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15 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:03
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il caso

L'"esame farsa" di Luis Suarez costa caro: un anno e mezzo all'ex rettrice e ai docenti

Sentenza a Perugia per il caso del calciatore uruguaiano in procinto di passare alla Juventus: colpevoli di falso e rivelazione di segreti. La difesa preannuncia l'appello

15 Aprile 2026, 17:48

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L'"esame farsa" di Luis Suarez costa caro: un anno e mezzo all'ex rettrice e ai docenti

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L’eco dell’estate 2020 torna nelle aule del Tribunale di Perugia, dove si è chiuso il primo atto di una vicenda giudiziaria capace di oltrepassare i confini nazionali e intrecciarsi con il grande calcio. I giudici della prima sezione hanno emesso la condanna per i tre imputati nel procedimento legato al discusso esame di lingua italiana sostenuto dal calciatore sudamericano Luis Suarez presso l’Università per Stranieri del capoluogo umbro. Una prova linguistica che, all’epoca, rappresentò un passaggio imprescindibile per consentire all’attaccante uruguaiano di ottenere la cittadinanza italiana e, di conseguenza, essere tesserato come giocatore “comunitario” in Serie A (era in trattative molto avanzate con la Juventus, i cui vertici furono anche messi sotto inchiesta).

L’inchiesta, che ha posto l’ateneo al centro dell’attenzione mediatica, ha coinvolto tre esponenti di rilievo dell’istituzione: l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, la professoressa Stefania Spina, membro della commissione d’esame, e l’ex direttore generale. Nei loro confronti la Procura aveva contestato tre ipotesi di falso ideologico e la rivelazione di notizie riservate.

Già in fase di indagine, un altro componente della commissione, anch’egli accusato di falso ideologico, aveva scelto di patteggiare, separando la propria posizione da quella degli altri.

Al termine di un dibattimento serrato, nel quale la pubblica accusa ha insistito per l’affermazione di responsabilità su tutti i capi di imputazione, il Tribunale ha in larga parte accolto l’impianto accusatorio, con alcune precisazioni. I tre sono stati riconosciuti colpevoli per due dei tre episodi di falso ideologico e per la rivelazione di segreto, ricevendo una pena di un anno e sei mesi.

Per uno dei capi d’imputazione è stata pronunciata l’assoluzione e, per tutti, è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale.

Sul fronte civile, l’Università per Stranieri, costituitasi parte civile per il danno d’immagine subito, aveva richiesto un risarcimento di un milione di euro. La corte ha riconosciuto il pregiudizio, liquidandolo però in 100 mila euro complessivi a carico dei condannati.

Nonostante l’esito sfavorevole, la difesa intravede aspetti positivi in vista dei successivi gradi di giudizio. “Pur sfociando in una condanna, la decisione segna un ridimensionamento del quadro accusatorio”, ha dichiarato l’avvocato David Brunelli, legale dell’ex rettrice Giuliana Grego Bolli e della professoressa Stefania Spina.

“Il Tribunale ha ridimensionato la vicenda del cosiddetto ‘esame farsa’, ma non nella misura da noi auspicata, non avendo accolto la richiesta di piena assoluzione per la Rettrice Grego e per la professoressa Spina”, ha aggiunto, sottolineando come la forte decurtazione del risarcimentoda un milione a centomila euro – rappresenti un chiaro segnale di attenuazione del quadro dei fatti.

L’attenzione ora si concentra sul deposito delle motivazioni, atteso entro 90 giorni, passaggio cruciale per comprendere l’iter logico-giuridico seguito dalla corte. “Nell’attesa di leggere le motivazioni della sentenza, rimaniamo convinti delle nostre buone ragioni e contiamo di farle valere nel successivo giudizio di appello”, ha concluso l’avvocato Brunelli.