Giro d'Italia
Paul Magnier vince la prima tappa: volata a Burgas, maglia rosa e maxi-caduta
Vittoria in volata su Tobias Lund Andresen e maxi-caduta sul rettilineo finale
La prima tappa bulgara della storia del Giro d’Italia veste di rosa un francese. È questo il verdetto del rettilineo finale di Burgas, quarta città più popolosa della Bulgaria, che al termine di una volata disputata da una sola dozzina di corridori - riusciti a scampare a una maxi-caduta a poche centinaia di metri dall’arrivo - vede imporsi Paul Magnier, velocista transalpino della Soudal Quick-Step, davanti al danese Tobias Lund Andresen e al britannico Ethan Vernon. Resta ai piedi del podio il grande favorito Jonathan Milan, troppe volte al vento prima dello sprint a causa di un treno tutt'altro che perfetto dei suoi compagni di squadra.
La Corsa Rosa fa conoscenza col Mar Nero alla partenza dall’antichissimo paese di Nessebar, ed è qui che il direttore di gara Stefano Allocchio, al chilometro zero, sventola per la prima volta in questo maggio la bandierina dall’auto ufficiale. Pronti via e la Bardiani e la Polti firmano la prima fuga, rispettivamente con Manuele Tarozzi e Diego Pablo Sevilla. È lo spagnolo che vince la volata del Gpm di Agalina, mettendo in chiaro le cose anche per il successivo passaggio sulla salitella; l’azzurro, allora, si prende il traguardo volante di Sozopol - con Milan che sprinta dietro per i punti dati dal terzo posto - così come, più tardi, il Red Bull Km, dove nessuno degli uomini di classifica battaglia per i restanti due secondi di abbuono.
Il destino dei due fuggitivi, però, è segnato fin dal mattino, e a 23 chilometri dall’arrivo il gruppo li riassorbe. Da qui in poi, sono solo preparativi per la volata finale, mentre i big della corsa si mettono nelle ultime posizioni, al riparo da eventuali imprevisti. E fanno bene, perché davanti è tutto spallate, gomiti larghi e confusione: in uno di questi contatti, Milan perde il suo pesce-pilota Simone Consonni e resta da solo, staccato rispetto all’altro compagno Walscheid.
Ai -600 dall’arrivo, poi, il patatrac, con Erlend Blikra della Uno-X che va giù e trascina per terra un’altra dozzina di ciclisti per terra - tra cui gli sprinter Groenewegen, Groves e Moschetti - ostruendo del tutto una carreggiata troppo stretta per un arrivo del genere. Davanti, dunque, restano in pochi ed è Magnier, unico con un piccolo treno rimasto a disposizione, a sfruttare il lavoro dei suoi uomini. «Vincere una corsa in bicicletta è fantastico, farlo così al Giro d’Italia lo è ancora di più - racconta poi il francese, indossata la prima rosa -. Mi trovo bene con questa maglia, sarà speciale portarla domani in corsa e festeggiare stasera con la squadra: mi sono allenato tanto pensando a questo momento».
Per Milan c'è spazio per l’amarezza, invece: «Quando sono partiti gli altri avevano una marcia in più rispetto alla mia - confessa il velocista di Buja -. Non capita spesso di aver la possibilità di prendere la rosa alla prima tappa, specialmente quando ha lo sponsor della tua regione (il Friuli-Venezia Giulia, ndr), ma ci sono altre tappe che ci attendono».
Non domani, dato che i 220 km della Burgas-Veliko Tarnovo si presentano più mossi, con l’ultimo strappo che porta al Monastero di Lyaskovets piazzato a poco più di dieci chilometri dal traguardo. Un arrivo, forse, più da finisseur che da velocisti.