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l'ultima volta nel 2014

5.830 giorni di buio: l'incantesimo che nessuno riesce a rompere

Dal morso di Suarez a Chiellini al tonfo con la Bosnia. L'ultimo urlo azzurro in un Mondiale rimane quello di Balotelli dodici anni fa

01 Aprile 2026, 00:01

5.830 giorni di buio: l'incantesimo che nessuno riesce a rompere

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Il triplice fischio contro la Bosnia suona come una sentenza definitiva, il colpo che spazza via le residue speranze azzurre: per la terza edizione consecutiva l'Italia resterà fuori dal Mondiale di calcio.

Uno psicodramma sportivo che rinvia il sogno iridato almeno al 2030, consolidando un'assenza ormai dal sapore di maledizione.

Quando la Nazionale (forse) tornerà in campo in Portogallo, Spagna o Marocco, saranno trascorsi 16 anni e 5.830 giorni da quel nefasto 24 giugno 2014.

Fu a Natal, in Brasile, l'ultimo atto della nostra storia mondiale: sconfitta 1-0 contro l'Uruguay, decisa da un colpo di testa di Diego Godín a dieci minuti dalla fine e consegnata alla memoria collettiva per il celebre morso di Luis Suárez a Giorgio Chiellini.

Ad oggi, l'ultima esultanza italiana in una fase finale resta l'inutile gol di Mario Balotelli nel 2-1 contro l'Inghilterra.

Poi, il buio: un vuoto generazionale che ha inghiottito un'intera leva. La Generazione Z, di fatto, non ha mai visto l'Italia misurarsi sul palcoscenico più importante; per chi allora era bambino, il Mondiale azzurro ha contorni quasi leggendari e, nel 2030, molti di quei tifosi saranno già laureati o sposati.

Mentre il calcio italiano rimaneva inchiodato al trauma del 2014, il resto del mondo correva: il trionfo di Lionel Messi in Qatar, le cavalcate di Kylian Mbappé con la Francia, le imprese storiche del Marocco. I talenti oggi dominanti, da Haaland a Yamal fino a Bellingham, erano allora ragazzini, come lo sono oggi i prospetti della Nazionale guidata da Gennaro Gattuso, tra cui Pisilli (classe 2004) ed Esposito (2005).

E se nel 2014 Carlo Ancelotti festeggiava la decima Champions League con il Real Madrid, oggi siede persino sulla panchina del Brasile.

Ancor più evidente, col passare degli anni, è il divario sociale e tecnologico. Il 2014 appare come una fotografia sbiadita: alla Casa Bianca c'era Barack Obama, al Quirinale Giorgio Napolitano e a Palazzo Chigi da pochi mesi Matteo Renzi, mentre in Crimea la Russia di Putin innescava un conflitto che arde tuttora in Ucraina.

Era un'epoca in cui si ascoltava musica su CD, l'e-commerce rappresentava una frazione del mercato e servizi come Spotify muovevano i primi passi. Instagram era quasi solo uno strumento per le foto, i podcast una nicchia, Alexa non esisteva e le auto elettriche erano una rarità.

Il mondo è cambiato, ha accelerato verso il futuro. L'orologio del nostro calcio, invece, sembra essersi fermato lì: a Italia-Uruguay.