Calcio, Serie C
Il Catania tra incubi e una reazione. E il “Massimino” si riempie sempre più
Dopo il ko di Ascoli la squadra è tornata ad allenarsi. Il pubblico continua ad acquistare i tagliandi per gara-2
Quasi 20mila biglietti venduti. Quasi perché la prelazione per gli abbonati scaduta domenica ha portato una parte di sostenitori del Catania a non comprare il tagliando nei settori di tribuna centrale ed Elité, mentre curve e tribuna B sono ormai sold out grazie alla riapertura della prevendita. Non è il numero che incide, perché alla fine lo stadio sarà affollato com’è sempre accaduto e non solo per le sfide più importanti. E, poi, chi oggi blatera sui social dicendo che diserterà la gara alla fine vorrà esserci. E’ il clima che si verrà a creare in gara-2 delle semifinali play off. Il confronto della lotta, della speranza, il duello con il tentativo di andare oltre si è trasformato in incubo.
Sperare di ribaltare il 4-0 sembra, adesso, fantascienza. Nel calcio esistono giornate strane, ma per i miracoli il Catania visto ad Ascoli non sembra attrezzato. Perché non vince in casa dal 22 febbraio (1-0 al Giugliano), perché nelle ultime due partite (Lecco e in casa dell’Ascoli) ha beccato 7 gol. Perché contro un avversario che sviluppa gioco dal centrocampo in su alla velocità della luce è difficile trovare la soluzione tattica per arginare e ripartire con lo stesso passo da marziani. Perché il gruppo etneo è stanco. La frase di Toscano è significativa: «Ho tentato di tirare il collo ai giocatori, ma abbiamo dato tutto» il suo pensiero subito dopo la partita del Del Duca.
Ha provato, il Catania, a resistere in una partita surreale. Chiara l’idea di chiudere sullo 0-0 il duello impari, visto l’incedere dell’Ascoli, per poi sfruttare l’effetto Massimino in gara-2. E anche dopo l’1-0 la squadra di Toscano – visibilmente inferiore in ogni zona del campo – ha tentato di limitare i danni. Missione ampiamente fallita.
Cosa aspettarsi domani sera? Rabbia, contestazione o attesa degli eventi per poi tracciare il bilancio definitivo al triplice fischio? La rabbia, il giorno dopo il confronto, è ancora palpabile. Un gruppo di tifosi ha provato ad aspettare la squadra al rientro dal volo Charter decollato da Pescara a tarda sera e atterrato nella notte per un confronto. Incontro ravvicinato che non è stato portato a termine.
Domani, invece, sarà inevitabile. Giocatori in campo, pubblico sugli spalti a pochi metri. Non ci aspettiamo un’accoglienza all’insegna del “forza ragazzi” ma ogni giudizio è sospeso per 90 minuti. Bisognerà osservare l’impatto sulla partita, il rendimento al di là del risultato. Gli ottimisti compongono strategie su carta: «Se facciamo subito l’1-0...» Lo stato delle cose è di tutt’altro tenore, ma aspettiamo. Aspettiamo.
I giocatori giurano che daranno l’anima per provarci (la frase finale di Di Tacchio dopo che il capitano ha chiesto scusa ai tifosi e alla città). Magari sbloccandola subito e mettendo ansia ai bianconeri. Sulle ipotesi più ottimistiche si costruisce ben poco, la realtà maturata nelle scorse ore è di una gara giocata a porta romana, con un atteggiamento imbarazzante, con una manifesta incapacità di reagire man mano che l’Ascoli usava il pallottoliere per tenere il conto delle realizzazioni.
Vero è che il Casarano, durante i play off, aveva perso in casa 2-0 contro il Renate ed è andato a vincere 3-0 fuori casa passando il secondo turno degli spareggi. Ma la base di partenza tattica e mentale di Ascoli e Catania è di ben altro livello.
Oggi ovviamente non ci sarà una vigilia “parlata” e il club rimarrà in silenzio. Rifinitura, la conta di chi sta meglio degli altri, con occhi puntati sulle condizioni non ideali di Cicerelli e di Casasola. Jimenez era diffidato e salterà la partita di ritorno contro i marchigiani.