English Version Translated by Ai
19 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:32
×

L'IMPRESA

Bellandi leggendaria: olimpionica, mondiale, europea. Il judo italiano non aveva mai visto niente di simile

Dalla finale vinta contro Emma Reid al sigillo che mancava a una carriera già enorme: il trionfo della campionessa azzurra racconta molto più di una medaglia

19 Aprile 2026, 16:52

17:00

Alice Bellandi, il judo italiano entra in una nuova dimensione: oro europeo a Tbilisi e Tripla Corona completata

Seguici su

Sul tatami di Tbilisi, dentro un palazzetto che conosce il judo come una lingua madre, Alice Bellandi non cerca il gesto teatrale: cerca quello giusto. E lo trova nel finale, contro Emma Reid, piazzando il waza-ari che vale l’oro nei -78 kg e, soprattutto, spalanca una porta che nello sport italiano nessuna aveva ancora attraversato così: oro olimpico, oro mondiale, oro europeo nello stesso ciclo. È la Tripla Corona, ed è il modo più netto per dire che l’azzurra non è soltanto la migliore del momento: è diventata un riferimento storico del judo italiano.

La vittoria di oggi agli Europei di judo non chiude soltanto un cerchio. Ne apre un altro, più ambizioso e più ampio, perché restituisce la misura di una leadership costruita tappa dopo tappa: l’oro ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, il titolo mondiale a Budapest nel 2025, adesso il trionfo continentale in Georgia. Nello stesso giorno, l’Italia ha festeggiato anche il successo di Gennaro Pirelli nei -100 kg, arrivato al golden score contro l’olandese Simeon Catharina grazie al terzo shido inflitto all’avversario, e il bronzo di Asya Tavano nei +78 kg. Il bilancio azzurro nell’individuale sale così a quattro medaglie, considerando anche il bronzo conquistato da Odette Giuffrida nella giornata inaugurale.

Il colpo che completa l’opera

Ci sono vittorie che contano per il metallo, e altre che cambiano la prospettiva con cui si guarda un’atleta. Quella di Bellandi appartiene alla seconda categoria. Non solo perché batte una rivale credibile e in crescita come Reid, britannica solida e pericolosa, già capace di vincere nel circuito internazionale, ma perché l’azzurra arriva a questo appuntamento con il peso specifico di chi da mesi convive con il ruolo della favorita. E lo onora.

Nella categoria dei -78 kg, oggi, il nome di Alice Bellandi non è semplicemente uno dei più forti: è il nome con cui tutte devono misurarsi. A Parigi 2024 aveva conquistato l’oro olimpico battendo in finale l’israeliana Inbar Lanir, dopo un percorso in cui aveva superato, tra le altre, Mayra Aguiar, Yelizaveta Lytvynenko e Patricia Sampaio. Meno di un anno più tardi, a Budapest, era tornata in gara dopo la pausa post-olimpica e si era presa anche il titolo mondiale, superando in finale la tedesca Anna Monta Olek dopo oltre sei minuti di golden score. A Tbilisi, infine, ha aggiunto il tassello mancante, quello europeo.

È questo il dato che rende il successo georgiano qualcosa di più di un ennesimo podio. La Tripla Corona nello stesso ciclo olimpico significa continuità, adattamento, resistenza alla pressione, capacità di presentarsi da favorita e restarlo fino all’ultimo secondo. Nel judo, dove un dettaglio tecnico o una sanzione possono riscrivere una giornata, non è un risultato che si spiega con la sola superiorità fisica. Richiede completezza. Richiede lucidità. Richiede, soprattutto, identità.

Da Brescia al vertice del mondo

Bellandi, nata il 28 novembre 1998, bresciana, oggi 27enne, è cresciuta fino a trasformarsi in una campionessa che unisce struttura, sensibilità tecnica e una feroce intelligenza competitiva. Nelle fonti ufficiali del mondo judo e del CONI viene raccontata come atleta capace di cambiare passo dentro il combattimento, ma anche come figura emersa attraverso un percorso non lineare, fatto di maturazione e consapevolezza più che di semplice precocità. L’appartenenza alle Fiamme Gialle, ricordata anche dalla International Judo Federation, è parte di questa crescita: contesto, supporto, qualità del lavoro quotidiano.

Non è irrilevante ricordare che il suo oro olimpico a Parigi, arrivato il 1° agosto 2024, aveva riportato l’Italia sul gradino più alto del podio nel judo femminile a 16 anni di distanza dal successo di Giulia Quintavalle a Pechino 2008. Quella medaglia aveva già un valore enorme. Ma il titolo mondiale conquistato a Budapest il 18 giugno 2025, al rientro ufficiale sulla scena internazionale dopo l’Olimpiade, aveva spostato il giudizio dalla dimensione dell’impresa a quella del dominio. L’oro europeo di Tbilisi, in questo senso, certifica che non si è trattato di un picco isolato: è la forma piena di una superiorità costruita nel tempo.

Una finale da campionessa vera

Il racconto della finale con Emma Reid non sta soltanto nel punteggio, ma nel modo in cui Bellandi ha gestito il momento. La britannica arrivava da una stagione di crescita e da risultati importanti nel circuito, abbastanza per immaginare un incontro scomodo, sporco, da amministrare con pazienza prima ancora che con brillantezza. È esattamente ciò che è successo: l’azzurra ha aspettato, letto, scelto il tempo giusto, poi ha colpito nel finale con il waza-ari che ha chiuso il discorso. Più che una fiammata, una sentenza tecnica.

Ed è qui che si capisce la distanza tra una grande atleta e una campionessa totale. Bellandi non ha bisogno di vincere sempre nello stesso modo per restare al vertice. A volte impone ritmo e presenza, a volte si muove dentro combattimenti lunghi e tattici, a volte si affida a un dettaglio colto meglio delle altre. A Budapest aveva mostrato la capacità di resistere oltre i tempi regolamentari; a Parigi la durezza mentale necessaria per reggere una finale olimpica; a Tbilisi ha mostrato la padronanza di chi sa che l’occasione giusta, prima o poi, arriva. E quando arriva, non va sprecata.

La dimensione storica del trionfo

Il termine “Tripla Corona” può sembrare giornalistico, quasi letterario. In realtà descrive con precisione la portata del risultato. Vincere Europei, Mondiali e Olimpiadi nello stesso ciclo è un’operazione rarissima per qualunque atleta, ancora di più in uno sport globale e profondissimo come il judo. Nel caso di Bellandi, il dato assume una valenza ulteriore: secondo le ricostruzioni riportate dalle fonti italiane, si tratta di un’impresa senza precedenti per un’atleta italiana del judo.

C’è anche un altro aspetto che merita attenzione. L’oro europeo arriva nel 2026, cioè all’inizio del nuovo quadriennio verso Los Angeles 2028, ma sulle spalle di un’eredità già fortissima. In molti casi la stagione successiva a un oro olimpico è quella più complessa: cambiano aspettative, motivazioni, assetto mentale, calendario. Bellandi, invece, ha trasformato questo passaggio in un consolidamento. Non si è limitata a difendere il suo status: lo ha allargato.

Non solo Bellandi: l’oro pesantissimo di Pirelli

Se la scena principale appartiene a Bellandi, la giornata italiana a Tbilisi è stata impreziosita anche dal titolo di Gennaro Pirelli nei -100 kg. Il judoka napoletano, nato il 21 agosto 2000, ha conquistato il suo oro europeo superando l’olandese Simeon Catharina al golden score: niente gesto spettacolare, ma pressione costante, lotta di posizione, tenuta nervosa fino alla terza sanzione decisiva. È un successo che pesa perché arriva dopo una progressione costante: bronzo europeo a Zagabria 2024, altro bronzo a Podgorica 2025, ora il salto sul gradino più alto.

Per il judo maschile azzurro è un segnale forte. Pirelli non è più soltanto un atleta da podio: è diventato un uomo da titolo. E il fatto che il suo oro sia maturato in una finale lunga, spigolosa, da leggere con disciplina tattica, racconta una maturazione che va oltre il singolo episodio. Anche lui, come Bellandi, ha vinto da adulto sportivo, non semplicemente da talento.

Il bronzo di Tavano e una squadra che cresce

Nell’ultima giornata dedicata alle categorie pesanti è arrivato anche il bronzo di Asya Tavano nei +78 kg, ottenuto contro l’estone Kaila Aktas al golden score, secondo quanto riportato dalla cronaca italiana. Per l’azzurra è una conferma di affidabilità internazionale, dopo i podi già raccolti a livello europeo e i segnali recenti arrivati anche dal circuito. La sensazione, guardando la spedizione italiana, è che non si sia trattato della somma casuale di buoni risultati, ma dell’espressione di una profondità tecnica ormai stabile.

Il dato finale delle quattro medaglie individuali — i due ori di Bellandi e Pirelli, i bronzi di Tavano e Giuffrida — va letto proprio così. Da una parte c’è la fuoriclasse che detta il livello, dall’altra una squadra che continua a produrre presenza, peso specifico, continuità. Odette Giuffrida, per esempio, aveva aperto la rassegna con un bronzo nei -52 kg, il quinto podio europeo senior della sua carriera secondo il CONI. La veterana resta un punto fermo; alle sue spalle, o accanto a lei, si muove una generazione ormai matura.