l’intervista
L'inviato di Trump Zampolli e l'Italia fuori dai Mondiali «Che rabbia, negli Usa avreste giocato come in casa»
L'ambasciatore, in questi giorni nel nostro Paese: «Casa Azzurri era pronta. Ora per il dopo GRavina tocca a uno sportivo»
Paolo Zampolli, l'inviato speciale del presidente Trump, in questi giorni in Italia, non usa mezze misure. Lo sentiamo al telefono in esclusiva per il nostro giornale sull’argomento del momento: il disastro azzurro nei play off dei mondiali, le dimissioni del presidente federale Gravina, i rimedi possibili per ricostruire un ciclo dopo tre mancate qualificazioni. L’ultimo flop è ancora più doloroso se si pensa che per le gare negli Usa si sono qualificate 48 nazioni.
Ambasciatore Zampolli, le voci riferiscono di una sua pressione per fare dimettere il presidente della Figc Gravina.
«Questo signore ha fatto un disastro, è rimasto anche troppo».
Insomma ha influito anche la sua parola.
«Questo non lo posso dire, ma è meglio per tutti se si è dimesso. Lo ringrazio personalmente per quello che ha fatto in passato ma era ora di un cambio».
Per un “italiano d’America” cosa significa un mondiale in Usa senza gli azzurri?
«Sono triste quanto voi, forse di più. Questa è un’occasione persa per il calcio italiano. Eravate i benvenuti, come se l’Italia giocasse in casa. Il presidente Trump adora l’Italia».
Giocare in casa sarebbe stato un gran vantaggio.
«Avevo parlato a lungo con “The King” Gianni Infantino, sarei stato in prima linea, pronto ad aspettare a braccia aperte la Nazionale. Non sarebbe stato un mondiale in trasferta. Quanti italoamericani s’erano preparati con entusiasmo, con l’emozione di vedere gli azzurri lottare per il titolo. Che rabbia».
Nei giorni scorsi ha anche incontrato il ministro dello Sport, Abodi.
«Avevamo discusso alcuni dettagli per creare una “Casa azzurra” di grande effetto e funzionale a una manifestazione di caratura mondiale, appunto. Avevamo in mente di fare grandi cose insieme. Riunire gli italiani d’America, i tifosi in arrivo dall’Italia. Sarebbero emersi i reali valori che hanno i due Paesi».
Sarà difficile recuperare subito. Passeranno anni.
«Bisogna lavorare. Sono americano e mi sto occupando di sport diplomacy e il calcio è così importante per l'Italia... Bisogna spingere per i cambiamenti anche di sistema per motivare i giovani italiani a giocare a calcio».
In che cosa spera dopo il ciclo di Gravina che ormai s’è chiuso nel peggiore dei modi?
«Ovviamente spero ci sia qualcuno che vi rappresenti in modo adeguato».
Uno sportivo?
«Ecco, uno sportivo credo sia meglio di tante altre figure. Si impara qualcosa da chi ha fatto sport in modo pratico. Io, a tal proposito, ne conosco tanti tagliati per questo ruolo».
Largo ai giovani, dunque.
«Bisogna dare spazio alle nuove generazioni e creare dei programmi con centri direzionali per il calcio. Sarebbe importante promuovere il calcio per i giovani in un certo modo».
Nel massimo campionato ci sono troppi stranieri?
«Ce ne sono troppi. Supporto questa idea di cambiare qualche regola. Gli stranieri vanno benissimo ma non devono sovrastare numericamente i talenti italiani».