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La storia

Demoleon, un cameriere in nazionale. Dalla Serie D in Sicilia alle gare col Madagascar

Umiltà e sacrificio. «Dopo la retrocessione ad Acireale ho cercato lavoro. Mi ha cercato il tecnico e non ci credevo». «In città sto bene, quando il datore di lavoro mi ha “esaminato” era incredulo»

01 Giugno 2026, 09:07

09:10

Demoleon, un cameriere in nazionale. Dalla Serie D in Sicilia alle gare col Madagascar

Dalla retrocessione all’attività di cameriere cercato in modo classico: nelle pagine delle proposte di lavoro. Adesso, però, Louis Demoleon è in nazionale. Lo ha chiamato il ct del Madagascar, suo Paese d’origine, per due gare amichevoli contro Marocco e Uganda domani e l’8 giugno. La storia di Demoleon, difensore centrale, ultima stagione ad Acireale è un mix di tenacia, umiltà, di sopravvivenza e di una speranza mai messa da parte.

La convocazione in nazionale è una sorpresa.

«Una bella sorpresa. Mi hanno chiamato il team manager della Federazione malgascia e due giorni dopo l’allenatore. Sono rimasto sorpreso dato che con l'Acireale, si sa, la stagione non è andata benissimo».

Dalla retrocessione in Eccellenza alla nazionale: un salto enorme.

«Neanche io me lo aspettavo, però ho lavorato per far parte parte di questo gruppo. Quindi sono contento».

Finita la stagione ad Acireale in che modo si è tenuto in forma?

«Mi sta dando una grande mano il preparatore atletico che ho avuto quest'anno. Si chiama Pierangelo Leotta. Mi aiuta sul campo tra parte tecnica, parte atletica, palestra».

Finito il campionato, la squadra è retrocessa. Nel frattempo è andato a lavorare in un locale.

«Esatto».

Ad Acireale. Perché?

«È qualcosa che ha fatto parlare un po' (ride, ndr) però io sono sempre stato abituato a lavorare. Non soltanto ad Acireale. Chi mi conosce sa che sono un ragazzo che ha sempre fatto tutto per la propria famiglia. Ho moglie e due figli».

Ed è rimasto in città.

«Mi è sembrato spontaneo cercare lavoro, anche perché ad Acireale con gli abitanti e con i tifosi sto molto bene. La mia famiglia pure. Quindi sono andato a lavorare proprio in centro ad Acireale».

Tra l'altro l’ha cercato proprie lei il lavoro.

«Io io l'ho cercato, l'ho voluto fortemente».

E quando il datore di lavoro, che è di Acireale, l’ha vista spuntare per un colloquio, ha detto: "Ma tu non giochi a pallone? Che ci fai qua?"

«Secondo me un po' era rimasto sorpreso. Poi ha visto il mio il mio curriculum, e quindi sicuramente sì, ecco, si è fatto due domande. Però è andata bene, è un proprietario top».

Ha svolto altri lavori.

«Il cameriere quasi sempre. Che tra l'altro è un’attività che mi piace. Mi fa stare vicino alla gente, al loro servizio. L’ho fatto a Sant'Agata di Militello, a Molfetta, anche a Enna».

Ma è più faticoso giocare a pallone o servire ai tavoli?

«Eh siamo lì, siamo lì! È una fatica diversa. Sono faticosi entrambi, dipende il modo in cui si affrontano».

Lei è cresciuto nell’isola della Réunion, il posto in cui è nata mamma.

«Adesso vivo in Sicilia sempre vicino al mare. Forse questa è stata una scelta ponderata, fortemente voluta. La Sicilia, sia a livello di paesaggi che che di rapporti con la gente, a me e alla famiglia ricorda un po’ la nostra isola. Questo calore, il mare, la cultura ci avvicinano al clima di casa nostra».

Che cosa si augura per la stagione ventura?

«Intanto di di fare meglio a livello di obiettivo e di squadra. Per ora penso alle mie prossime due partite con la Nazionale».

Non è la prima volta.

«Ne avevo giocate già altre dieci».

Prima di partite cosa le hanno detto i suoi compagni di squadra e gli amici del locale in cui lavora?

«Di trasmettere loro gli orari ed eventualmente i canali della diretta tv perché faranno il tifo per me».