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pallacanestro

Addio a Oscar Schmidt, la "Mano Santa" che ha cambiato il basket italiano

Aveva 68 anni, è nella Hall of Fame della NBA pur non avendo mai giocato negli Usa

17 Aprile 2026, 23:48

23:50

Addio a Oscar Schmidt, la "Mano Santa" che ha cambiato il basket italiano

Nessun cestista straniero ha marcato così profondamente la pallacanestro italiana come Oscar Schmidt. Negli anni Ottanta la Serie A fu il palcoscenico dei suoi exploit: una cascata di punti ogni domenica.

In patria lo avevano ribattezzato “Mano Santa”, e con quel soprannome percorse i parquet di mezzo mondo. Oggi il Brasile lo piange, così come Caserta, sua città d’adozione, di cui fu bandiera in campo e, in seguito, cittadino onorario.

La leggenda del basket è scomparsa in ospedale a Santana de Parnaíba, nello Stato di San Paolo. Aveva 68 anni e combatteva da tempo con un tumore al cervello; l’ultimo ricovero non è stato sufficiente.

A 21 anni il primo grande acuto: con il Sirio alzò la Coppa Intercontinentale, superando le big europee.

Un lampo rimasto impresso anche a Bogdan “Boscia” Tanjevic, che lo volle alla Juvecaserta appena arrivato in panchina. Schmidt ripagò oltre ogni attesa: a suon di canestri divenne il miglior realizzatore di sempre del campionato con 13.957 punti.

Fu poi superato da Antonello Riva, ma il suo primato tra i giocatori stranieri resta intatto. In Campania sfiorò più volte traguardi clamorosi: due finali scudetto, una di Coppa Korac e una, storica, di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid di Dražen Petrović.

I tifosi bianconeri festeggiarono una Coppa Italia e, l’anno successivo alla sua partenza, il primo e unico scudetto della storia del club. Un titolo non suo, ma costruito anche grazie al solco da lui tracciato: la sua iconica maglia numero 18 è da tempo ritirata.

Con la nazionale brasiliana il suo lascito è persino più ampio: tre titoli sudamericani, un oro ai Panamericani e il bronzo ai Mondiali del 1978, oltre a cinque partecipazioni olimpiche.

Ai Giochi resta inarrivabile: nessuno ha segnato più di lui né nel totale (1.093 punti), né in una singola gara. Solo Luka Dončić si è avvicinato di recente, ma i 55 punti a Seul rifilati alla Spagna resistono ancora, almeno fino a Los Angeles.

Il suo nome è scolpito negli annali, custodito nella Hall of Fame FIBA e in quella della NBA, pur senza aver mai giocato negli Stati Uniti.

«Oscar non è stato soltanto un campione straordinario: è stato emozione pura, passione travolgente, talento infinito – ha scritto la Juvecaserta nel suo comunicato –. Con i suoi tiri impossibili, il suo carisma e il suo amore sconfinato per questo sport, ha fatto sognare generazioni di tifosi, lasciando un segno indelebile a Caserta ed ovunque abbia giocato. Chi ha avuto la fortuna di vederlo indossare i nostri colori sa che non era semplicemente un atleta, ma un simbolo, un’ispirazione, un pezzo di cuore bianconero che continuerà a vivere nei ricordi di tutti noi».