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il caso

Arbitri, il ribaltone è servito: niente commissariamento per l'AIA

Il Collegio di Garanzia frena la FIGC: l'associazione non è acefala. Gravina, in prorogatio, non ha i poteri per forzare il reset della classe arbitrale

25 Maggio 2026, 22:09

22:10

Arbitri, il ribaltone è servito: niente commissariamento per l'AIA

Il destino dell’Associazione Italiana Arbitri imbocca una strada inattesa nel segno della continuità istituzionale.

In serata, il 25 maggio 2026, il Collegio di Garanzia dello Sport ha respinto l’istanza preventiva presentata il 13 maggio dalla FIGC, stoppando l’ipotesi di un commissariamento immediato della governance arbitrale.

La crisi era esplosa dopo la caduta di Antonio Zappi, eletto il 14 dicembre 2024 con una larga maggioranza (673 preferenze su 930) e uscito definitivamente di scena in seguito alla conferma, il 28 aprile 2026, di un’inibizione di 13 mesi.

Di fronte alla decapitazione del vertice, la Federazione Italiana Giuoco Calcio considerava la gestione commissariale l’unica via per azzerare e rifondare un sistema incrinato, sostenuta anche da una lettera del Comitato Nazionale AIA che denunciava un forte “clima di incertezza” e “non serenità”.

Il diritto sportivo, però, ha frenato le ambizioni della politica federale. Il no del Collegio si fonda su due capisaldi.

Primo: l’AIA non è acefala. Il vicepresidente vicario, Francesco Massini, insieme al Comitato Nazionale, è in carica e pienamente operativo.

Secondo: la posizione di Gabriele Gravina. Il presidente federale, avendo rassegnato le dimissioni e convocato l’Assemblea elettiva per il 22 giugno 2026, si trova in regime di prorogatio e dispone soltanto dei poteri di ordinaria amministrazione; in assenza di un’estrema urgenza derivante dall’incapacità di funzionamento dell’AIA, non è legittimato a imporre un commissariamento.

Ne scaturisce un paradosso istituzionale: mentre da più fronti si invocava un azzeramento, la cornice normativa ha preservato lo status quo.

L’articolo 9 del regolamento AIA prevede infatti che, in caso di decadenza del presidente, sia il vicepresidente vicario a traghettare l’associazione verso nuove elezioni entro 90 giorni.

Massini, che già a fine marzo aveva garantito l’operatività dell’apparato, vede così riconosciuta la propria linea dal massimo organo di giustizia sportiva.

Il baricentro si sposta ora dalla burocrazia al terreno operativo. La prova più impegnativa riguarda il calendario tecnico dell’estate 2026.

Prima delle elezioni, previste per la fine di luglio, la dirigenza transitoria dovrà assumere decisioni delicate su promozioni, avvicendamenti e nomine dei designatori per la stagione 2026/2027.

Il rischio concreto, in questa fase di passaggio, è che la contesa politica per il controllo degli organi tecnici si traduca in instabilità del settore arbitrale, con possibili ripercussioni già sul prossimo campionato.