English Version Translated by Ai
23 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:20
×

il caso

L'assist di Donald Trump: pressioni sulla FIFA per avere l'Italia al Mondiale al posto dell'Iran

Il Financial Times svela il piano della Casa Bianca (con la mediazione di Paolo Zampolli): ripescare gli Azzurri per ricucire lo strappo diplomatico tra il tycoon e Giorgia Meloni dopo la crisi sui caccia in Sicilia

22 Aprile 2026, 23:47

23 Aprile 2026, 00:22

L'assist di Donald Trump: pressione sulla Fifa per avere l'Italia al Mondiale al posto dell'Iran

Seguici su

L’intreccio geopolitico e calcistico dell’anno corre sull’asse Washington-Roma-Teheran, con la FIFA nel ruolo di arbitro.

Un’audace iniziativa di diplomazia sportiva, promossa dall’amministrazione di Donald Trump, mira infatti a ripescare l’Italia per la prossima Coppa del Mondo, organizzata da Stati Uniti, Messico e Canada, estromettendo clamorosamente l’Iran.

Una mossa in cui si sovrappongono la passione per il pallone, le recenti tensioni in Medio Oriente e il delicato gioco delle alleanze atlantiche. Come i tifosi ben ricordano, l’Italia ha mancato la qualificazione sul campo, inciampando nella dolorosa sconfitta agli spareggi contro la Bosnia ed Erzegovina. Un tracollo storico — terza assenza consecutiva alla rassegna iridata — che ha innescato una tempesta politica e portato alle dimissioni del presidente della FIGC.

Dietro le quinte, però, c’è chi tenta di ribaltare il verdetto sfruttando le pieghe della diplomazia internazionale. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’inviato speciale degli Stati Uniti Paolo Zampolli ha confermato di aver sottoposto la proposta direttamente al presidente Trump e al numero uno della FIFA, Gianni Infantino.

Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino che l’Italia sostituisca l’Iran ai Mondiali”, ha dichiarato testualmente Zampolli al Financial Times. “Sono italiano di nascita e sarebbe un sogno vedere gli Azzurri a un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il pedigree per giustificare la loro inclusione”.

Del resto, l’Italia occupa attualmente il 12º posto nel ranking FIFA, risultando la nazionale meglio piazzata tra le escluse.

Dietro il paravento sportivo si intravede però una manovra diplomatica più ampia, volta a ricomporre il profondo strappo tra Trump e la premier Giorgia Meloni. Rapporti un tempo cordiali si sono raffreddati dopo gli attacchi del tycoon a Papa Leone XIV per le sue posizioni sulla guerra in Iran. Meloni, pressata da un’opinione pubblica contraria a un conflitto che sta facendo lievitare i prezzi di carburanti e generi alimentari, ha definito quell’affondo “inaccettabile”.

A peggiorare la crisi è arrivato il secco no di Roma all’uso di una base militare in Sicilia per il rifornimento dei caccia statunitensi diretti a bombardare Teheran. Trump si è detto “scioccato”: “Pensavo avesse coraggio, ma mi sbagliavo”, ha tuonato.

In questo quadro incandescente, la palla passa alla FIFA. Il regolamento riconosce all’organo di governo “piena discrezione” nel sostituire una federazione in caso di ritiro, un potere già esercitato di recente per il Mondiale per club.

A marzo Teheran aveva ipotizzato di non partecipare per ragioni di sicurezza, dopo gli attacchi di Usa e Israele che ne hanno decimato i vertici. Oggi, tuttavia, l’Iran si dice pronto a scendere in campo.

Dal canto suo, Infantino prova a disinnescare la miccia diplomatica garantendo che la selezione asiatica “verrà, di sicuro” e auspicando un clima pacifico.