serie A
"Como si dice Europa?" Fabregas trascina i lariani ad un traguardo che sa di storia
Addio status di outsider, azzurri è ormai una solida certezza. Lo stadio sarà il Mapei di Reggio Emilia mentre si attende il verdetto tra Champions, Europa o Conference League
Il 10 maggio 2026 resterà inciso a caratteri cubitali nella memoria e nella storia del Como. Quella che fino a pochi mesi fa il grande pubblico definiva romanticamente una “favola” di provincia ha definitivamente abbandonato i contorni dell’illusione per imporsi nella sua piena, dirompente concretezza: un progetto sportivo credibile, strutturato, ambizioso e ormai proiettato verso l’élite del calcio continentale.
Il club lariano ha compiuto un’impresa storica, assicurandosi la qualificazione aritmetica ad almeno una competizione europea. All’interno dell’ambiente, com’è naturale, prevale una prudente attesa sulla precisa destinazione: occorrerà infatti attendere l’esito definitivo della stagione e gli incastri di classifica per capire se i comaschi calcheranno il palcoscenico della Champions League, quello dell’Europa League o l’agguerrita ribalta della Conference League. Il verdetto, tuttavia, è inequivocabile: il Como disputerà le coppe europee.
Nel comunicato ufficiale la società ha già indicato il Mapei Stadium di Reggio Emilia come impianto alternativo per le eventuali gare interne internazionali. Un dettaglio logistico che suona come un segnale istituzionale fortissimo: il Como ha agito da grande realtà europea molto prima che fosse il campo a certificarlo. Se l’infrastruttura societaria ha spianato la strada con lungimiranza, il capolavoro sul terreno di gioco porta la firma del suo architetto: Cesc Fàbregas. Il tecnico spagnolo ha instillato una mentalità vincente, plasmando una squadra riconoscibile per identità e proposta calcistica. Il Como “formato Europa” ama la gestione accorta del possesso, la ricerca costante della superiorità tecnica, la qualità diffusa in ogni reparto e la libertà creativa concessa agli interpreti più talentuosi.