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tennis

Non chiamatelo tifo: l'ombra del betting sul Foro Italico

Spettatori che urlano sui match point per far saltare le quote. Il paradosso di un torneo da record minacciato da chi trasforma i tennisti in bancomat. La denuncia di Musetti

11 Maggio 2026, 13:07

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Non chiamatelo tifo: l'ombra del betting sul Foro Italico

Il Foro Italico brulicante chiassoso, sospinto dall’onda lunga del boom del tennis italiano. Eppure, tra le gradinate affiora l’ingerenza degli scommettitori in tempo reale.

Non parliamo di tifosi maleducati, bensì di “disturbatori funzionali” che non amano il gioco né lo scambio, ma cercano di condizionare l’esito di una singola giocata per far saltare le quote. A rompere il velo è stato uno dei volti più noti del movimento azzurro, Lorenzo Musetti. Reduce da una vittoria sofferta su Francisco Cerúndolo, tra tensioni e nervi tesi, il tennista ha denunciato senza giri di parole la presenza di scommettitori “ovunque” e la necessità di allontanarli dagli stadi, riportando al centro un tema di integrità sportiva che non può più essere liquidato come folklore.

Una presa di posizione tutt’altro che isolata: anche la campionessa Elina Svitolina ha segnalato lo stesso problema, ricordando come a Stoccarda le abbiano persino urlato “break time” su una palla break contro di lei.

Sugli spalti la logica sembra essersi capovolta: l’atleta non è sostenuto per il talento, ma “usato” come terminale di una previsione finanziaria. Perché il tennis è così esposto? La risposta sta nella sua struttura. A differenza del calcio, dove il tifo crea un brusio continuo, il tennis vive di micro-istanti di silenzio assoluto e obbligato, come il lancio di palla al servizio. In quei frangenti ad altissima tensione, un urlo isolato può incrinare la concentrazione dell’atleta. Inoltre, è lo sport ideale per la micro-puntata: si può giocare sul singolo game, su un break o su un doppio fallo. L’alterazione del contesto non nasce da passione incontrollata, ma da un interesse economico immediato.

Il fenomeno esplode proprio mentre gli Internazionali BNL d’Italia attraversano una fase di crescita storica. Il presidente della FITP, Angelo Binaghi, ha fissato obiettivi ambiziosi per il 2026: oltre 400.000 spettatori paganti e un impatto economico da 1 miliardo di euro. Ma questo boom porta con sé una contraddizione decisiva: più il torneo si amplia — una “città del tennis” di 20 ettari con 21 campi — più la sorveglianza si fa complessa e più l’evento attira chi lo considera soltanto un’occasione di lucro.

La risposta degli organizzatori è netta. Il direttore del torneo, Paolo Lorenzi, ha promesso tolleranza zero: chi disturba per favorire le puntate verrà espulso, e la FITP intende inibire l’accesso futuro a tutti gli eventi federali.

Ma gli annunci non bastano. Per estirpare il problema serviranno steward addestrati a riconoscere i veri scommettitori (distinguendoli dagli esuberanti), canali di segnalazione rapidissimi tra arbitri e sicurezza e interventi immediati al primo accenno di disturbo. Perché nel tennis di oggi il rumore delle scommesse rischia di compromettere, irreparabilmente, la natura stessa della competizione leale.