Attualità
Due amici, due biciclette e un sogno che profuma di avventura
Lo Bue e Celotto sono partiti da Pozzallo per animare una straordinaria impresa lungo le strade della Tunisia
Due amici, due biciclette e un sogno che profuma di avventura. Potrebbe sembrare l’inizio di un film, e invece è la storia vera — intensa, sorprendente, profondamente umana — di Pietro Angelo Lo Bue e Michele Celotto, due appassionati della “due ruote” che hanno deciso di spingersi oltre i confini della provincia di Ragusa per vivere un’esperienza che li avrebbe cambiati.
A raccontare questa straordinaria impresa è il giornalista pozzallese Calogero Castaldo, che ha raccolto emozioni, dettagli e sensazioni di un viaggio che non è stato solo sport, ma incontro, scoperta, meraviglia.
Lo Bue, palermitano d’origine ma ormai pozzallese d’adozione, e Celotto sono partiti da Pozzallo alla volta di Palermo, dove hanno imbarcato le loro biciclette su un traghetto diretto in Tunisia. Una scelta coraggiosa, quasi romantica: pedalare in una terra affascinante, ricca di storia, di contrasti, di colori che restano negli occhi.
Il loro itinerario tunisino è iniziato da Tunisi, per poi scendere verso sud attraversando Hamman Zriba, Hammamet, Sousse, Mahdia, El Jem, Cartagine e La Marsa, fino a chiudere il cerchio tornando nella capitale. Strade sterrate, villaggi sospesi nel tempo, incontri casuali che diventano ricordi indelebili: tutto ha contribuito a rendere questo viaggio un mosaico di emozioni.
L’obiettivo dichiarato era ambizioso: raggiungere la sabbia del deserto al confine con l’Algeria, toccare con mano quella distesa dorata che da sempre popola l’immaginario dei viaggiatori. Un sogno sfiorato ma non realizzato, per la brevità del viaggio e per alcune vicissitudini che hanno rallentato il percorso. Ma, come spesso accade, ciò che non era previsto si è rivelato ancora più prezioso.
Perché la Tunisia li ha accolti con una gentilezza che li ha spiazzati. A Hamman Zriba, qualcuno ha offerto loro un tetto per la notte, preferendolo alla tenda che avevano portato con sé. In altre città, mani generose hanno donato frutta e viveri. I venditori di ortaggi li hanno salutati con sorrisi sinceri. E poi gli incontri inattesi: i lampedusani a Monastir, un nuovo amico — Massimo Visentin — conosciuto a Hammamet e subito diventato compagno di una breve pedalata.
E naturalmente i monumenti: l’anfiteatro romano di El Jem, imponente e sorprendente come un Colosseo africano; le rovine di Cartagine; i vicoli che profumano di spezie e storia.
«La cordialità e la gentilezza della popolazione tunisina ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso», racconta Lo Bue. «L’ospitalità degli abitanti è forse il ricordo più bello che portiamo con noi. Tra mura di pietra e vicoli tortuosi, ci si immerge in una cultura millenaria fatta di suoni, colori e profumi che restano nel cuore. Torneremo sicuramente: la Tunisia è stupenda».
Un viaggio che doveva essere una sfida sportiva si è trasformato in un’esperienza dell’anima. Un racconto che, grazie alla voce di Calogero Castaldo, diventa testimonianza di quanto il mondo sappia ancora sorprendere quando lo si attraversa con lentezza, curiosità e cuore aperto.