lo scandalo arbitri
Gervasoni, il Var, l'audio di Inter Roma: cosa sappiamo dell'interrogatorio del supervisore del Var
Quattro ore davanti al pm Ascione: l'ex arbitro ha risposto alle domande sull'unico punto per il quale risulta indagato e cioè la presunta interferenza durante Salernitana Modena
In quella che avrebbe dovuto essere la giornata dedicata all’interrogatorio del designatore Gianluca Rocchi – accusato di frode sportiva e al momento autosospeso – a presentarsi davanti al pm di Milano, Maurizio Ascione, è stato invece Andrea Gervasoni.
Il supervisore VAR per Serie A e B ha varcato alle 10.27 la soglia della caserma della Guardia di Finanza “Silvio Novembre”, per rispondere all’accusa di concorso in frode sportiva. L’audizione è durata quattro ore.
Al centro del colloquio, come ha spiegato dal legale di Gervasoni, l’avvocato Michele Ducci, la necessità di rivedere con estrema attenzione i filmati: “Fai vedere il video, fai rivedere il video, senti quello che aveva da dire lui, senti il filmato ed eccoci qua”.
Due gli episodi cardine. Il primo riguarda Salernitana-Modena: secondo l’ipotesi accusatoria, Gervasoni avrebbe fatto pressioni sull’addetto VAR Luigi Nasca affinché richiamasse l’arbitro in campo, Giua, alla on field review. La difesa contesta la ricostruzione richiamando un ostacolo pratico insormontabile: “Lui era a fare il Var in Serie A, dunque in una palazzina, il Var in Serie B era in un’altra”, ha sottolineato l’avvocato Ducci, sostenendo l’impossibilità materiale di simili ingerenze.
Il secondo fronte, ancor più delicato, concerne Inter-Roma del 27 aprile 2025: sotto esame un rigore non concesso ai nerazzurri per un contatto in area tra Ndicka e Bisseck e il sospetto di un taglio di 50 secondi nell’audio proveniente dalla sala VAR. Gervasoni ha escluso “al 100%” qualsiasi manomissione.
Il suo avvocato ha rimarcato i ritmi serrati del gioco: si tratta di una “decisione che anche in questo caso viene presa in 10-15 secondi”, un intervallo nel quale “non c’è tempo materiale perché qualcuno insista per far prendere una decisione diversa”. Ducci ha aggiunto di non aver ancora potuto ascoltare gli audio della partita.
La linea difensiva di Gervasoni mira a prendere le distanze dalle vicende che coinvolgono direttamente il designatore Rocchi. L’avvocato ha precisato che non si è affrontato il tema dell’eventuale pilotaggio delle designazioni, né la presenza di Rocchi a San Siro la sera del 2 aprile 2025 (Milan-Inter di Coppa Italia).
“Non siamo Rocchi”, ha tagliato corto, ribadendo che tali contestazioni non rientrano nei capi d’imputazione e ricordando che, secondo la ricostruzione, Gervasoni non era presente in quei frangenti.
All’uscita dalla caserma, l’ex arbitro ha mantenuto un profilo istituzionale, limitandosi a esprimere rispetto per il lavoro dei magistrati. Ducci ha mostrato fiducia: “Da qui ad arrivare a una frode sportiva a me sembra lunga”.