English Version Translated by Ai
28 aprile 2026 - Aggiornato alle 22:52
×

arbitri

Zappi, l'inibizione per 13 mesi è definitiva: l'AIA perde il suo presidente

Chiuso l'iter giudiziario sul controverso "rimpasto" tecnico del 2025. Le pressioni indebite sui vertici di CAN C e D (caldeggiava Orsato e Braschi) si traducono in una squalifica esemplare

28 Aprile 2026, 19:34

19:40

Zappi, l'inibizione per 13 mesi è definitiva: l'AIA perde il suo presidente

Seguici su

Fischio finale sulla vicenda giudiziaria di Antonio Zappi. Il Collegio di Garanzia dello Sport a Sezioni Unite ha respinto il ricorso del presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, rendendo definitiva l’inibizione di 13 mesi.

Un colpo durissimo che chiude l’iter della giustizia sportiva, lascia un segno profondo ai vertici dell’arbitraggio italiano e scuote le fondamenta di un sistema istituzionale oggi di fatto decapitato. Il massimo organo giurisdizionale del CONI non solo ha rigettato integralmente le censure mosse da Zappi contro FIGC, Corte Federale d’Appello e Procura Federale, ma lo ha anche condannato al versamento di 2.000 euro per le spese di giudizio.

All’origine di questo terremoto politico-sportivo vi è un “rimpasto” dei vertici tecnici concepito nei giorni febbrili che precedettero il Comitato Nazionale AIA del 4 luglio 2025. Secondo la Procura Federale, il cui impianto accusatorio è sfociato nel deferimento del 15 dicembre 2025, Zappi avrebbe esercitato indebite pressioni su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, allora responsabili rispettivamente della CAN C e della CAN D, per indurli a dimettersi anticipatamente.

L’obiettivo, tanto chiaro quanto spregiudicato, era aprire la strada alle nomine di Daniele Orsato per la CAN C e di Stefano Braschi per la CAN D. Una manovra che è valsa al presidente la contestazione della violazione dei principi di lealtà, correttezza e probità sportiva previsti dall’articolo 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva.

La rapidità e la fermezza con cui la giustizia federale ha trattato il caso in ogni sua fase lasciano scarso margine a letture alternative. I tre gradi di giudizio hanno delineato un quadro univoco: le dimissioni dei dirigenti uscenti non furono libere né spontanee.

Particolarmente significativo, per l’accusa, il dossier su Pizzi: il testo delle sue dimissioni sarebbe stato “rielaborato” in un confronto diretto con Zappi, nel tentativo di confezionare un’uscita che apparisse volontaria e celasse il reale indirizzo verticistico. A rafforzare tale ricostruzione ha contribuito anche la condotta di Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale AIA, sanzionato con due mesi di inibizione e accusato di aver modificato il verbale della decisiva seduta di luglio per attenuare le forzature della presidenza.

L’impianto sanzionatorio ha retto in ogni sede. Dopo la decisione del Tribunale Federale Nazionale del 12 gennaio 2026, la Corte Federale d’Appello aveva confermato integralmente la pena il 19 febbraio. Zappi, strenuo difensore della legittimità del proprio operato — a suo dire condotto nell’esclusivo interesse dell’Associazione — aveva portato il contenzioso al CONI nella speranza di ribaltare l’esito. Il verdetto del 28 aprile ha però spazzato via le residue aspettative, sancendo che i “metodi” utilizzati hanno oltrepassato gravemente le regole associative.

Malgrado in questi mesi il Comitato Nazionale abbia provato a fare quadrato attorno al proprio leader, ostentando continuità gestionale, l’AIA si ritrova oggi davanti a una profonda crisi istituzionale. In attesa delle motivazioni complete — decisive per chiarire i profili giuridici su cui il Collegio di Garanzia ha ritenuto infondato il ricorso — una certezza rimane: la credibilità, interna e pubblica, dell’Associazione esce pesantemente compromessa da una manovra che ha finito per travolgere il suo stesso artefice.