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30 aprile 2026 - Aggiornato alle 17:57
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la battaglia del calcio

Tutti (o quasi) con Malagò ma Abete fa il "guastafeste" nella corsa al vertice della Figc

La Lega A celebra la compattezza del sistema attorno all'ex patron dei Mondiali di Nuoto per dare "visione e stabilità". Ma l'ex presidente federale promette battaglia per la poltrona di via Allegri

30 Aprile 2026, 17:59

18:00

Tutti (o quasi) con Malagò ma Abete fa il "guastafeste" nella corsa al vertice della Figc

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Il calcio italiano si prepara a vivere una delle sue estati più roventi, non tanto sul rettangolo verde, quanto nelle stanze dei bottoni. L’assemblea della FIGC, calendarizzata per il prossimo 22 giugno, sarà infatti il palcoscenico di una vera e propria resa dei conti istituzionale. A contendersi lo scettro e la responsabilità di guidare la rinascita del movimento calcistico tricolore ci sono due figure portatrici di visioni, storie e coalizioni profondamente differenti: da una parte Giovanni Malagò, 67 anni, supportato da un fronte compatto e trasversale; dall'altra l'inossidabile Giancarlo Abete, 76 anni, pronto a battersi fino all'ultimo voto nonostante i pronostici avversi.

La candidatura di Giovanni Malagò ha catalizzato nelle ultime ore un consenso che rasenta l'unanimità tra le principali componenti del sistema calcio. La Lega Serie A, per voce del suo presidente Ezio Simonelli, ha accolto con grande soddisfazione l’allineamento dell'Associazione Italiana Calciatori (AIC) e dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC) a favore del dirigente romano. Una convergenza politica pesante, che si va a sommare all'endorsement formale e decisivo già incassato da ben 19 club su 20 della massima serie.

«Questa convergenza rappresenta un segnale importante di unità e responsabilità», ha sottolineato la Lega A in una nota ufficiale, evidenziando come, in un momento storico tanto delicato e di crisi, il calcio italiano necessiti prima di tutto di «visione, stabilità e capacità di rinnovamento». Simonelli, a margine di un evento, ha inoltre spazzato via definitivamente le voci di un possibile intervento esterno ai vertici della Federazione («Commissariamento Figc? Non ci sono i presupposti, è una cosa di cui non parlerei più»), blindando di fatto la figura di Malagò come l'uomo giusto per la ripartenza, forte di un «consenso della componente Serie A quasi totalitario».

Il curriculum dirigenziale di Malagò, del resto, racconta di decenni di successi polisportivi: dal rilancio del Circolo Canottieri Aniene a partire dal 1997 (con l'approdo di fuoriclasse come Federica Pellegrini, Josefa Idem e Alessandra Sensini), alla presidenza dei Mondiali di nuoto di Roma 2009, passando per l'organizzazione degli Internazionali di tennis e la guida della Virtus Roma di basket.

Eppure, la partita è tutt'altro che chiusa. Sul fronte opposto delle barricate, Giancarlo Abete non ha alcuna intenzione di recitare la parte della comparsa o di fare rassicuranti passi indietro. Nonostante la formidabile e schiacciante discesa in campo delle componenti tecniche a favore del rivale, l'esperto dirigente ha ribadito la ferma e risoluta volontà di presentarsi all'assemblea elettiva del 22 giugno. Per Abete, la corsa alla poltrona di via Allegri è l'occasione irrinunciabile per costringere il sistema ad affrontare a viso aperto la profonda crisi che lo attanaglia.

La sua è una figura che incarna decenni di storia calcistica italiana: imprenditore nel settore grafico ed ex deputato della Dc (1979-1992), è entrato nei ranghi federali guidando prima il Settore Tecnico e poi la Lega Serie C. Capo delegazione nella vittoriosa e indimenticabile spedizione azzurra ai Mondiali di Germania 2006, Abete è stato eletto presidente della Federcalcio nel 2007, venendo poi riconfermato nel 2013 con percentuali bulgare (94,34%), per poi dimettersi un anno dopo in seguito al fallimento della Nazionale in Brasile. E' stato anche presidente della Lega Nazionale Dilettanti a inizio 2022.