Calcio, Serie C
Catania, Pelligra vuole rilanciare: ma quanti dubbi sul nuovo ciclo
Il patron, ancora in Sicilia, ha intenzione di ricominciare la rincorsa per tentare la scalata in Serie B con Grella al suo fianco
Nelle prossime ore Ross Pelligra dirà qualcosa. Speriamo anche più di qualcosa. Ci auguriamo dica tutto quello che la gente vuole sapere. Il patron del Catania vuole rilanciare. Vedremo in che modo. Sa che dovrà sborsare altri soldi. Tanti, tanti soldi. E rinnovare intanto il comparto tecnico visto che Toscano andrà via e rifondare l’organico, magari tenendo i giocatori più affidabili e soprattutto funzionali alle idee del nuovo allenatore.
Il presidente è rimasto in Sicilia, ma si è preso qualche giorno di libertà. Oggi o domani dovrebbe (deve) chiarire da dove e da chi ricomincerà il cammino del Catania. In città e di conseguenza sui social infuriano i dibattiti. La gente è stanca, chiede che venga decapitata l’intera governance rossazzurra per tentare con uomini nuovi e con prospettive e idee diverse.
Una cosa è certa al di là di consigli e “speranze”. Vincenzo Grella rimarrà al timone come suo uomo in Sicilia e a Catania. E non solo perché detiene il 10 per cento delle azioni, ma perché gode della fiducia del patron. Anche se non ha ottenuto i risultati che la piazza chiedeva? Pare di sì. Non c’entrano le quote che hanno lui e il componente del CdA Mark Bresciano. Qui entrano tante componenti: fiducia, amicizia, un legame calcistico che la sera del successo in Coppa Italia, lo stesso Pelligra, atteso fuori dalla pizzeria in cui aveva festeggiato il trofeo, ci ribadì a chiare lettere: «Finché sarò a Catania, Grella resterà al mio fianco. Il giorno in cui andrà via lui, io sarò già tornato a casa ancor prima».
Il discorso, a distanza di anni, pare attuale. Per buona pace di chi addita – non a torto – il vice presidente come uno dei responsabili della mancata promozione per decisioni, strategie, avallo di acquisti e di licenziamenti, nomine cervellotiche di allenatori e successivi repentini ripensamenti. Compresi i ritardi con cui il Catania continua a non rilevare il logo. Ma è così importante rilevare il marchio se la società di Pelligra ne ha uno nuovo? Sì, assolutamente. Ed è una questione legata alla storia, innanzitutto, al principio che a Catania il logo è – come in ogni sede in cui si pratica calcio – un simbolo di appartenenza.
Ma si possono spendere 42 milioni senza mettere sotto processo chi ha, di fatto, gestito in sede l’attività in questi anni? Riferito non solo a Grella, ma a tutti coloro che oggi s’affannano a organizzare qualcosa di propositivo per “rimontare” senza che però dalla sede emerga il minimo particolare. Insomma Pelligra invece di affidarsi a 10 righe di nota «Sono legato al Catania, voglio rilanciare, saremo più forti e determinati di prima» (discorso che immaginiamo, mica abbiamo sbirciato tra le segrete carte in sede…) dovrebbe parlare alla città e sottoporsi a una serie di domande per spiegare, tranquillizzare i tifosi e in parte anche sé stesso. Perché il denaro sborsato è anche troppo se, poi, non si raccolgono risultati. E quasi puntualmente l’equazione denaro speso/vittorie spesso non funziona.
Altro particolare su ds e tecnico. Non ci sono ancora ufficialità, ma le voci di De Giorgio in panca cosa fanno presupporre? A un altro anno di tentativi e “poi si vede?” o sarebbe meglio puntare su un allenatore di provata esperienza?
Immaginate un De Giorgio, o un nome simile, che alla terza giornata - dopo due vittorie - pareggia fuori casa. Immaginate i discorsi su potenzialità limitate in una piazza chiamata a vincere. Non è detto che Tomei da Ascoli a Catania possa ripetere lo stesso percorso che ha portato il club bianconero in finale dei play off con il Brescia.
Qualcuno risponderà, giustamente, che il più vincente della Serie C (Toscano) a Catania ha fallito nell’arco di due campionati. E qui, francamente, nascono perplessità e grandi preoccupazioni che abbracciano ambiente, squadra, società, strategie, grandi nomi di giocatori logori fisicamente e la lista potrebbe continuare fino all’infinito.
A meno che nelle prossime ore il presidente illustrerà altre idee e strategie, come quella di ritentare un ciclo “morbido” come fu tentato con Tabbiani e dilazionato nel tempo. E a Catania dopo anni di Serie C e insuccessi funzionerebbe? No.