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CALCIO

Il fallimento senza scuse del Catania, società assente e città tradita: Toscano lascia macerie e veleni

Il giorno dopo fa ancora più male: dentro il caos del club rossazzurro tra confusione, silenzi e scelte senza senso

28 Maggio 2026, 08:49

12:34

Il fallimento senza scuse del Catania, società assente e città tradita:  Toscano lascia macerie e veleni

Il mattino dopo la sconfitta del Catania brucia ancor più alla città, ai tifosi, all’ambiente. Il modo in cui la doppia gara è stata gestita è la foto esatta della stagione vissuta tra errori enormi e tentativi di tappare le falle.

Nella notte il commiato del tecnico Toscano, atteso un’ora e passa in sala stampa. Le sue parole – e le sue dimissioni - suonano come accuse verso tutto e tutti. A gennaio s’è rotto qualcosa. Si è passati dal feeling perduto con il club al tentativo di ritrovarlo dopo la scriteriata scelta di prendere Viali. “Certi giocatori non hanno compreso che vuol dire giocare a Catania” ha detto ieri il tecnico.

Verissimo. Ci aspettavamo anche uno “scusate, ho sbagliato” anche da parte sua. Così come ci aspettavamo, nella stagione dei silenzi e dei tempi sempre e costantemente sbagliati, che qualcuno della società si svegliasse (o meglio scendesse da questo piedistallo: sembra che il calcio a Catania non lo conoscesse nessuno e lo hanno importato loro...)  e venisse a parlare non tanto ai giornalisti, ma alla città. Sì, una volta tanto e a caldo.

Vedete, sì. E’ una questione di tempi. Come sempre, non solo sul campo, ma il Catania arriva sempre tardi sulle seconde palle. Sempre. Oggi chiedere scusa sarebbe stato un obbligo nei confronti di 20mila tifosi che sono arrivati lo stesso allo stadio dando fiducia per l’ennesima volta a un progetto che è stato fallimentare. Invece silenzio. Tempi sbagliati sempre.

Nella scelta di spiegare, per esempio, perché il logo non è stato acquistato. Nella scelta di tenere Toscano dopo il ko di Sorrento e poi cacciarlo contro il volere dei giocatori dopo il successo di Altamura. Tempi sbagliati anche quando hanno parlato. Quando, e ci vien da ridere amaramente, chiedemmo al dg Zarbano in conferenza stampa perché si caccia un allenatore dopo una vittoria e dopo che tutto il gruppo lo aveva difeso: “Non è una gara che determina le decisioni”. Una risposta che ci lascia di stucco ancora oggi. Zarbano, validissimo funzionario di banca che affiancò Preziosi, a Catania è diventato il signor no. Qualsiasi cosa non si fa, non è concessa.

E non solo vale per la prima squadra, ma anche per gli altri settori. La Primavera va in finale play off, ma nessuno può sentire che ne pensa Marco Biagianti, simbolo della catanesità, che nessuno può intervistare per pubblicizzare il lavoro del vivaio (forse perché è ben voluto e oscura i dirigenti che stanno in primo piano e nelle foto che vengono pubblicate su social e giornali?) La squadra femminile va in B e nessuno può sentire le ragazze promosse o l’allenatore per dare meriti, mica per fare scoop.

Il Catania ha affrontato l’80 per cento di trasferte senza l’addetto stampa, il fotografo, il videomaker, lasciati quasi sempre a casa. Erano in castigo o c’erano pochi soldi per portarli in trasferta mentre il codazzo attorno a Grella era sempre nutrito? E il nuovo capo della comunicazione, ha cercato di fare di tutto per tenere le fila della stagione. Ma questi signori vengono pagati per starsene a casa e non produrre? A che pro? La comunicazione che s’era dotata di un fuoriclasse è stata limitata perché lo stile british esige silenzi. E non spiegazioni alla città. Ma allora perché lo avete assunto?

Altro che comunicazione. Oggi quello che scrive il giornale non mi piace, oggi sì. E questo è quello che abbiamo vissuto, soprattutto dopo la doppia trasferta di Benevento e Salerno dove qualcosa s’è rotta perché abbiamo sempre mantenuto la schiena dritta senza scendere a patti.

Tempi sbagliati, sempre. Come le mancate dichiarazioni del vice presidente Grella, come la cacciata di ds Pastore a due turni dalla fine della stagione regolare. E qui c’è da esaminare un passaggio finissimo che riguarda Viali. Chiamato durante i due giorni di riposo concessi a tutti i dirigenti che, invece, avrebbero dovuto lavorare in sede. Pastore, dunque, non ha deciso l’assunzione di Viali. Ma chi allora? Il vice presidente avrebbe avallato l’idea di Zarbano. Ma che bella “pinsata” per non scrivere “cazzata”.

E, infatti, quando è tornato Toscano ha chiesto isolamento anche da chi era all’interno della società e guardava gli allenamenti. A Veronello è salito solo Grella. Che, magari, avrà visto che tipo di preparazione o di richiami, o di allenamento, ha fatto il Catania. Sbagliata. E su questo in pochi hanno parlato. Preparazione con i tempi errati, anche qui.

Sbagliati i tempi e le figure aggiunte a gennaio. Ponsi acciaccato, Cargnelutti inutile, Bruzzaniti strapagato e non funzionale al gioco, Miceli utile a sostituire Di Gennaro, Di Noia fotocopia di Di Tacchio mentre serviva almeno un altro centrocampista diverso dagli altri.

Sbagliati i tempi dei contratti. Come si fa un triennale a Caturano che ha 35 anni? Lasciamo stare acciacchi vari patiti, ma adesso come lo vendi? E a chi?

Il problema adesso è ripartire. Con chi? Senza Toscano, ovvio, ma visto che Pelligra rimane a Catania fino a fine mese, almeno lui, perché non si scrolla di dosso questa pletora di dirigenti che gli hanno fatto spendere 40 milioni di euro e parla alla città? Decidendo magari di fare piazza pulita e ripartire con un progetto che preveda finalmente tempi giusti.