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18 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:00
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L’Inghilterra spazza via l'Italia: la Premier chiude le porte d'Europa a Bologna e Fiorentina

Svaniscono i sogni continentali. Sotto i colpi di Watkins e Sarr, le nostre squadre scoprono il peso capitale dei propri errori.

16 Aprile 2026, 23:22

23:30

L’Inghilterra spazza via l'Italia: la Premier chiude le porte d'Europa a Bologna e Fiorentina

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C’è un istante preciso, nelle notti di coppa, in cui si misura la distanza tra la semplice partecipazione europea e la piena maturità internazionale. Per il calcio italiano, quel confine si è materializzato in un giovedì nerissimo: Bologna e Fiorentina sono state eliminate ai quarti di Europa e Conference League da due avversarie inglesi, Aston Villa e Crystal Palace, che hanno dettato legge soprattutto nella gestione dei frangenti decisivi.

A Birmingham, il sogno del Bologna di Vincenzo Italiano si è frantumato contro un Aston Villa implacabile, capace di azzannare il ritorno fin dai primi minuti. Dopo il 3-1 incassato al Dall’Ara, i rossoblù puntavano a tenere viva la contesa e a trascinarla sul terreno dell’ansia, ma sono stati travolti da ritmo, pressione e qualità avversaria. In meno di quaranta minuti è calato il sipario: al 16’ il vantaggio di Watkins (centesimo gol con il club), al 26’ il raddoppio di Buendía, al 39’ il tris di Rogers.

L’illusione di una possibile svolta è durata lo spazio di un rigore: al 25’ Ravaglia ha neutralizzato il tiro dagli undici metri di Rogers, episodio che non ha però scalfito la supremazia verticale dei Villans. Nella ripresa il 4-0 di Konsa ha certificato un 7-1 complessivo che non ammette repliche.

Il dato più doloroso, in controluce: possesso palla superiore (54,4%) e 13 conclusioni contro 11 non hanno significato nulla senza cinismo e solidità nelle due fasi. Se la caduta del Bologna ha assunto i contorni del tracollo, quella della Fiorentina si è consumata nel territorio dei rimpianti. Il 2-1 del Franchi sul Crystal Palace è un successo d’orgoglio che non cancella lo 0-3 di Londra. La partita si è indirizzata presto nel solco del pragmatismo britannico: al 17’, una ripartenza scolpita da Muñoz e finalizzata da Sarr ha portato il complessivo sullo 0-4, imponendo alla squadra di Vanoli un’impresa ai limiti del miracoloso.

Non è stato il gioco espresso nei novanta minuti a fare la differenza — la Viola ha comandato con il 66,8% di possesso e 15 tiri contro 9 — bensì la maturità nella gestione della doppia sfida. I londinesi di Glasner hanno saputo soffrire dopo il rigore dell’1-1 di Gudmundsson al 30’ e il 2-1 di Ndour nella ripresa, amministrando con lucidità senza mai perdere di vista l’obiettivo. L’assenza, per problemi fisici, di un finalizzatore diretto come Moise Kean ha ridotto drasticamente la capacità dei toscani di tradurre il predominio territoriale in una rimonta concreta. Il bilancio della serata è severo ma istruttivo in chiave futura. Il Bologna torna con la consapevolezza che le amnesie difensive, in Europa, sono una condanna senza appello; la Fiorentina si aggrappa a una prova di carattere utile soprattutto a ricaricare energie in vista della cruciale corsa salvezza in Serie A contro il Lecce. Resta la lezione dei numeri: nell’Europa che conta, l’orgoglio non basta. Occorre governare i dettagli prima che si trasformino in sentenze.