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30 maggio 2026 - Aggiornato alle 22:06
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il trionfo

Il PSG nella leggenda: il bis in Champions League si compie ai rigori, Arsenal ko

A Budapest la squadra di Luis Enrique trionfa dal dischetto contro i Gunners dopo l'1-1 dei tempi regolamentari, confermandosi sul tetto d'Europa per il secondo anno consecutivo

30 Maggio 2026, 21:04

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Il PSG nella leggenda: il bis in Champions League si compie ai rigori, Arsenal ko

La Puskás Aréna di Budapest ha fatto da cornice a un epilogo da cuori forti. Il Paris Saint-Germain ha piegato l’Arsenal e ha conquistato la sua seconda Champions League consecutiva, un traguardo rarissimo in Europa e che mancava da otto anni.

Finale all’altezza delle attese: gara tattica, equilibrio costante e 1-1 dopo centoventi minuti di battaglia, prima della decisione dagli undici metri.

Nella serie dal dischetto l’errore conclusivo di Gabriel, che calcia alto, consegna il trofeo alla squadra di Luis Enrique, capace di bissare il successo di un anno fa contro l’Inter di Simone Inzaghi.

Scelte tecniche nel segno della continuità per il Psg: gli stessi giocatori di movimento che avevano iniziato la finale della scorsa stagione sono stati riproposti anche a Budapest, con Hakimi e Fabián subito in campo e il consueto tridente pesante davanti. Dall’altra parte, Arteta ha lasciato Calafiori in panchina, affidandosi a Havertz al posto di Gyökeres e schierando Lewis-Skelly per Zubimendi.

Avvio in salita per i parigini: al 6’ l’Arsenal passa con Havertz. Sul lungo rinvio di Marquinhos, il pallone carambola su Trossard all’altezza della metà campo e diventa un invito perfetto per il tedesco, che scappa sulla sinistra e fulmina Safonov con un sinistro sotto la traversa.

Il Psg prova a replicare con Fabián, impreciso su un tiro-cross radente, mentre i Gunners trovano terreno fertile nelle ripartenze: provvidenziale Safonov in uscita bassa sul cross teso di Saka, anticipando Trossard. Nel finale di frazione Nuno Mendes sfonda a sinistra e mette dentro, la difesa londinese respinge e Fabián, di testa, manda a lato.

La ripresa ricalca l’andamento precedente: possesso francese, coperta corta in termini di incisività, Arsenal attento e pronto a ribaltare l’azione. Arrivano i primi gialli, a Mosquera per perdita di tempo e a Saka per gioco falloso. Al 62’ l’episodio che cambia l’inerzia: scambio stretto tra Kvaratskhelia e Dembélé, ingresso in area del georgiano e fallo di Mosquera. L’arbitro tedesco Siebert indica il dischetto e Dembélé, uomo copertina del Psg, realizza l’1-1.

Subito dopo Arteta inserisce Gyökeres e Timber per Ødegaard e lo stesso Mosquera, ma sono i campioni in carica a sfiorare il sorpasso: scatto e sinistro di Kvaratskhelia deviato da Lewis-Skelly sul palo, quindi un’occasione importante per Vitinha. Col passare dei minuti prevale la prudenza e si va ai supplementari.

Nell’overtime Dembélé alza bandiera bianca e Luis Enrique getta nella mischia Gonçalo Ramos; l’Arsenal risponde con Eze e Zubimendi per Havertz e Lewis-Skelly. I Gunners prendono l’iniziativa e protestano per un contatto in area su Madueke, atterrato dopo un dribbling sulla destra: né Siebert né il Var ravvisano gli estremi per il rigore.

Il punteggio non si schioda e la Coppa si decide ai tiri di rigore. Dal dischetto emerge la maggiore consuetudine dei parigini a questi palcoscenici: impeccabili i francesi, mentre l’ultimo tentativo di Gabriel si spegne alto. Il Psg si conferma campione d’Europa per il secondo anno di fila.

Il confronto, anche “filosofico”, è stato evidente fin dai primi minuti: da un lato l’estro e la potenza del tridente Dembélé–Kvaratskhelia–Doué, dall’altro il controllo, il palleggio e la tenuta difensiva dell’Arsenal. Le palle inattive, curate con la solita maestria da Nicolas Jover, hanno creato più di un grattacapo ai francesi, che però hanno trovato solidità tra i pali in Matvey Safonov, all’altezza dell’eredità di Gianluigi Donnarumma. Alla lotteria dei rigori hanno fatto la differenza l’esperienza e la maturità internazionale della squadra di Luis Enrique, che spegne il sogno inglese e si consacra come il gruppo dominante di questo ciclo.