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Calcio e amarcord

Cinquant’anni dopo, la Coppa Italia torna a casa: Ravanusa festeggia i suoi eroi

Ravanusa, 50 anni dopo: la storica vittoria in Coppa Italia Dilettanti, il gol di Corrado Conti e il ritorno della coppa a ispirare i giovani

31 Maggio 2026, 22:51

23:00

Cinquant’anni dopo, la Coppa Italia torna a casa: Ravanusa festeggia i suoi eroi

C'era una volta una piccola città di quindicimila anime nel cuore della Sicilia che, nell'estate del 1979, fece tremare il calcio italiano. Ravanusa — comune dell'Agrigentino — compì un'impresa che nessuna squadra dilettantistica siciliana aveva mai osato sognare: vincere la Coppa Italia Dilettanti a livello nazionale, battendo in finale una robusta compagine mantovana a Camaiore, in Toscana, con il gol di un difensore netino trapiantato in terra agrigentina. Un gol solo, ma eterno.

Cinquant'anni dopo, quei ragazzi — oggi uomini dai capelli bianchi ma con gli occhi ancora accesi — si sono ritrovati a Ravanusa per celebrare insieme quella pagina di storia. Un abbraccio collettivo, una fotografia davanti alla statua dell'onorevole Salvatore Lauricella — il presidente che li portò al vertice del calcio amatoriale italiano — e la promessa che quella coppa tornerà presto tra le mani della loro città.

La coppa che torna: l'11 giugno a Caltanissetta

La notizia che ha scaldato il cuore di tutti i presenti: l' 11 giugno, nella cerimonia ufficiale di Caltanissetta condotta da Sandro Morgana, la Coppa Italia Dilettanti verrà riconsegnata simbolicamente a Ravanusa. E non finisce lì. A luglio è in programma una grande cerimonia cittadina, per raccontare alle giovani generazioni cosa accadde mezzo secolo fa, per far capire ai ragazzi delle tre scuole calcio locali — che oggi si impegnano con entusiasmo e risultati — che il sogno non è mai troppo grande.

«Questa coppa è un simbolo e un segno di attaccamento», hanno ribadito i protagonisti di ieri, consapevoli che la storia di una comunità si costruisce anche sui campi di calcio.

Il gol che vale mezzo secolo: Corrado Conti e la finale di Camaiore

Era il 30 giugno 1979. A Camaiore, in Toscana, circa mille tifosi ravanusani avevano percorso oltre 1.300 chilometri in pullman, in aereo, in treno per sostenere i propri beniamini. Dall'altra parte c'era la Jag Gazoldo Goito, squadra mantovana robusta e tecnicamente preparata.

La partita fu sofferta, tesa, avara di reti. Ma al 37' della ripresa, Corrado Conti — difensore di Noto trapiantato a Ravanusa, già in forza dal 1978 — trovò il gol decisivo. Uno a zero. Per la prima volta nella storia del calcio siciliano, una squadra dilettantistica vinceva la Coppa Italia nazionale.

Il triplice fischio scatenò una festa indimenticabile: il presidente Lauricella ricevette dalle mani del presidente della Lega l'ambita coppa, mentre i giocatori venivano portati in trionfo per le vie della città.

I protagonisti: una rosa di campioni prestati a Ravanusa

Quella squadra era un mosaico umano straordinario: giocatori arrivati da tutta Italia, uniti da un allenatore visionario e da una città che li aveva adottati con orgoglio.

In porta c'era Pasquale Macrì, originario di Crotone, definito dalla stampa dell'epoca «uno dei più preparati portieri della promozione in Sicilia». Al suo fianco si formava il giovane Gaetano La Greca, di Campobello di Licata. Completavano il reparto Angelo Loggia, portiere di casa, e Franco Chinnici, di Belmonte Mezzagno nel palermitano.

La difesa era guidata dal capitano Totò Di Bella, canicattinese classe 1948, al suo secondo ciclo di giovinezza con la maglia biancorossa. Accanto a lui: Armando Lupò, lentinese; Fedele Amato e Tommaso Catania, entrambi licatesi; Saro Todaro, terzino ex Acireale di Santa Venerina; Pippetto Vincenzo Sangiorgio, il libero lentinese; e naturalmente Corrado Conti, l'autore del gol che valse la storia.

A centrocampo il motore della squadra girava attorno a figure di grande personalità: Antonio Mocciaro, di Gangi; Luciano Amoroso, palmese che tutti simpaticamente definivano "il calabrese" e che oggi vive a Lentini; Peppe Romeo, palermitano; Peppe Giarrana, tornante ravanusano; Alfredo Mattina, di Racalmuto; Otello Ribellino, mezza punta nissena; e Totò Buccheri e Salvatore D'Aquino, entrambi di formazione palermitana.

L'attacco era il fiore all'occhiello: Michele Belfiore, siracusano trapiantato a Ravanusa, capocannoniere della Coppa con sei reti (ne realizzò due nella semifinale nazionale col Cesenatico, offrendo anche assist e giocate di qualità); Luciano Visentin, punta originaria di Rovigo; Roberto Tarascio, attaccante priolese; e Aldo Di Maria, ennese. Sulla fascia si muoveva anche Stefano Fusca, difensore netino.

Quante risate cinquant'anni dopo

Stamani si sono ritrovati i campioni di allora e anche chi fu protagonista a Ravanusa ma non necessariamente in quelle finali, "perché Ravanusa e quel gruppo ti hanno lasciato ricordi speciali ed è stato bello esserci", hanno ribadito i vari Antonio Mocciaro, Filippo Muscio, Corrado Conti, Armando Lupò, Luciano Amoroso, mister Mario Vitale, Angelo Loggia, Peppe Giarrana, Michele Belfiore, Aldo Di Maria, Peppe Romeo, Franco Chinnici, Totò Buccheri, Alfredo Mattina, Otello Ribellino, Fedele Amato e Tommaso Catania. Tutti attorno a un tavolo, non prima però di essere stati ricevuti in Comune ed essersi fatti immortalare davanti alla statua dell'onorevole Lauricella proprio davanti all'ingresso del Palazzo di città.

La semifinale: rimonta epica sul Cesenatico

Prima di arrivare a Camaiore, il Ravanusa aveva compiuto un'altra impresa memorabile. Dopo aver perso 0-2 all'andata contro il Cesenatico, i biancorossi ribaltarono tutto nella gara di ritorno con un roboante 4-0: a segno Tarascio, Macrì e una doppietta di Belfiore. Una rimonta che aveva già il sapore dell'impresa storica.

Il mister e il presidente: Carlo Baio e Salvatore Lauricella

Dietro ogni grande squadra c'è un grande allenatore. Carlo Baio fu l'artefice tattico e umano di quel miracolo sportivo. Scomparso nel tempo che passa, è stato ricordato con commozione dai suoi ragazzi, rappresentato idealmente da Mario Vitale di Licata, che in quegli anni ne fu il secondo.

E poi c'era lui: l'onorevole Salvatore Lauricella — sindaco di Ravanusa, deputato nazionale, ministro della Repubblica, presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana — che della squadra fu presidente appassionato e mecenate generoso. La sua statua davanti al municipio è stata lo sfondo naturale della foto di gruppo dei reduci, un cerchio che si chiude a cinquant'anni di distanza.

Il futuro: i giovani e il sogno che non muore

Alle celebrazioni hanno partecipato il Sindaco di Ravanusa Salvatore Pitrola, l'Assessore allo Sport, Cultura e Istruzione Rocco Carlisi e l'Assessore alla Solidarietà Sociale Giovanni Di Caro, a testimoniare come quella coppa non sia solo memoria, ma linfa viva per il presente.

Tre scuole calcio locali oggi lavorano ogni giorno per formare i campioni di domani. E quando a luglio la coppa tornerà tra le braccia della città, quei bambini con i tacchetti ai piedi potranno toccare con mano la prova che Ravanusa, una volta, ha già cambiato la storia del calcio italiano.

E potrebbe farlo ancora.