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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 13:02
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L'inchiesta Rocchi si allarga: nel mirino le dinamiche di potere nel mondo arbitrale

L'indagine non si ferma alle sole gare dell'Inter. Si scava sui meccanismi di valutazione e avanzamento dei fischietti. Il pm Ascione ascolterà anche i rappresentanti della Lega Calcio per meglio inquadrare i ruoli dei Club referee manager

05 Maggio 2026, 10:50

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L'inchiesta Rocchi si allarga: nel mirino le dinamiche di potere nel mondo arbitrale

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E' un'inchiesta quella aperta dalla Procura di Milano che può essere uno spartiacque nella storia del calcio italiano. L’articolata indagine coordinata dal sostituto procuratore Maurizio Ascione sui criteri di nomina dei direttori di gara ha prodotto effetti immediati e dirompenti ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri, con l'autosospensione di Gianluca Rocchi, responsabile della CAN di Serie A e B, e Andrea Gervasoni, componente della stessa commissione. Non si tratta di figure di secondo piano: Rocchi è il primo responsabile delle assegnazioni, mentre Gervasoni, dal 2023, è il referente tecnico del format Open VAR, incaricato di illustrare le dinamiche tra l’arbitro in campo e la sala operativa di Lissone. Entrambi hanno già avuto un primo confronto con i magistrati, in un contesto tuttora coperto dal segreto istruttorio.

Il fascicolo milanese ipotizza un inquinamento del processo di selezione dei fischietti. Al centro delle carte figura una riunione a San Siro del 2 aprile 2025, definita come presunta “combine”. Da quell’incontro sarebbero derivate due nomine per il finale della scorsa stagione ritenute sospette dagli inquirenti: Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025, indicato come profilo “gradito” alla società nerazzurra, e Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025. Secondo l’ipotesi accusatoria, quest’ultima designazione avrebbe avuto la funzione di “schermare” l’arbitro, preservandolo dall’impiego in gare considerate ancor più delicate nella volata conclusiva dell’Inter. Una questione però molto border line tenuto conto che Doveri è stato l'arbitro che ha più volte incrociato l'Inter e che solo tre giorni dopo la discussa riunione del 2 aprile a San Siro fu designato per una delicatissima partita dei nerazzurri. 

Nonostante il clamore perché si parla di designazioni nelle partite dell'Inter, il baricentro investigativo, allo stato, resta circoscritto al perimetro arbitrale. Fonti qualificate della Procura confermano che l’Inter e i suoi dirigenti non sono indagati e non figurano nel fascicolo neppure come parti offese. L’obiettivo dei PM è accertare l’eventuale esistenza di condotte, pressioni o “indirizzamenti” maturati esclusivamente all’interno della struttura CAN.

Il raggio temporale non tocca l’attuale stagione e si concentra su quattro o cinque partite del campionato scorso, poi vinto in volata dal Napoli di Antonio Conte. Oltre ai match dei nerazzurri, l’attenzione riguarda anche Salernitana-Modena (capitolo che incrocia la posizione di Gervasoni) e Inter-Verona del 6 gennaio 2024, con riflessi sui percorsi di carriera di arbitri come Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo e con l’acquisizione di testimonianze da ex direttori di gara.

Il percorso che ha innescato i sospetti nasce da un’intercettazione telefonica tra Rocchi e Gervasoni. Nel dialogo emerge il pronome “Loro”, accostato al nome “Giorgio”. Questo indizio ha spinto i magistrati a concentrarsi sulle figure di raccordo tra club e classe arbitrale. In particolare l’attenzione si è posata su Giorgio Schenone, da sei anni “Referee Manager First Team” dell’Inter, come attestato da una brochure societaria del 2025. Pur non avendo ancora raggiunto una “sufficiente attendibilità” sul piano probatorio, la Procura si appresta ad ascoltare proprio Schenone e i rappresentanti della Lega Calcio per mappare con precisione tali interlocuzioni ufficiali e capire che cosa può fare e cosa non può fare un club referee manager. Si tratta peraltro di un ruolo che è previsto anche da Parma, Lazio e Juventus. Il pm insomma vuole verificare se le relazioni possano essere deragliate dai binari consentiti. Il nodo probatorio centrale sarà stabilire se un semplice gradimento o sgradimento verso un arbitro si sia tradotto in una pressione indebita in grado di orientare le nomine.

Nel frattempo si muove anche la giustizia sportiva: il procuratore federale Giuseppe Chinè ha formalmente richiesto gli atti a Milano, con l’intento di ampliare un procedimento già aperto a seguito della denuncia dell’ex assistente Domenico Rocca sul caso Udinese-Parma, qualora emergano elementi utili ad avviare autonome iniziative nell’ambito federale.