Bilanci
Mondiali mancati, il calcio italiano sotto processo: talenti assenti, diritti tv e conti nel mirino
La sconfitta con la Bosnia scatena polemiche e spinge all'analisi
Il pallone aveva appena bucato Donnarumma nel rigore decisivo di Bosnia-Italia, quando si è aperta l’aula del processo al calcio italiano. Il banco degli imputati è pieno e vi siedono la nazionale, Gennaro Gattuso, Gabriele Gravina e la federazione, le società e in generale tutto il sistema che ha portato alla «vergogna» della terza mancata partecipazione consecutiva ai Mondiali. Ancor più affollato è quello dell’accusa e i capi d’imputazione non si contano. «Ci mancano i TALENTI», è la denuncia più evidente e che evoca una sfilza di cause, dalle carenze delle scuole calcio ai limiti delle squadre top, dall’eccesso di attenzione ai conti fino all’inverno demografico.
Tra i più netti nel loro j'accuse sono figure di primo piano come Aurelio De Laurentiis, Adriano Galliani e Dino Zoff, col presidente del Napoli che suggerisce di tornare ad un campionato di A a 16 squadre e di abolire altri tornei per ridurre l’usura dei calciatori e dare più spazio alla nazionale, ma per far questo servirebbe dare una sveglia ad «un calcio dormiente, dove tutti vivacchiano». «Bisogna ripartire da zero», dice De Laurentiis, secondo cui l’uomo giusto per portare risultati è Giovanni Malagò. Galliani parla di TECNICA, affermando che la nazionale «è figlia di una serie A diventata «un campionato di transito, dove solo il 30% dei giocatori è convocabile e dove il 'giro pallà è uno dei più LENTI tra quelli europei». Per l’ex ad del Milan, prima dei vertici bisogna rinnovare i VIVAI delle giovanili. Zoff è netto: «Non è questione di sfortuna, c'è qualcosa che non va». Per questo, l’Assocalciatori invita "l'intera filiera a una riflessione generale sulle criticità legate al mancato utilizzo degli italiani, con la proposta di destinare una quota importante dei diritti tv al minutaggio degli ITALIANI in Serie A.
Quello dei DIRITTI TV è un tasto delicato, perché su di essi, pur calanti, si regge il sistema: ma proprio guardando ai conti l'esclusione dal mondiale ha una ricaduta negativa immediata sulla federazione e quindi sulle sue capacità d’azione. Dai premi agli sponsor fino al merchandising, si valuta una perdita complessiva vicina ai 30 milioni per il bilancio federale, senza contare quanto si sarebbe potuto incassare se la nazionale, esercizio puramente ipotetico anche in caso di qualificazione, avesse fatto strada nel torneo che inizierà a giugno.
Se ne riparlerà, auspicabilmente, tra quattro anni quando nel frattempo negli Usa ci saranno andate per le Olimpiadi 2028 decine e decine di azzurri e azzurre che stanno ben abituando gli italiani tra vittorie e medaglie. E alcuni di quegli atleti hanno reagito alla infelice frase di Gravina che contrappone il "calcio professionistico che si differenzia da quelli dilettantistici". «I veri professionisti siamo noi», è la replica sui social della pugilatrice Irma Testa, che ha trovato subito il sostegno di Federica Pellegrini e altri azzurri come lo schermidore Tommaso Marini o ai medagliati di Milano Cortina Pietro Sighel e Tommaso Giacomel. Un’Italia che vince lontano dagli stadi e che trascina altrove l’entusiasmo dei tifosi.