il caso
Allarme Ebola ai Mondiali: il sogno del Congo rischia di contagiare l'America
Con oltre 500 casi e un divieto di viaggio USA già attivo, la storica qualificazione della RDC fa tremare la FIFA per la paura di un evento "superspreader"
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) si appresta a tornare alla Coppa del Mondo FIFA per la prima volta dal 1974, quando la nazionale partecipò con il nome di Zaire.
Questo traguardo storico è però seriamente messo a rischio da una rapida recrudescenza del virus Ebola nell’Africa centrale, che ha già indotto gli Stati Uniti a introdurre un divieto di ingresso per il Paese africano.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il contagio sta avanzando con una velocità e una capillarità superiori alle stime iniziali. Si contano oltre 500 casi sospetti e 131 decessi, perlopiù nella RDC, mentre focolai emergono anche nel vicino Uganda.
Si tratta del ceppo Bundibugyo, caratterizzato da un preoccupante tasso di positività compreso tra il 50% e il 60% tra i pazienti testati. Le attività di tracciamento e contenimento risultano estremamente complesse per l’alta densità demografica dei centri urbani, l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e i continui spostamenti transfrontalieri degli sfollati.
In questo contesto d’allarme, la partecipazione della RDC ai Mondiali del 2026 solleva forti preoccupazioni per la salute pubblica del Nord America e, più in generale, a livello globale. Il professor Simon Chadwick ha avvertito che il torneo potrebbe trasformarsi in un evento “superspreader”.
Chadwick sottolinea la necessità che le autorità degli Stati Uniti e la FIFA vigilino con la massima attenzione per evitare il ripetersi degli errori del 2020, quando appuntamenti sportivi come la sfida di Champions League tra Liverpool e Atlético Madrid ma anche Atalanta Valencia contribuirono ad accelerare la diffusione virale in Europa.
Sul piano organizzativo, la RDC è inserita in un girone che prevede incontri con il Portogallo a Houston, la Colombia a Guadalajara e l’Uzbekistan ad Atlanta. Se i calciatori impegnati nei campionati europei dovrebbero poter viaggiare senza particolari criticità, la situazione si complica per i membri della rosa e i sostenitori residenti nel continente africano, che pongono questioni logistiche e sanitarie non trascurabili. Per questi soggetti si prospetta un rigoroso protocollo di test clinici volto a escludere la presenza del virus.
Un esperto dell’Università di Oxford giudica al momento “basso ma non zero” il rischio di una diffusione oltre i Paesi confinanti con il Congo; ciononostante, i voli internazionali impongono controlli scrupolosi sui viaggiatori con sintomi febbrili.
Un’eventuale introduzione dell’Ebola negli Stati Uniti non si tradurrebbe soltanto in un’emergenza sanitaria di prim’ordine, ma arrecherebbe anche un danno grave all’immagine e al rendimento commerciale dei Mondiali, già alle prese con vendite di biglietti inferiori alle attese e timori legati alla sicurezza interna.