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Ancelotti snobba l'Azzurro: Re Carlo giura fedeltà al Brasile fino al 2030
Ma tutto dipenderà da cosa faranno i verdeoro al Mondiale: se fallisce dalle parti di Rio de Janeiro difficilmente sarebbe confermato (rinnovo o meno)
Il Brasile serra le fila attorno a Carlo Ancelotti e archivia, forse in modo definitivo, le ambizioni dell’Italia.
In un’iniziativa senza precedenti per tempistica nel frenetico universo del calcio, la Confederação Brasileira de Futebol (CBF) ha raggiunto un’intesa verbale per prolungare l’accordo con il tecnico emiliano fino al Mondiale del 2030.
Un passaggio peculiare non solo per la portata, ma anche perché arriva prima ancora di disputare la Coppa del Mondo 2026: Ancelotti era stato scelto nel maggio 2025, al termine di una lunga e complessa trattativa iniziata nel 2023, diventando il primo commissario tecnico straniero dell’era moderna della Seleção.
La linea della federazione è chiara e, per certi versi, dirompente: mettere al riparo il proprio CT da ogni distrazione, assicurando continuità assoluta e spegnendo i fastidiosi “rumori di fondo” in vista dell’appuntamento iridato del 2026. Come riferito da ESPN Brasil, l’obiettivo è costruire un legado, un’eredità profonda sul piano strutturale e culturale che superi il risultato di un singolo torneo.
Ancelotti non è considerato un semplice selezionatore, ma un vero “asset globale”: figura capace di conferire prestigio internazionale e di gestire al meglio i fuoriclasse, molti dei quali già allenati e valorizzati in Europa. Per il presidente Ednaldo Rodrigues blindarlo fino al 2030 significa rafforzare la governance, schermarsi da pressioni esterne e troncare sul nascere ogni discussione sul “dopo”.
Sul fronte economico, numeri e modalità delineano un quadro atipico. L’ingaggio personale del tecnico resterà invariato, intorno ai 10 milioni di euro a stagione: una cifra da fascia premium, la più alta mai riconosciuta dalla Seleção. La novità sostanziale riguarda invece la sua commissione tecnica: il nuovo accordo prevede un reajuste per i fedelissimi Paul Clement e Francesco Mauri, per il preparatore atletico Mino Fulco e per l’analista Simone Montanaro.
Una scelta che conferma come il ruolo del CT tenda sempre più a configurarsi come una “piccola impresa tecnica”. Il metodo Ancelotti poggia infatti su un ecosistema di lavoro coeso, in cui l’investimento sullo staff diventa un moltiplicatore competitivo decisivo, specie per ottimizzare il limitato tempo a disposizione delle nazionali. E l’Italia? Le residue speranze di vedere “Carletto” sulla panchina azzurra si dissolvono. Pur non essendo nel calcio alcun vincolo davvero eterno, la scommessa a lungo termine del Brasile chiude una porta che, nel post-2026, si immaginava forse ancora socchiusa. Brasilia ha deciso di presidiare in anticipo il futuro del proprio allenatore, trasformando l’ipotesi azzurra in un mero esercizio di fantasia. L’equazione finale è netta: la Seleção si tutela, l’ecosistema di Ancelotti si rafforza e l’Italia resta, inevitabilmente, a guardare.