora sulla classifica.
Per comprendere fino in fondo la situazione del Trapani bisogna tornare al nodo dei crediti d’imposta. Secondo i giudici sportivi, il club avrebbe utilizzato crediti inesistenti per compensare obbligazioni fiscali, presentando modelli apparentemente regolari ma privi di sostanza contabile. Sullo sfondo compare anche la vicenda del Gruppo Alfieri SPV, inserita in un contesto più ampio che ha coinvolto altre società sportive. La difesa del club e del presidente Valerio Antonini ha sempre sostenuto di essere vittima di una truffa, rivendicando la buona fede e chiamando in causa intermediari fiscali. Una linea che però non ha convinto la giustizia sportiva.
Le conseguenze sportive sono evidenti. Il Trapani resta in corsa, ma con il peso di una classifica alterata. I 27 punti attuali raccontano una squadra capace di produrre risultati sul campo, ma costretta a inseguire per ciò che accade fuori. La zona playout è una realtà concreta e la tenuta mentale diventa decisiva quanto quella tecnica. Preparare le partite significa fare i conti con un margine di errore ridottissimo e con l’incertezza legata ai procedimenti in corso.
Dal punto di vista giuridico, la scelta di non escludere il club appare legata a una valutazione di proporzionalità rispetto ai fatti contestati in questo specifico deferimento. Non è un via libera totale, ma una sorta di autorizzazione condizionata: il Trapani resta nel campionato, ma sotto osservazione. Eventuali nuove violazioni potrebbero portare a sanzioni più pesanti.
Per la società, il messaggio è chiaro. La linea difensiva sulla presunta truffa non ha modificato l’impianto sanzionatorio già consolidato, mentre la conferma del -5 impone un cambio di passo nella gestione amministrativa. Il rispetto delle scadenze fiscali e l’utilizzo corretto dei conti societari diventano elementi centrali non solo sul piano legale, ma anche su quello reputazionale.
Tra i tifosi, il sentimento è diviso. C’è chi vede nella squadra una realtà capace di stare stabilmente a metà classifica e chi invece individua nella gestione societaria l’origine dei problemi. In mezzo resta il gruppo squadra, chiamato a pagare sul campo le conseguenze di decisioni maturate altrove.
Il caso Trapani si inserisce in un contesto più ampio che riguarda tutta la Serie C, sempre più spesso alle prese con questioni amministrative che incidono direttamente sulla competizione. La decisione della Corte d’Appello rappresenta un punto di equilibrio tra la necessità di garantire la regolarità del campionato e quella di far rispettare le regole. Un equilibrio fragile, destinato a influenzare anche le scelte future del sistema.
Alla fine, quella arrivata oggi è solo una tregua. Il Trapani resta in Serie C con cinque punti di penalizzazione, ma il percorso è ancora in salita. Il futuro della stagione dipenderà dalla capacità del club di rimettere ordine nei conti e di evitare nuovi scivoloni. Perché, in questa categoria, la classifica non si decide soltanto sul campo, ma anche nei tribunali.