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Calcio

"Io, il gemello di Del Piero, vivo e alleno in Sicilia"

Abbiamo ospitato in redazione uno dei cannonieri più prolifici degli Anni Novanta. Ecco la sua incredibile storia vissuta in giro per il mondo

13 Maggio 2026, 04:40

"Io, il gemello di Del Piero, vivo e alleno in Sicilia"

Nella Juve che vinse il campionato Primavera e il Viareggio nel 1993-94 Fabrizio Cammarata era il “gemello” di Del Piero: «Io giocavo più avanti e magari segnavo un po’ di più. Ma Alex aveva la classe che ha poi sviluppato in una carriera unica». In redazione, l’ex bomber nisseno, 140 gol in carriera, tanti anni in serie A tra Verona, Torino, Cagliari, Parma, ma anche Pescara, Taranto, una ventina di presenze in azzurro fino all’Under 21 di Cesare Maldini, racconta un percorso importante da calciatore: «Ma adesso alleno in un’isola felice dopo aver girato mezzo mondo. Il Kamarat lotta per andare in Serie D. Sono felice per questa prima esperienza italiana: ho trovato entusiasmo e professionalità dopo aver girato in lungo e in largo: Russia, Tirana, Australia, Dubai... Mi posso spostare di nuovo all’estero in futuro o restare in Italia. A me piace lavorare in modo serio. Ovunque».

In Australia la spedì Grella, allora procuratore, oggi motore del Catania che lotta per la promozione in Serie B.

«Con Bresciano ho giocato a Parma, Grella mi mandò in Australia al Melbourne come assistente di Popovic, tecnico della nazionale. Esperienza formativa».

E lì nel 2021 ha conosciuto Ross Pelligra.

«Persona squisita, mi ha trasmesso grande carica. Catania è una piazza fortunata perchè ha un presidente che ha progetti e ambizioni importanti».

I rossazzurri entrano nei play off il 17.

«A prescindere dal sorteggio io credo che il Catania è candidata a vincere. Me lo auguro da siciliano, da tifoso rossazzurro perchè una piazza del genere in Serie C è sprecata».

Lei ha giocato contro il Catania al Massimino.

«Indossavo le maglie di Cagliari e Pescara. Resta il ricordo di un ambiente che trascinava la propria squadra. Resta anche l’emozione di un siciliano che entra in uno degli stadi più carismatici d’Italia».

Quale sarà la forza dei rossazzurri?

«Il gruppo, l’allenatore perchè Toscano è un top per la categoria e saprà gestire i momenti caldi durante gli spareggi».

Ci sono favorite in questa fase?

«Ascoli, Salernitana giocano bene o hanno ambizioni. Ma il Catania per me è superiore».

Proprio a Salerno ha giocato nel 2008.

«Adesso Cosmi pare abbia trovato la chiave per competere. Ha portato espienza e carisma».

Da calciatore è stato allenato da alcuni dei tecnici più capaci. Da chi ha imparato il “mestiere”?

«Ho cercato di carpire segreti e metodo da tutti, ma per esempio Prandelli mi ha allenato per tre anni, a Verona dove ho conquistato la promozione in Serie A e giocato due annati al top. A Parma con il mister ho giocato in Coppa Uefa. Grande guida».

Sarri?

«L’ho avuto a Pescara nel 2005 in B. Personaggio di spessore».

Ventura?

«A Cagliari, è stato - per esempio con Sonetti e Bellotto - uno dei tanti allenatori che ho incrociato in Sardegna durante la gestione Cellino. Preparava in modo minuzioso le partite».

Cesare Maldini?

«Mi ha guidato nell’Under 21 azzurra. In nazionale giovanile ho seguito la trafila con tanti grandi giocatori, Totti in testa».

Nella Primavera bianconera ha avuto un maestro che è stato anche tecnico ad Acireale.

«Cuccureddu ha impostato una squadra in cui tutto quel gruppo dopo le vittorie ha continuato la carriera a grandi livelli. Cito a memoria Squizzi, che ha giocato anche nel Catania, Manfredini, Del Nevo, Dal Canto».

Da allenatore ha girato per il mondo. Russia la prima tappa.

«Con il Terek Groznyj Under 19 (2017) ho vissuto un’esperienza nuova, gratificante. Ho imparato davvero tanto».

Poi, nel 2019 s’è spostato a Tirana per guidare la Dinamo.

«Sono subentrato, c’era l’esigenza di arrivare alla salvezza e abbiamo centrato l’obiettivo».

Apollonia in Albania, poi Malbourne, Australia.

«Tappe importanti per me e per il percorso che ho intrapreso da allenatore. In Australia, dicevo, ho allenato al fianco di Popovic, allenatore della nazionale».

A Dubai ha guidato la seconda squadra ed è stato anche tecnico a interim della squadra maggiore dell’Al Nassr.

«Società prestigiosa, a livello professionale anche in questo caso ho incamerato esperienza preziosissima».

Fabrizio Cammarata che allena il Kamarat, squadra di... Cammarata. Il caso, a volte.

«Si, me lo chiedono in tanti e ci rido su. Ma in un certo senso c’è poco da ridere. Ho trovato, a stagione in corso, una dirigenza organizzata, con un progetto serio. Un club ambizioso ed equilibrato».

Nel calcio dilettantistico siciliano non è una situazione, diciamo così, scontata.

«Per nulla, ma ci sono delle oasi in cui vivi davvero il calcio in un certo modo al di là delle categorie. Ed è una speranza in un momento in cui la Sicilia perde dei riferimenti storici. Alcuni club sono retrocessi, alcuni rischiano di sparire. Ma c’è invece chi lavora senza strafare ma programmando in modo oculato».

Il Kamarat lotta per conquistare la Serie D.

«Abbiamo vinto la finale regionale dei play off contro il Partinicaudace, aspettiamo la finale calabrese e tra due domeniche torneremo in campo. Vogliamo arrivare fino in fondo alla stagione».

Nel campionato d’Eccellenza ha fatto bene, Cammarata.

«Nel momento clou dieci vittorie e tre pareggi e siamo arrivati secondi dietro il Licata. Ho un gruppo di ragazzi eccezionali e, dicevo, una dirigenza preparata».

E l’anno venturo?

«A Cammarata sto bene. Per ora mi fermo a lavorare a un’ora d’auto da Caltanissetta, mia città d’origine».

Il gemello di Del Piero dopo aver girato il mondo è profeta in Patria.