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Pallamano

Derby oltre il limite, l'Aretusa accusa: “Comportamenti indegni, ora servono responsabilità vere”

Dopo il match di Serie B, la società del presidente Villari denuncia episodi avvenuti sotto le abitazioni di propri tesserati e dirigenti e rilancia un tema più ampio: in una società sempre più malata, famiglie e club sportivi devono tornare ad essere presìdi educativi. E chi sbaglia, anche se appartiene a società di vertice come l’Albatro, va sospeso per difendere lo sport e la sua immagine

14 Maggio 2026, 15:53

16:00

Derby oltre il limite, l'Aretusa accusa: “Comportamenti indegni, ora servono responsabilità vere”

Non è più soltanto una questione di derby, di rivalità cittadina o di tensione sportiva. Quanto denunciato dalla Pallamano Aretusa nelle ore successive alla sfida di Serie B apre infatti uno squarcio ben più profondo su un malessere che attraversa non solo lo sport, ma la società nel suo complesso.

Secondo quanto reso noto dal club aretuseo attraverso un comunicato ufficiale, nella tarda serata successiva alla gara alcuni tesserati dell’Albatro si sarebbero recati sotto le abitazioni private di tesserati e dirigenti dell’Aretusa, dando vita a comportamenti definiti provocatori, antisportivi e lesivi della quiete pubblica. La società ha inoltre riferito di essere in possesso di materiale video e fotografico a supporto delle proprie accuse.

Nel mirino dell’Aretusa anche alcuni episodi verificatisi durante il derby, con la denuncia di reiterati atteggiamenti di istigazione nei confronti del pubblico avversario da parte di un atleta. Comportamenti che, secondo la ricostruzione del club, avrebbero potuto generare conseguenze ancora più gravi se non fosse stato per l’intervento diretto dei dirigenti aretusei.

Parole pesanti, che richiamano tutti a un’assunzione di responsabilità. Perché gridare improperi sotto casa di persone, al di là di qualsiasi risultato maturato sul campo, non è solo un gesto sopra le righe: è una invasione della sfera privata, un atto di maleducazione e una pagina che mortifica l’intero movimento pallamanistico.

L’Aretusa, nel suo intervento pubblico, ha anche voluto ricordare il proprio passato, ammettendo di avere conosciuto in altre stagioni momenti difficili e comportamenti poco consoni, dentro e fuori dal campo, per i quali la società è stata criticata e sanzionata. Un passaggio non secondario, perché rafforza il senso della presa di posizione odierna: chi ha pagato in prima persona per i propri errori chiede adesso la stessa coerenza a chi, oggi, si propone come riferimento di etica sportiva.

Ma questa vicenda, al di là dell’eventuale seguito davanti agli organi federali, impone una riflessione ancora più ampia. La società di oggi, in generale, appare sempre più malata, incapace di contenere pulsioni aggressive, rancori e derive che finiscono per travalicare ogni confine, persino quello della civile convivenza. E se è vero che il primo presidio educativo resta la famiglia, è altrettanto vero che anche i sodalizi sportivi hanno oggi il dovere di tornare ad essere luoghi di formazione, esempi di rispetto, comunità capaci di trasmettere valori e non soltanto ambizioni di vittoria.

Per questo, dinanzi a fatti del genere, non possono bastare il silenzio o la minimizzazione. Servono gesti chiari, immediati e coerenti. A partire dalla sospensione dei tesserati che dovessero rendersi protagonisti di simili comportamenti. Non solo per una questione disciplinare, ma per riaffermare un principio semplice: chi indossa una maglia rappresenta una società, una storia, un territorio.

Ed è proprio questo il punto che rende la vicenda ancora più delicata. L’Albatro non è una realtà qualunque: è una società che rappresenta Siracusa e l’isola ai massimi livelli della pallamano nazionale, un club che di recente ha alzato anche la Coppa Italia e che, proprio per il prestigio costruito nel tempo, ha il dovere di custodire con ancora maggiore attenzione la propria immagine e il proprio ruolo. Episodi di questo tipo, se accertati, non squalificherebbero soltanto i singoli protagonisti, ma finirebbero inevitabilmente per gettare ombre anche sul nome e sul valore di una società che ha saputo conquistare risultati importanti sul campo.

La Pallamano Aretusa, intanto, ha annunciato di riservarsi ogni azione utile a tutela dei propri tesserati e della propria dignità istituzionale, compreso il ricorso formale agli organi federali competenti, allegando materiale video e fotografico. Saranno eventualmente gli organismi preposti a fare piena luce sull’accaduto.

Resta però una certezza, che prescinde dagli esiti disciplinari: quando lo sport smette di educare e diventa terreno di provocazione personale, tutti perdono. Perdono i club, perde il pubblico, perdono i giovani che guardano agli adulti in cerca di esempi. E perde soprattutto la pallamano, a cominciare dalle sue federazioni nazionali e regionali che troppo spesso fanno finta di nulla o si voltano dall'altra parte quando invece dovrebbero essere sempre garanti di tutti e non solo di alcuni, perché altrimenti rischierebbe di non riuscire a tutelare nemmeno sé stessa con fermezza, credibilità e senso del limite.