Tennis
Paolini rilancia da Parigi: «Ho fatto cose buone, ora devo ritrovare continuità»
Alla vigilia del Roland Garros, l'italiana affronta con lucidità il peso delle aspettative e un avvio di stagione altalenante: «Non sono contentissima, ma stiamo aggiustando il tiro»
Jasmine Paolini si presenta al Roland Garros con realismo, consapevolezza e la volontà di ritrovare il suo miglior tennis. Dopo i risultati straordinari ottenuti nelle ultime stagioni, l’azzurra sa bene che attorno al suo nome si sono alzate le aspettative, ma al tempo stesso non rinuncia a guardare avanti con fiducia. Al media day di Parigi, la tennista toscana ha parlato con sincerità del momento che sta vivendo, tra la pressione del ranking, il giudizio esterno e la necessità di ritrovare quella continuità che finora, nel 2026, è mancata.
«La gente si aspetta molto. Qualcosa di buono in passato l’ho fatto», ha detto Paolini, fotografando perfettamente la nuova dimensione della sua carriera. Una condizione che porta prestigio, ma anche responsabilità. «Allo stesso tempo cerco di fare del mio meglio. Non è facile performare ogni settimana a livello altissimo, ci stiamo concentrando sulla consistenza in allenamento».
Parole che raccontano una giocatrice matura, capace di analizzare con lucidità un’annata fin qui complicata. I numeri del 2026 parlano di 11 vittorie e 10 sconfitte in singolare, con la semifinale nel WTA 500 di Mérida come miglior risultato. Un bilancio lontano dagli standard che Paolini aveva contribuito a fissare con un 2024 da favola, culminato con due finali Slam e con la storica corsa fino all’ultimo atto proprio a Parigi. Eppure, l’azzurra non si nasconde e ammette che qualcosa, finora, non ha funzionato come avrebbe voluto.
«Non sono contentissima della stagione, non è facile essere in questa posizione», ha spiegato. «Ne sono consapevole, a volte mi arrabbio con me stessa. Ma come il pubblico e i fan non sono contenti, anche noi non facciamo salti di gioia quando giochiamo male». Una riflessione onesta, che evidenzia il lato più umano dello sport di alto livello, spesso sottoposto al giudizio immediato dei social e dell’opinione pubblica. «Purtroppo o per fortuna sui social si parla tanto di tennis. A volte è positivo, a volte è negativo. Onestamente cerco di non leggere».
Nonostante tutto, Paolini intravede segnali incoraggianti. La stagione sulla terra battuta ha lasciato indicazioni migliori rispetto ai mesi precedenti, soprattutto nei tornei di Madrid e Roma. «Ho giocato meglio e ho perso con due avversarie che possono giocare veramente bene», ha sottolineato. Per questo Parigi può rappresentare un crocevia importante, il torneo giusto per provare a cambiare ritmo. «Devo alzare il livello e spero di avere la possibilità di farlo qui».
L’esordio, però, non sarà dei più semplici. Dall’altra parte della rete ci sarà Dayana Yastremska, numero 45 del ranking WTA, avversaria insidiosa e capace di accendersi improvvisamente. Paolini non la sottovaluta: «Il primo turno non sarà facile. Però spero di riuscire a esprimere un buon livello di tennis e di alzare un po’ la consistenza».
Il tema delle aspettative resta centrale. Se il 2024 era stato vissuto quasi come una sorpresa, con risultati arrivati oltre ogni previsione, oggi lo scenario è cambiato. «Quella stagione l’ho vissuta con stupore, ero sorpresa delle cose che stavo facendo», ha raccontato. «Il 2025 secondo me l’ho iniziato bene, il 2026 con un po’ più di aspettative. Poi mi sono girati male anche due o tre tornei». Da qui la necessità di rimettere a fuoco il lavoro quotidiano: «Devo fare le cose forse un po’ meglio in allenamento, essere più costante. Però stiamo aggiustando il tiro e spero di riuscire a rialzare il livello».
Nel percorso di avvicinamento al Roland Garros c’è anche il capitolo doppio, da tempo parte importante del cammino di Paolini insieme a Sara Errani. A Roma, però, l’azzurra aveva scelto di fermarsi per preservare la condizione fisica in vista di Parigi. Una decisione pragmatica, che conferma la volontà di dosare energie e priorità. «Mi sono ritirata perché non ero al 100% e sapevo che c’era Parigi. Valutiamo di volta in volta. Mi piace giocare il doppio, ma se non sono in grado di farlo non lo faccio, non è un obbligo».
Nelle parole di Paolini non c’è alcun alibi, ma la chiara volontà di reagire. La consapevolezza di non aver ancora espresso il suo miglior tennis convive con la fiducia di poter ritrovare presto il livello che l’ha portata stabilmente tra le grandi del circuito. Parigi, per chi due anni fa vi ha costruito uno dei capitoli più belli della propria carriera, può essere molto più di un semplice torneo: può diventare il luogo da cui ripartire.