serie A
Champions lontana, tensioni vicinissime: Roma sull'orlo di una crisi di nervi
Con l'Atalanta è solo 1 - 1: Gasperini le tenta tutte in campo chiudendo a due punte e inserendo Vaz. Il caso Ranieri esplode nel momento chiave della stagione, in cui le polemiche oscurano il gioco
All’Olimpico si consumano due partite. La prima, visibile, è fatta di scatti, supremazia territoriale e una saracinesca alzata dai riflessi di Carnesecchi. La seconda, più silenziosa e per questo assordante, si gioca sugli spalti, nelle retrovie, dentro le pieghe di una settimana avvelenata.
L’1-1 tra Roma e Atalanta resta ormai soltanto la cornice sportiva di un quadro societario dai tratti cupi, in cui la rincorsa alla Champions League – con la Juventus di Spalletti pronta ad allungare a +5 in caso di vittoria – rischia di scivolare in secondo piano davanti a una frattura interna profonda e ai veleni degli ultimi giorni.
Il vero dramma si legge negli sguardi, nelle presenze e nelle omissioni. Dopo giorni di pesante e discussa assenza da Trigoria, la figura di Claudio Ranieri, Senior Advisor del club, è riapparsa in tribuna accanto al direttore sportivo Ricky Massara.
Una presenza, tuttavia, quasi spettrale: la regia dello stadio, con un’accuratezza chirurgica degna della migliore tattica politica, ha evitato di mostrarne il volto sui maxischermi. L’Olimpico, però, avverte tutto.
La risposta del pubblico è stata una indifferenza raggelante, una presa di posizione netta sulla vera querelle della stagione: lo scontro aperto tra Ranieri e il tecnico Gian Piero Gasperini.
La Curva Sud ha emesso una sentenza senza giri di parole, esponendo a inizio gara un manifesto che suona come monito e ultimatum: «A prescindere dal ruolo, siamo tutti obbligati a garantire romanismo». Un chiaro scudo a difesa dell’allenatore.
Mentre in campo Gasperini si sbraccia e prova di tutto, chiudendo il match con due punte di ruolo – e l’ingresso di Vaz – per scardinare la resistenza orobica, nei corridoi del potere si tenta di disinnescare la bomba.
Ci ha provato Ricky Massara, nel ruolo di equilibratore, a ridurre la faida a semplice «dialettica» che esiste in ogni club, parlando di confronti quotidiani finalizzati esclusivamente «alla crescita della squadra e al miglioramento dell’organico». Parole che suonano però come un tentativo fragile di gettare acqua su un incendio ormai dilagante.
I fischi finali piovuti sul campo non puniscono soltanto un pari figlio della malasorte, del clamoroso tap-in fallito da Malen o della traversa colpita da Hermoso. Sono l’eco di una frustrazione più ampia.
I giallorossi si scoprono ostaggio non solo dei riflessi di Carnesecchi o di qualche disattenzione difensiva, ma soprattutto delle proprie lacerazioni dirigenziali.
Il futuro resta da decifrare: l’obiettivo Champions non dipende più soltanto dalle dinamiche di gioco, e restituire serenità a un ambiente dilaniato dalle lotte di potere appare oggi l’impresa più ardua.