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2 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:02
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Il caso

"Caro Gravina, le spiego cos'è per noi il dilettantismo"

L'ex campionessa olimpica Giusi Malato scrive una lettera dai toni decisi al presidente federale Gravina. Ecco il testo

02 Aprile 2026, 10:39

15:18

Giusi Malato

Giusi Malato simbolo della pallanuoto femminile in Italia

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La dichiarazione a dir poco infelice del presidente federale Gabriele Gravina dopo l’eliminazione dell’Italia dai mondiali di cacio è stata oggetto di critiche aspre da parte di tutto il panorama sportivo. Gravina ha considerato il calcio uno sport professionistico, gli altri discipline dilettantistiche.

Tra gli interventi più “forti” quello dell’ex campionessa olimpica Giusi Malato, simbolo della pallanuoto femminile in Italia ma anche in Europa. L’ex centro boa della Nazionale ha postato il suo pensiero sulle pagine social personali: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici.” Parole pronunciate dal presidente della FIGC. Parole pesanti. Non per la definizione tecnica, ma per il valore che trasmettono.

La Malato ha scritto ancora: “Perché se davvero misuriamo lo sport solo con contratti e stipendi, allora stiamo guardando nella direzione sbagliata. Il cosiddetto dilettantismo è fatto di: allenamenti dopo scuola o dopo il lavoro, genitori che fanno sacrifici veri, allenatori che educano prima ancora di insegnare, ragazzi che cadono, si rialzano e imparano cosa significa meritarsi ogni cosa. E sapete una cosa? Questo non è dilettantismo. Questo è sport nella sua forma più pura. Dall’altra parte c’è un sistema che troppo spesso brucia le tappe, che riempie le tasche prima di riempire la testa, che trasforma ragazzi in “qualcuno” prima ancora che abbiano capito chi vogliono diventare. E poi ci stupiamo se manca rispetto, fame, umiltà.”

Infine: “Forse il problema non è il dilettantismo. Forse il problema è aver dimenticato cosa significa davvero essere professionisti. Perché professionista non è chi guadagna. È chi lavora, chi rispetta, chi cresce, chi lotta ogni giorno senza scorciatoie. E allora sì, rivendichiamolo con orgoglio: meglio il “dilettantismo” fatto di sacrificio e valori che un professionismo vuoto, costruito solo sui soldi. Lo sport vero non si misura con lo stipendio. Si misura con ciò che ti lascia dentro.”