serie A
L'appetito dei campioni: l'Inter non si ferma più e divora anche la Lazio all'Olimpico
Non c'è Scudetto che sazi la squadra di Chivu: dominio assoluto. Nel 3-0 firmano Lautaro, Sucic e Mkhitaryan. Mercoledì l'atto finale per la Coppa Italia
Ci sono formazioni che, una volta toccata la vetta, rallentano per tirare il fiato. E poi ci sono i veri “cannibali”, quelli che trasformano ogni traguardo in una nuova partenza. L’Inter di Cristian Chivu appartiene senza dubbio alla seconda, rarissima specie. Pur con il tricolore ormai virtualmente cucito sul petto, i nerazzurri non allentano la presa e all’Olimpico firmano una prova di forza perentoria: 3-0 alla Lazio, un segnale fragoroso e minaccioso in vista della finale di Coppa Italia, che mercoledì sera vedrà opposte le stesse squadre nello stesso stadio. Quello che alla vigilia poteva sembrare un semplice “antipasto” si è tramutato in un banchetto riservato ai milanesi.
L’approccio è feroce, da squadra con il coltello tra i denti. Entrambi i tecnici ricorrono a un turnover leggero: Chivu affida le corsie a Diouf e Carlos Augusto, arretra Mkhitaryan in mezzala e rilancia dal primo minuto il capitano Lautaro Martinez accanto a Thuram.
Emblematica la voracità del “Toro”: bastano sei minuti per sbloccare il punteggio. Su una rimessa laterale lunghissima di un eccellente Bisseck, Thuram prolunga al centro e Lautaro, di controbalzo, fulmina Motta, sfruttando una marcatura disastrosa di Gila e Marusic.
Da lì in avanti è un monologo. La Lazio di Maurizio Sarri, con Pellegrini e Dele-Bashiru titolari e Pedro in luogo dell’infortunato Zaccagni, appare “spenta e passiva”, incapace di opporsi alle continue verticalizzazioni avversarie. L’Inter è in pieno controllo e al 39’ dipinge calcio: Lautaro e Diouf palleggiano in area con una trama stretta che irride una retroguardia biancoceleste “a dir poco blanda”. L’azione si chiude al limite con il pallone per Sucic, che firma il 2-0 con un mancino di precisione chirurgica: la rappresentazione plastica di un dominio prima mentale che tecnico.
La ripresa certifica il divario di motivazioni e lucidità. Al 59’ le residue speranze laziali si infrangono sul fallo scomposto di Romagnoli su Bonny: Abisso, richiamato all’on-field review, estrae il rosso diretto che costerà al difensore anche il prossimo derby. Paradossalmente, in dieci la Lazio trova un sussulto con il neoentrato Isaksen, ma Carlos Augusto gli nega il gol con un intervento prodigioso a porta quasi spalancata.
Fedele a un’avidità agonistica senza tregua, l’Inter non si limita a gestire il doppio vantaggio. Negli ultimi venti minuti continua a premere e al 76’ chiude i conti con Mkhitaryan, bravissimo a capitalizzare un pallone perso in maniera sanguinosa da Dele-Bashiru, siglando il definitivo 3-0.
I Campioni d’Italia hanno recapitato alla Capitale un messaggio inequivocabile: la fame non è sazia. Mercoledì si torna in campo, e se l’atteggiamento sarà questo, la Coppa Italia sembra già avere “il suo padrone annunciato”.