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28 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:27
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Il ciclone giudiziario

Caso Rocchi, l’inchiesta che agita la procura di Milano: i vuoti dell’accusa e le anomalie nel fascicolo

Nell'indagine che coinvolge Gianluca Rocchi ci sono molti interrogativi: come mai il beneficiario (l'Inter) della frode non è indagato? E come si è riusciti a intercettare senza il reato associativo?

28 Aprile 2026, 10:21

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Il presunto beneficiario della frode che vede protagonista l'ex arbitro internazionale Gianluca Rotti, allo stato degli atti noti, non è indagato. E non lo sono neppure i suoi tesserati. Il beneficiario è l'Inter, naturalmente. Un'anomalia che pare stia dividendo i pm milanesi, ma che rischia di diventare un autogol giudiziario. Il fascicolo aperto dalla Procura di Milano dopo un pesante esposto lascia molti interrogativi aperti. 

Cominciamo dal principio. Il nome chiave dell'inchiesta è quello di Gianluca Rocchi, ex arbitro internazionale e designatore della CAN A e B, che il 25 aprile 2026 ha scelto di autosospendersi con effetto immediato dal proprio incarico. La stessa decisione è stata assunta anche da Andrea Gervasoni, componente della commissione arbitrale. L’ufficialità è arrivata con un comunicato del Comitato Nazionale AIA, nel quale l’associazione ha reso noto che Rocchi ha motivato la sua scelta con l’esigenza di consentire al gruppo arbitrale di lavorare “nella massima serenità” durante lo sviluppo della vicenda giudiziaria.

 l’Inter non risulta coinvolta come soggetto indagato

L’Inter è finito subito al centro della scena, ma dalle fonti aperte e riscontrate non risultano indagati tra i tesserati o i dirigenti del club nerazzurro, e la stessa società, almeno allo stato, viene tenuta fuori dal perimetro del ciclone giudiziario. In altre parole, l’Inter compare nelle ricostruzioni investigative come possibile destinataria di presunti favoritismi, non come parte attiva contestata dall’autorità giudiziaria. Un'ipotesi giudiziaria c'è: sarebbe un beneficiario inconsapevole. 

Ma se così sarebbe resta da chiarire in che modo la presunta frode sportiva sarebbe stata strutturata e  con chi sarebbe stata realizzata. E a questo punto a vantaggio di chi? Una domanda tutt’altro che secondaria sul piano giuridico.

Le partite finite sotto la lente

Le ipotesi investigative attribuite al pubblico ministero Maurizio Ascione si sviluppano su più fronti. Il primo e più noto riguarda Udinese-Parma del 1° marzo 2025, partita nella quale gli inquirenti sospettano un’interferenza impropria nella sala VAR di Lissone. È l’episodio che, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe dato impulso decisivo al fascicolo, con acquisizioni di audio e video della sala operativa.

A questo filone si affiancano poi i sospetti sulle designazioni arbitrali di alcune gare ritenute sensibili. Fra queste vengono citate Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e la semifinale di ritorno di Coppa Italia Milan-Inter del 23 aprile 2025. Secondo l’ipotesi accusatoria riportata dalle fonti consultate, Rocchi avrebbe scelto o orientato designazioni ritenute “gradite” all’Inter, oppure avrebbe lavorato per evitare che il club incrociasse in partite successive l’arbitro Daniele Doveri, considerato dagli inquirenti “poco gradito” ai nerazzurri.

Il punto, però, è che neppure gli arbitri indicati nelle carte risultano coinvolti, almeno per quanto emerso finora. Un'altra anomalia. 

Gli indagati noti e quelli ancora da identificare

Ad oggi, secondo quanto riferito da ANSA, gli indagati noti sono cinque: Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni per ipotesi di concorso in frode sportiva, gli addetti al VAR Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca, oltre a Daniele Paterna, quest’ultimo indagato per false informazioni al pm. La stessa ANSA segnala però che gli iscritti nel registro sarebbero più numerosi, anche perché alcune contestazioni sono formulate “in concorso con più persone”, alcune delle quali ancora da identificare. Quindi ignoti. L'inchiesta dunque è destinata ad allargarsi. 

Come si è proceduto a intercettare?

Un altro interrogativo che si muove fra gli addetti ai lavori è come la procura di Milano abbia potuto farsi autorizzare delle attività di captazione di intercettazione senza aver formulato un'accusa di associazione a delinquere? La frode sportiva non è un reato su cui si possono mettere microspie. Altro interrogativo aperto, quindi. 

Ma su questo caso poi è strana la distanza fra la giustizia ordinaria e quella sportiva. La Procura federale FIGC, guidata da Giuseppe Chinè, ha infatti chiesto gli atti alla Procura di Milano il 25 aprile 2026, ma secondo fonti federali citate da ANSA l’esposto relativo esclusivamente a Udinese-Parma era già stato archiviato in sede sportiva, con la condivisione della Procura Generale dello Sport presso il CONI.

È il cortocircuito che rende questa storia ancora più delicata.