Calcio Serie C
Siracusa, ultima via crucis: due tribunali decidono il futuro e i tifosi chiedono che Ricci vada via
Domani altro snodo cruciale per il futuro del sodalizio aretuseo
Domani sarà un'altra sorta di Via Crucis per il Siracusa. Per buona (non) pace dei tifosi, che vivono ore, giorni, settimane d'ansia per quello che potrà essere il futuro del club aretuseo. Domani infatti, su due tribunali diversi potrebbero venir fuori sentenze pesanti. Da un lato, quello aretuseo dove si discute di una liquidazione giudiziale e dunque la possibilità concreta del fallimento, dall'altro, l'aspetto federale con una nuova possibile penalizzazione per stipendi e contributi non versati nel bimestre gennaio-febbraio, con punti sottratti però a partire dalla prossima stagione. Semmai, di prossima stagione, si dovrebbe parlare.
E le ore trascorse in attesa di notizie sulla sorte del Siracusa calcio si trasformano in un coro sempre più compatto: “Alessandro Ricci non può più essere il presidente”. Tra gruppi organizzati, tifosi storici e spettatori della domenica, il senso è uno solo: la fiducia si è esaurita e la città reclama un cambio di passo immediato.
Chi, fino a pochi giorni fa, sperava ancora in un colpo di scena — una cordata, un fondo pronto a intervenire, le parole stesse che Ricci ha pronunciato nelle ultime comunicazioni — ora ammette lo sconforto. “Non vogliamo speculazioni, vogliamo fatti”. “Abbiamo visto troppe promesse. Se non ci sono garanzie serie, è meglio che se ne vada”.
La proposta della cordata rappresentata da Lino Elicona — che aveva acceso una flebile speranza — sembra aver perso slancio: i tempi di trattativa sono scaduti e il rischio di un iter giudiziario prende quota. Per molti tifosi, la prospettiva della liquidazione giudiziaria, una volta temuta, assume contorni diversi: “Può essere l’unica via per ripulire la situazione e attirare interessi seri”, commentano tifosi storici. “All’asta potrebbero presentarsi imprenditori con voglia e capitale reale, non promesse al vento”.
L’umore sulle gradinate è fatto di stanchezza e determinazione. I gruppi organizzati hanno già espresso ufficialmente la loro presa di posizione dal vertice attuale, mentre altri collettivi e associazioni di tifosi hanno chiesto un’assemblea pubblica per discutere le prossime mosse. “Non vogliamo la distruzione del club, vogliamo una rinascita”. “E per rinascere serve chiarezza, conti in ordine e un progetto credibile”.
Nel frattempo, la città osserva: commercianti, ex giocatori e semplici appassionati seguono a vista ogni aggiornamento, sperando che la fase di incertezza non si traduca in un danno irreversibile per la squadra. “Il problema non è solo il presidente — è il sistema che ha permesso che si arrivasse a questo punto”, osserva un ex dirigente locale. “Serve un cambiamento culturale, oltre che economico”.
Tra i tifosi prende piede anche una richiesta politica e istituzionale: maggiore trasparenza nelle trattative, coinvolgimento delle istituzioni locali per favorire la ricerca di acquirenti seri e garanzie sulla continuità sportiva. “Non chiediamo favori, chiediamo regole chiare”, dice un rappresentante dei sostenitori. “Se ci sarà un’asta, che sia aperta e trasparente. Se ci saranno nuovi investitori, che dimostrino un progetto sostenibile”.
Ma l’attesa, spesso, sfocia nell’emotività. Allo stadio si respira la paura della perdita, la rabbia per le promesse non mantenute e la speranza che la crisi diventi opportunità. “Siamo pronti a ricominciare da zero, ma non accetteremo speculatori”, urla un gruppo di tifosi, mentre altri scandiscono il nome della città come monito: “Siracusa prima di tutto”.
E a proposito di "Siracusa, prima di tutto", i sostenitori chiamano a raccolta tutti i tifosi: "Domenica sera, per il congedo contro la Cavese, vogliamo lo stadio pieno. Questa squadra e questo allenatore, meritano di essere salutati come è giusto che sia".