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«Meno bellini e più concreti, io in ogni caso ci metterò la faccia». Il Gattuso pensiero alla vigilia di Italia-Bosnia
L'allenatore avversario «ottimo pokerista», il campo «che non è così male», il futuro. Cosa ha detto il ct degli Azzurri in conferenza stampa
Chi salirà sulla giostra mondiale? Una domanda che troverà risposta solo domani sera al termine del match tra Bosnia e Italia. In casa azzurra c’è grande ottimismo e quella serenità che ha caratterizzato il gruppo dall’inizio di questi play off. Una fiducia che il Ct Gattuso riesce a trasmettere anche nel corso della conferenza stampa pre gara.
«Chi gioca a calcio vive per notti così, quando c'è quel formicolio, la tensione che inizia a salire, non c'è cosa più bella. Se non senti tutto questo vuol dire che devi smettere o di giocare o di allenare. Domani ci giochiamo tanto, non partecipiamo da due Mondiali, e non dobbiamo sprecare energie, dobbiamo buttare tutto quello che abbiamo in campo. Avvertiamo una grande responsabilità, la sento, devo guardare negli occhi i giocatori e trasmettergli fiducia: abbiamo tutte le carte in regola per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo le potenzialità giuste, se non siamo belli va bene lo stesso. L’importante sarà essere concreti e centrare il nostro obiettivo. Ci servirà mentalità e voglia di sapere soffrire».
Anche la Bosnia non partecipa a un Mondiale dal 2014, che ad oggi rappresenta l’unica partecipazione della Nazionale balcanica. Dzeko, Demirovic, Alajbegovic e compagni proveranno a sfruttare il fattore campo per intimorire un’Italia che qui, nel novembre 2019, a già vinto. Era un match valido per le qualificazioni per quell’Europeo che si concluse con la notte magica di Wembley. Quella Nazionale, guidata da Roberto Mancini, vinse 3-0 con le reti di Belotti, Acerbi e Insigne.
L’Italia di oggi è diversa, molto, soprattutto caratterialmente. «Quando fai il calciatore e l’allenatore - ha continuato Gattuso - le partite sono difficili, specialmente se sai che non puoi sbagliare. Puoi dire tutto quello che vuoi ai giocatori, ma poi quando si scende in campo è un'altra storia. Noi qualcosina con l'Irlanda del Nord a livello tattico abbiamo sbagliato ed abbiamo pagato un po'. La verità è che sette mesi fa non eravamo questi, soffrivamo gli avversari, arrivavano facilmente in porta, e credo che su questo aspetto siamo migliorati, non avremmo fatto una pressione super offensiva, ma sono piccole cose che hanno reso la squadra meno brillante, preferisco però che la squadra stia bene in campo e soffra meno gli avversari. Meno bellini ma più concreti».
STADIO E BOSNIA
Lo stadio Bilino Polje non lo preoccupa più di tanto o comunque non è al centro dei suoi pensieri, anche se il pubblico sarà caldo e il manto erboso non in perfette condizioni. «Non dobbiamo pensare al campo. Se è brutto, è brutto per entrambe le squadre. E non bisogna pensare neppure al tifo in tribuna, perché è da deboli pensare a quello che succede fuori dal campo o cercare alibi. Ho visto il terreno di gioco ed è un campo che può andare. La scorsa stagione ho allenato non troppo lontano da qua (l’Hajduk Spalato, ndr) e so cosa vuol bene campi brutti. E anche se fosse stato brutto, potevamo farci poco. Il nostro unico pensiero deve essere ai nostri avversari, al fatto che sono una squadra forte e che usa molto gli esterni. Non dobbiamo farci mettere in difficoltà e bisognerà essere concentrati».
Un Gattuso sul pezzo, anche quando risponde a una battuta del collega Ct Barbarez che ha parlato di pullman da parcheggiare davanti alla difesa se la Bosnia andrà in vantaggio o davanti all'area avversaria se sarà l'Italia a segnare. «È un grande giocatore di poker e me lo ricordo quando giocava attaccante al Leverkusen e all'Amburgo. Mi piace perché entra nell'anima dei giocatori e si fa voler bene da loro. Con la Nazionale ha fatto quasi un gol ogni due partite ed è credibile. La Bosnia è un avversario di qualità che ti fa soffrire quando ti aggredisce perché ha attaccanti bravi ad allargarsi sulle fasce e a legare il gioco».
IL FUTURO
A cosa potrebbe accadere in caso di mancata qualificazione, Ringhio non ha voluto pensare. «Non è il momento per parlare di questo - ha concluso - e non sono la persona più adatta. Per me sarebbe una delusione, una mazzata importante e mi dovrei assumere le mie responsabilità, ma non mettiamoci i punti perché la testa non ce la siamo ancora spaccata. Ho il mio pensiero e me lo tengo dentro di me. Quello che succederà nel bene e nel male, lo vedremo. Io ci metterò la faccia comunque, come ho sempre fatto».