TENNIS
Sinner devastante in finale a Madrid: batte Zverev 6-1 6-2 e raggiunge il record che cambia la misura della sua grandezza
Il campione italiano vince così il suo quinto Masters 1000 di fila, un’impresa mai riuscita a nessuno
È un Jannik Sinner da record: in finale a Madrid batte Alexander Zverev 6-1 6-2 in 57 minuti e 34 secondi , e vince così il suo quinto Masters 1000 di fila, un’impresa mai riuscita a nessuno. Da inizio novembre 2025 a oggi, Sinner ha infatti vinto il Paris Masters, Indian Wells, Miami, Monaco e ora Madrid.
Nel giro di poche settimane Jannik Sinner è stato raccontato da un coetaneo come “un robot” e da un rivale di vertice come un giocatore contro cui nemmeno l’intelligenza artificiale sembra offrire istruzioni sufficienti. In mezzo, c’è la realtà: un tennista di 24 anni che, a Madrid, si è presentato in finale non soltanto da numero 1 del mondo, ma come uomo-simbolo di una superiorità che ormai gli avversari faticano persino a descrivere con il lessico tradizionale del tennis.
Una superiorità che è venuta fuori anche oggi a Madrid contro Alexander Zverev, praticamente mai in partita, sovrastato sin dal primo game e regolato in meno di un'ora.
Con la vittoria di oggi l’azzurro è diventato anche il più giovane a vincere 8 Masters 1000 diversi e il primo uomo nell’era della serie, dal 1990, a conquistarne 5 consecutivi.
Il “robot” di Fonseca: insulto, complimento o fotografia del presente?
La scintilla narrativa è partita da Joao Fonseca, uno dei talenti più luminosi della nuova generazione. Dopo aver affrontato sia Sinner sia Carlos Alcaraz, il brasiliano ha provato a spiegare la differenza tra i due con una frase diventata immediatamente virale: secondo lui, Alcaraz possiede più varietà, mentre Sinner è “più simile a un robot”, uno che colpisce forte e fa tutto alla perfezione. Il senso della frase, al di là del clamore social, non era denigratorio: era il tentativo, piuttosto spontaneo, di definire la sensazione che l’italiano trasmette dal lato opposto della rete.
In realtà, la formula di Fonseca funziona proprio perché contiene una mezza verità e una mezza illusione. La verità è che Sinner offre ormai un’impressione di precisione quasi industriale: impatto pulito, traiettorie profonde, ritmo costante, pochissimi passaggi a vuoto, una capacità sempre più sviluppata di togliere tempo senza perdere controllo. L’illusione è pensare che il suo tennis sia freddo, automatico, monocorde. Perché nel frattempo il suo gioco si è allargato: sa accorciare, sa usare la palla corta, sa cambiare geometrie, sa muovere lo scambio con un’intelligenza tattica che non coincide più soltanto con la potenza lineare da fondo.