TENNIS
Così il “principesco” Sinner si è ripreso lo scettro: l'impressionante sorpasso su Alcaraz
Lo spagnolo arrivava da 17 successi consecutivi sulla terra ma stavolta non ha potuto fare nulla contro il campione italiano
Jannik Sinner si riprende il numero 1 Atp nel modo per lui più esaltante. In un colpo solo toglie la corona del Masters 1000 di Montecarlo al detentore Carlos Alcaraz — costretto così a cedergli lo scettro — e conquista, con il punteggio di 7-6, 6-3 in due ore e quindici minuti, il suo primo grande titolo sulla terra battuta, terreno finora quasi monopolio dello spagnolo.
Da domani inizierà la sua 67ª settimana in vetta al ranking, con 110 punti di vantaggio. Nel Principato, dove risiede, l’azzurro ha vissuto giorni quasi impeccabili: «Grazie a tutti, giocare qui mi fa sentire a casa, è come essere in Italia», ha omaggiato il pubblico.
Ha lasciato per strada un solo set, contro il ceco Tomas Machac negli ottavi — complice un fastidio alla schiena — interrompendo così la storica striscia di 37 parziali consecutivi vinti nei Masters 1000. Il sorpasso di Sinner si riflette anche nel computo complessivo dei titoli nel circuito maggiore: 27 a 26.
Alla premiazione — alla presenza dell’intera famiglia e della fidanzata Laila Hasanovic — negli occhi e nelle parole di “Carlitos” c’è ammirazione sincera per il rivale di tante finali: «È impressionante quello che stai ottenendo. Nell’era Open solo Novak Djokovic (nel 2015, ndr) era riuscito a conquistare il Sunshine Double (Indian Wells e Miami, ndr) e subito dopo vincere Montecarlo, questo dimostra quanto sia difficile».
Sommando Parigi, l’ultimo della passata stagione, sono quattro i 1000 sollevati di fila negli ultimi sei mesi, con un solo set perso. «Siamo venuti qui cercando di giocare più partite possibile, per avere un buon riscontro in vista dei prossimi grandi tornei» sul rosso, da Madrid a Roma fino all’agognato Roland Garros.
«Oggi entrambi abbiamo giocato ad alto livello — ha dichiarato Sinner a bordo campo —. C’era un po’ di vento, condizioni diverse da quelle a cui siamo abituati. Vincere qui è un sogno. Tornare numero 1 (perso a novembre 2025, ndr) significa molto per me. Sono felicissimo di aver vinto un titolo importante su questa superficie. Non ci ero mai riuscito prima e per me significa tantissimo».
Sospinto da un tifo nettamente favorevole sul campo Rainier III, Sinner ha incamerato il primo set al tie-break, favorito da un doppio fallo di Alcaraz. Pur con appena il 51% di prime in campo — il dato più basso della sua stagione — l’azzurro ha poi rimontato da 1-3 nel secondo parziale contro uno spagnolo improvvisamente falloso, autore di ben 45 errori non forzati. «Mi sentivo vicino alla vittoria nei game di risposta e ho pensato che le palle nuove mi avessero aiutato. Il cambio palla è avvenuto sul 2-1 e ho cercato di rimanere concentrato mentalmente», ha spiegato Sinner a proposito della rimonta. «Ho cercato di non mollare. Mi sentivo un po’ stanco, quindi ho provato a mantenere la giusta mentalità».
Alcaraz arrivava da 17 successi consecutivi sulla terra, a partire dalla scorsa stagione culminata nei trionfi a Roma e al Roland Garros. Ma oggi — sotto lo sguardo, tra gli altri, di Charles Leclerc, George Russell, Stefan Edberg e Holger Rune — non ha trovato contromisure a un Sinner «principesco» anche nel Principato.
L’italiano accorcia così il bilancio dei precedenti sulla terra battuta a 2-3 e quello complessivo a 7-10, ancora favorevole al campione di Murcia. Alcaraz ora volerà a Barcellona per l’Atp 500, perso lo scorso anno in finale contro Rune, mentre Sinner si concederà qualche giorno di riposo prima di presentarsi al Madrid Open, altro Masters 1000 sulla polvere rossa.
Le interviste
«È stata una settimana incredibile, ho giocato grandi partite e sono molto felice. Ho cercato di alzare il livello match dopo match e ci sono riuscito».
Jannik Sinner è quello dei giorni migliori: con la terra rossa sotto i piedi l’azzurro del tennis a Montecarlo si è preso tutto, il suo primo titolo nel Masters del Principato e battendo Carlos Alcaraz anche la vetta della classifica.
«Vincere qui significa tanto per me, è un sogno, come in Italia». Ha detto, felice del traguardo raggiunto su una superficie finora non sua. Un percorso costruito giorno dopo giorno.
«Ogni mattina mi sveglio e provo a migliorare come giocatore, qui abbiamo lavorato partita dopo partita cercando di capire quale fosse il miglior stile contro ogni avversario. Abbiamo cambiato piccoli dettagli ed è questo che fa la differenza».

Sinner ammette anche una sorpresa positiva: «Sì, sono sorpreso in modo molto buono, mi serve ancora un pò di tempo per realizzare quello che è successo».
La finale contro Alcaraz si è giocata su equilibri sottili, condizionata anche dal meteo. «È stato un match strano, c'era molto vento e la palla rimbalzava poco. Ho servito bene nei momenti importanti, soprattutto nel tie-break dove sono stato molto preciso. Nel secondo set è stato più altalenante per entrambi, eravamo un pò stanchi, ma è normale a fine torneo».
E sulla rivalità con lo spagnolo: «Lui migliorerà ancora e io devo farmi trovare pronto. Siamo molto vicini, ma la cosa più importante restano i titoli e gli Slam».
Poi lo sguardo si allarga al percorso recente e a quello che verrà. «Vincere Indian Wells e Miami non era facile, arrivare qui e preparare così il torneo giorno dopo giorno è stato fondamentale. Ho affrontato giocatori diversi, mettendomi alla prova sempre. Ho capito tante cose del mio gioco».
E ancora: "Essere numero uno è bello, ma conta lavorare nel modo giusto. Ora qualche giorno di pausa, poi penseremo ai prossimi tornei».
Accanto a lui, la soddisfazione del team. Simone Vagnozzi sottolinea il valore del lavoro fatto: «Siamo davvero felici, era uno degli obiettivi vincere un grande titolo sulla terra e non c'è modo migliore di iniziare».
Decisivo anche l’adattamento alle condizioni: «Non era facile con il vento, ma ha giocato una partita molto solida, soprattutto dal punto di vista tattico».
Il tecnico entra nei dettagli della transizione dalla superficie veloce alla terra: «Abbiamo iniziato martedì dopo due giorni di pausa, lavorando subito sui movimenti e sullo scivolamento, che è la differenza più grande. Poi abbiamo aggiunto più rotazioni, aperto gli angoli, inserito smorzate e variazioni. Tutto è cresciuto giorno dopo giorno e si è visto in partita».

Un processo alimentato anche dalla fiducia: «Il lavoro fatto dopo Doha e i risultati in California gli hanno dato grande sicurezza. Per questi campioni la fiducia è fondamentale».
Dall’altra parte della rete, Alcaraz riconosce i meriti dell’avversario: «Ho avuto tante opportunità che non ho sfruttato. Nel tie-break del primo set non ho giocato bene, mentre lui è stato incredibile quando contava. Non sono sorpreso, il suo livello su questa superficie sta migliorando molto anno dopo anno. Sta raggiungendo un livello che lo rende pericoloso per tutti. Ha il gioco per vincere ovunque».
E sull'analisi tecnica della finale: «Ha vinto soprattutto da fondo campo, è stato migliore negli scambi. E nei momenti importanti ha servito molto bene, nel tie-break non ha praticamente sbagliato una prima».
Infine, uno sguardo alla stagione sulla terra: «L'obiettivo è giocare tutto il calendario, ma dipenderà dal fisico. Voglio ascoltare il mio corpo e arrivare nelle migliori condizioni a Parigi».