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PSG - Bayern: spettacolo pirotecnico o disastro difensivo? Il 5-4 che divide l'Europa
Al Parco dei Principi va in scena una semifinale indimenticabile. Per i neutrali è la partita del decennio grazie alle magie di Kvara e compagni, ma per i puristi della tattica le due difese sono state un vero e proprio incubo
Uno spettacolo per gli occhi, una gara che scalda il cuore dei neutrali e mette a dura prova quello dei tifosi. La semifinale d’andata di Champions League andata in scena al Parco dei Principi è stata un fuoco d’artificio destinato a entrare negli annali del torneo per la qualità degli interpreti e l’imprevedibilità di un copione sempre pronto a capovolgersi. Per i puristi della tattica però c'è il dubbio: davvero le difese possono concedere tutti questi gol e a questi livelli?
A spuntarla per 5-4 è il Paris Saint‑Germain, trascinato dall’ispirazione delle sue stelle, Kvaratskhelia su tutti, e da un congegno offensivo oliato alla perfezione da Luis Enrique; il Bayern, che in un paio di frangenti si disunisce, resta comunque pienamente in corsa in vista del ritorno.
Luis Enrique si affida al suo undici di riferimento, con Zaire‑Emery preferito a Fabián Ruiz; Kompany, squalificato e in tribuna, risponde inserendo Musiala dal primo minuto nel terzetto alle spalle di Kane.
L’avvio è bloccato, ma è solo questione di carburare: la prima a salire di tono è la formazione bavarese, che al 15’ ottiene un rigore per fallo di Pacho su Luis Díaz. Dal dischetto Kane spiazza Safonov; due minuti più tardi il portiere russo evita il raddoppio su Olise, lanciato a rete.
I padroni di casa replicano in contropiede con Dembelé, ma il Pallone d’Oro calcia a lato a tu per tu con Neuer.
Il PSG si riscatta subito: Kvaratskhelia, lanciato sulla corsia, punta l’uomo, rientra e con un destro a giro infila a fil di palo.
Intorno alla mezz’ora fioccano le occasioni da entrambe le parti: prima Olise, poi lo slalom in area di Doué con conclusione deviata in corner. Dalla bandierina, al 33’, Joao Neves svetta e firma il sorpasso.
Il match resta apertissimo e al 41’ Olise si infila in un varco centrale troppo generoso, trovando la conclusione che sorprende Safonov. Nel recupero altro sussulto: Davies tocca di mano in area, Scharer inizialmente lascia correre ma, richiamato dal VAR, assegna il penalty nonostante il pallone colpisca prima la gamba del difensore. Neuer intuisce, ma Dembelé calcia con precisione: al 50’ i campioni in carica rientrano negli spogliatoi in vantaggio.
Nessun cambio per Luis Enrique all’intervallo; tra gli ospiti esce Davies per far posto a Lainer, che ha subito la prima opportunità della ripresa.
A colpire per primo è però il PSG: all’11’ della ripresa Hakimi scappa sulla fascia e mette dietro; dopo un doppio velo, il pallone arriva a Kvaratskhelia, che di prima sorprende Neuer sul proprio palo.
Pochi minuti più tardi, su una ripartenza condotta da Doué, Dembelé resta largo, rientra sul destro e calcia sotto le gambe del difensore: la palla bacia il palo ed entra per il 5-2.
Sembra finita, ma non lo è: al 20’ della ripresa, su una punizione di Kimmich, Upamecano sfiora di testa quanto basta per riaprire a -2.
Poi è Luis Díaz a domare in area con un esterno raffinato un lancio lungo di Kane, mandare fuori tempo il marcatore con una finta e battere un immobile Safonov. L’azione pare in fuorigioco, il VAR conferma la regolarità e il 5-4.
Nel finale i ritmi si abbassano e le squadre tirano il fiato dopo una gara giocata a ritmi da tergicristallo. Al 41’ Mayulu fa tremare l’incrocio dei pali, ultimo brivido di una partita vertiginosa. Ora non resta che attendere otto giorni per il secondo atto, conclusivo e altrettanto imprevedibile.