ciclismo
Pogacar-Seixas, il fuoriclasse assoluto e il futuro campione: alla Liegi sarà più di un duello
Da una parte il dominatore che vuole il tris consecutivo, dall’altra il ragazzo che ha appena incendiato i Paesi Baschi: sulle Ardenne si prepara un confronto che dice già qualcosa sul presente e forse ancora di più sul futuro
Ci sono incroci che il calendario costruisce con la precisione di un regista. Due settimane dopo l’Inferno del Nord il ciclismo si ritroverà davanti a un’immagine che fino a pochi mesi fa sembrava soprattutto una suggestione: il fuoriclasse Tadej Pogacar contro il fuoriclasse del futuro Paul Seixas sulle strade della Liegi-Bastogne-Liegi, in programma domenica 26 aprile. Non è ancora il passaggio di consegne, non sarebbe serio raccontarlo così. Ma è già qualcosa di molto vicino a un test di gerarchie, di resistenza, di statura competitiva.
Il dato che più colpisce non è solo la presenza dei due uomini più chiacchierati di questa prima parte di stagione. È il modo in cui ci arrivano. Pogacar, reduce dal secondo posto alla Parigi-Roubaix, ha confermato una volta di più la sua capacità di essere protagonista anche dove il suo fisico, almeno in teoria, non dovrebbe garantirgli il ruolo di favorito naturale. Seixas, invece, arriva alla Liegi con l’onda lunga della corsa che lo ha definitivamente spinto fuori dalla categoria delle promesse: al Giro dei Paesi Baschi ha vinto la cronometro inaugurale, ha conquistato anche la tappa regina e ha chiuso la corsa al primo posto della generale, diventando il più giovane vincitore della storia della prova basca.
La Liegi-Bastogne-Liegi è una classica che non perdona improvvisazione, non si vince per inerzia e non si attraversa semplicemente in attesa di eventi. È una corsa che seleziona, restringe, mette a nudo. E proprio per questo il duello ha già un peso specifico enorme.
Pogacar, il campione che non si accontenta mai
Anche quando non vince, Tadej Pogacar finisce per lasciare il segno. Alla Parigi-Roubaix il copione sembrava destinato a trasformarsi nell’ennesima pagina di un confronto epico con i grandi specialisti del Nord. La corsa, però, ha preso una piega diversa: a imporsi è stato Wout van Aert, mentre lo sloveno ha chiuso al secondo posto dopo una giornata tormentata da problemi meccanici, inseguimenti e rilanci continui. Non è un dettaglio irrilevante. In un contesto tradizionalmente ostile per uno scalatore-esplosivo di lusso, Pogacar ha dimostrato di poter restare dentro la corsa più dura e più anarchica del calendario fino all’ultimo.
Il suo secondo posto a Roubaix, per certi versi, rende ancora più minaccioso il suo arrivo in Belgio per la settimana delle Ardenne. Perché la sensazione è che il campione della UAE Team Emirates-XRG non esca affaticato mentalmente da quella sconfitta, ma quasi affamato. Le sue parole dopo il traguardo francese — la promessa di tornare per vincere — raccontano bene l’atteggiamento di un corridore che tende a trasformare ogni episodio in carburante competitivo. E se si sposta il focus dalla pianura del Nord alle salite spezzagambe della Vallonia, il quadro diventa persino più netto: qui Pogacar parte da padrone riconosciuto.
I numeri, del resto, sono schiaccianti. Ad aver firmato le ultime edizioni sono stati Remco Evenepoel nel 2022 e 2023, quindi Pogacar nel 2024 e 2025. In questa primavera 2026, Pogacar ha già offerto un saggio del proprio dominio alle Strade Bianche, vinte per la quarta volta, stavolta davanti proprio a Seixas. Quel risultato non basta da solo a definire la gerarchia per la Liegi, perché le due corse sono molto diverse. Ma segnala una continuità di rendimento quasi spaventosa. Lo sloveno non si limita a presentarsi come favorito: arriva dopo aver già battuto il francese in un confronto diretto ad alto profilo e dopo aver ribadito, anche a Roubaix senza vittoria, di essere competitivo ovunque.
Seixas, da promessa a realtà
Per capire perché il nome di Paul Seixas oggi venga pronunciato accanto a quello di Pogacar con una serietà diversa rispetto a poche settimane fa, bisogna tornare ai sei giorni nei Paesi Baschi. La corsa si presentava già come un esame di notevole difficoltà: sei tappe, terreno mai banale, dislivelli importanti, una tappa regina da 176,2 chilometri e 3.841 metri di ascesa, un finale tutt’altro che interlocutorio. Seixas non si è limitato a gestirla bene: l’ha segnata.
Ha vinto la cronometro d’apertura a Bilbao, rifilando 28 secondi a Primoz Roglic, 51 a Isaac Del Toro e 1’16” a Juan Ayuso. È stato un segnale molto preciso, perché ha mostrato un corridore capace di eccellere non solo sugli sforzi esplosivi in salita, ma anche contro il tempo, cioè in uno degli indicatori più affidabili della completezza di un potenziale uomo da grandi obiettivi. Poi è arrivata la conferma in salita e infine la tenuta psicologica nell’ultima giornata, quando il francese ha dovuto difendere la maglia gialla in condizioni difficili e in relativo isolamento tattico.
Il bilancio finale è pesante: Paul Seixas ha conquistato la classifica generale, ha vinto più di una tappa, ha resistito alla corsa impazzita del giorno conclusivo ed è diventato il primo francese a vincere una corsa a tappe WorldTour da 19 anni. Un dato che aiuta a misurare non soltanto il valore della prestazione individuale, ma anche l’impatto culturale del suo exploit in un movimento che da tempo cercava un volto capace di alimentare aspettative di altissimo profilo.
A 19 anni, del resto, Seixas non è più soltanto il giovane forte. È il corridore che in questa stagione ha già mostrato di saper stare vicino a Pogacar nei giorni che contano. Alle Strade Bianche è arrivato secondo, staccato solo dal campione sloveno, davanti a un altro talento di prima fascia come Isaac Del Toro. Quel piazzamento, sul debutto nella classica toscana, non è stato un episodio estetico: ha certificato che, quando la corsa si impenna sul terreno dell’intensità e della selezione progressiva, il francese non soltanto regge, ma può diventare riferimento.
Una Liegi che parla al presente e al futuro
La Liegi-Bastogne-Liegi del 2026 offrirà al gruppo un tracciato da 259,5 chilometri con i punti chiave tradizionali delle Ardenne e una sequenza di salite che, come sempre, premierà fondo, esplosività e lucidità. Il sito ufficiale della corsa mette in evidenza un finale immerso nelle ascese simboliche della Doyenne e ricorda come le ultime edizioni abbiano incoronato proprio i grandi specialisti delle corse vallonate. Questo è il contesto nel quale il confronto tra Pogacar e Seixas assume contorni così significativi: non sarà un duello casuale, ma su uno dei terreni più esigenti e più nobili del calendario.
Va ricordato, inoltre, che Seixas con la Doyenne ha già un legame particolare. In un’intervista concessa a L’Équipe nell’ottobre 2025, il francese aveva indicato proprio la Liegi-Bastogne-Liegi come la classica che più lo affascinava per il 2026, spiegando che quel tipo di sforzo — salite di tre, sei, sette minuti — è molto vicino alle sue caratteristiche. Nella stessa occasione veniva ricordato che Seixas aveva già vinto la Liegi-Bastogne-Liegi Juniores 2024. È un’informazione che non va caricata di un valore eccessivo, perché tra la categoria junior e il professionismo WorldTour c’è un abisso. Ma è comunque un indizio di familiarità tecnica e mentale con l’architettura della corsa.