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2 aprile 2026 - Aggiornato alle 1 aprile 2026 23:31
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Calcio

Zenica e l'apocalisse azzurra, Abodi spinge per il commissariamento: "Gravina valuti le dimissioni"

Il ministro per lo Sport fissa i paletti mentre politica, atleti e club chiedono riforme dopo l'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali

01 Aprile 2026, 23:30

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Zenica e l'apocalisse azzurra: Abodi invita Gravina a valutare le dimissioni e spinge per il commissariamento

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Gravina valuti «le dimissioni» e «il Coni pensi al commissariamento: i termini ci sono». Andrea Abodi fissa i paletti nelle ore infuocate del calcio italiano, devastato dalla terza, consecutiva assenza dal Mondiale. "Apocalisse" e «vergogna", gridano nel mondo, affacciati al capezzale del grande malato del pallone internazionale. Mai una nazionale campione del mondo aveva fallito così a lungo la qualificazione alla fase finale. E il day after di Zenica è rovente.

Dalle accuse della politica al lancio delle uova dei tifosi contro la sede Figc, passando per campioni degli altri sport e 'grandi vecchi' del calcio azzurro, il processo all’Italia è unanime, con tante accuse e poche difese. Rifondazione e rinascita il filo conduttore: sulla via da percorrere (dimissioni? commissario? riforme?), invece nessuna intesa. In vista del consiglio federale nel quale il presidente della Figc ha annunciato di voler affrontare i temi crisi e dimissioni, Gravina ha convocato per domani una riunione delle componenti. I presidenti delle tre Leghe, dei calciatori e degli allenatori si vedranno dalle 14.30 in via Allegri per fare il punto: i voti in consiglio erano (e sono) per Gravina, ma di fronte alla marea montante molti dei convocati si aspettano che sia il n.1 federale a parlare per primo, e dire cosa intende fare. Un passo indietro del presidente - determinato di suo a sottolineare che la crisi è di sistema, non solo Figc - porterebbe all’indizione di nuove elezioni, con un interim. Circola anche la data del possibile voto, il 2 luglio.

Abodi, ieri presente a Zenica come gran parte dei vertici calcistici, si è sentito in mattinata con Giorgia Meloni e ha condiviso - a quanto si apprende da fonti governative - la posizione espressa nella nota: anche Meloni è convinta dell’ "insostenibilità della situazione" e si attendeva le dimissioni di Gravina. «E' evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc», la prima presa di posizione del ministro, che ha poi anche chiarito l’intenzione di «chiedere personalmente» a Gravina di dimettersi. In serata, il ministro al Tg1 ha espresso l’attesa per le scelte di domani: "Gravina sa cosa fare, l’importante è che lo faccia liberamente, insieme con le altre componenti federali, ma è una decisione che deve essere presa presto».

Abodi ha anche rivelato di aver parlato «con Buonfiglio: ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perchè potrebbero esserci i presupposti» per il commissariamento. De Laurentiis esplicita per il ruolo il nome di Giovanni Malagò, per una riforma che riporti il campionato a 16 squadre e lo stop a iniziative come la SuperCoppa in Arabia; presidente e segretario generale del Coni sono i profili istituzionali per un eventuale incarico, ma la storia dei tanti commissariamenti del calcio parla anche di figure esterne. Per questo in Transatlantico corrono indiscrezioni, tra gli altri, su Alberto Zangrillo, ex presidente del Genoa e medico personale di Berlusconi, o Marco Mezzaroma, presidente di Sport e Salute.

Ma il passo indietro di Gravina darebbero un indirizzo diverso. Dal centrodestra arrivano bordate contro di lui ("da due anni ne chiedo le dimissioni", sottolinea il vicepresidente della Camera, Mulè), Renzi parla di «fallimento del calcio italiano». A riaccendere antiche rivalità e nuove opposizioni anche le parole post partita del n.1 federale, che ha chiamato alla corresponsabilità la politica e avanzato il paragone con gli altri sport, le cui mani sono più libere per lo status di dilettantismo.

«I veri professionisti siamo noi, che guadagniamo come cuochi o tate di ricchi calciatori che poi fanno figuracce», l’adirata reazione di Irma Testa, prima donna azzurra a salire sul podio olimpico del pugilato.

A seguirla nella protesta, tanti medagliati di Milano Cortina e la «divina» Federica Pellegrini.

Da Abodi è invece arrivata una dura replica alle parole sulla politica, parlando espressamente di scaricabarile («reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo») e ricordando a Gravina i passi indietro di Abete nel 2014 e di Tavecchio tre anni dopo.

«Noi dell’Aic» - replica il presidente dei calciatori, Calcagno - «abbiamo a lungo protestato contro il decreto crescita, che favoriva l’arrivo di stranieri: bisogna trovare il modo di aumentare il minutaggio degli italiani».

«Da troppo tempo facciamo gli stessi discorsi, parliamo di quel che non si può fare e invece le cose vanno fatte: lasciamo perdere espulsioni e rigori. È il momento di pensare alla rinascita», sottolinea Demetrio Albertini, presidente del settore tecnico Figc.

«Il calcio è figlio del campionato» - l’amara considerazione di Adriano Galliani -: «il nostro ha la più lenta circolazione di palla d’Europa, non ha un Pallone d’oro da 20 anni, non è più un punto d’arrivo ma una stazione di transito: le riforme vanno fatte dal vertice fino alla base del calcio giovanile».

Per questo Gattuso riflette in queste ore con amarezza sul fallimento (e sulla richiesta di Gravina di restare). E Donnarumma sui social manda messaggi ai tifosi. In attesa che il calcio italiano disegni un futuro diverso.