IL COMMENTO
Como-Inter è psicologia pura, Napoli è un rebus da 200 milioni, Milan è un'identità che non c'è
Chivu chiama il sarto per lo scudetto, Conte fa i conti con la rosa, Allegri si complica la vita da solo. La Juventus che passa a Bergamo ha l’innegabile marchio di Luciano Spalletti
Como-Inter è pura psicologia applicata al calcio. Fabregas assiste a un primo tempo fantastico della sua creatura, un errore in marcatura accende Thuram, un altro strafalcione permette al francese di firmare il 2-2. Il Como accusa il colpo, si deprime, Dumfries completa il sorpasso e poi timbra la doppietta rendendo inutile il rigore di Da Cunha. Così Chivu prende tre punti e chiama lo sarto per farsi cucire lo scudetto: il “più 9” è una sentenza.
Il Napoli che frena a Parma è la sintesi della stagione. Non ha senso parlare sempre di infortuni, sono stati spesi talmente tanti di quei soldi che non si capisce per quale motivo molti di quegli acquisti siano finiti in soffitta. Un esempio: Conte aveva chiesto Beukema più di un anno fa, era marzo 2025, lo aveva ottenuto dopo una trattativa estenuante. Ma poi, quando si preferisce Juan Jesus - con tutto il rispetto - è evidente come qualche conto non torni. La stagione del Napoli può essere considerata sufficiente, tuttavia restano diversi punti di domanda in relazione agli investimenti fatti da De Laurentiis.
La Juventus che passa a Bergamo ha l’innegabile marchio di Luciano Spalletti. Nella sofferenza del primo tempo c’è l’eredità abbastanza scomoda di una squadra rilevata in corsa, non modellata da lui e con le conseguenti difficoltà. Compreso il particolare di dover giocare per un tempo senza una punta centrale in grado di far salire la squadra e di aiutarla all’interno di lunghi momenti di asfissia. Ma siccome alla fine conta il raccolto, ha ragione lui che risolve i problemi nella notte sulla carta complicatissima, in modo da passare dal buio quasi pesto alla luce di tre punti pesantissimi. La Juve è un gruppo sintetizzato proprio dalle parole di Boga (“mi hanno salvato la vita e la carriera”) con un eccellente futuro davanti rimarcato dal recente rinnovo di Spalletti per altre due stagioni. Se lo coinvolgeranno nelle scelte, facendolo diventare un manager da abbinare al grande allenatore, si potrà colmare l’ultimo gap, quello di poter lottare davvero per lo scudetto.
Il crollo del Milan è un classico della squadra di Allegri quando si fa primavera e non esiste un’idea chiara sull’organizzazione di gioco. Basterebbe guardare le più recenti tre stagioni alla guida della Juventus, tra febbraio e marzo era già uscito dal giro scudetto e il quarto posto era considerato il massimo obiettivo. Il flop contro l’Udinese Max se l’è un po’ chiamato perché, all’improvviso, ha deciso di passare al 4-3-3 schierando gente fuori ruolo e pensando che il calcio sia un calzino da rivoltare con facilità dalla sera alla mattina. Non è così, infatti ha pagato una tassa pesantissima. La stessa tassa che molto spesso non dipende dal modulo: il Milan non ha un’identità tattica. Aggravante: proporre la rivoluzione contro l’Udinese che è una squadra tecnica, fisica, notoriamente in grado di ribaltare il campo e di colpire. Ora fa anche un po’ sorridere il concetto che “sarebbe un’impresa entrare tra le prime quattro e andare in Champions”. A parte che c’è gente di assoluta qualità, la priorità dovrebbe essere quella di dare un’organizzazione, esprimere un calcio propositivo, non rintanarsi per ripartire. E qui il piatto piange. Il Milan deve stare attento: passare a Verona e non perdere contro la Juventus nei prossimi due giri di carte sono passaggi fondamentali per non mandare tutto in rovina.