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Finals NBA, Spurs contro Knicks: perché Wembanyama è molto più di un "Alieno"

Il centro francese è diventato un vero e proprio "giocatore-sistema", un dominatore psicologico che costringe gli avversari ad alterare le traiettorie e riscrive le leggi fisiche sul parquet

01 Giugno 2026, 13:35

13:40

Finals NBA, Spurs contro Knicks: perché Wembanyama è molto più di un "Alieno"

Il 3 giugno 2026, al Frost Bank Center, scatta la serie per il titolo NBA tra San Antonio Spurs e New York Knicks. Un confronto che richiama alla memoria il 1999, quando l’era di Tim Duncan inaugurava il proprio palmarès in una lega dai ritmi più lenti e dai punteggi contenuti. Ma a 27 anni di distanza non si tratta di un esercizio di nostalgia: queste Finals rappresentano il manifesto della nuova geografia del basket statunitense.

Sul fronte Spurs, la rifondazione è da manuale. Dalle 22 vittorie del 2023-24, San Antonio è salita a 34 nell’annata successiva fino a un impressionante 62-20 in questa regular season. Un’ascesa coincisa con una transizione in panchina senza scosse: il 2 maggio 2025 Gregg Popovich ha lasciato l’incarico di head coach dopo 29 stagioni, passando il testimone a Mitch Johnson e assumendo la carica di presidente delle operazioni cestistiche. L’eredità di “Pop” non si è dispersa, ma si è tradotta in una struttura solida che Johnson ha saputo guidare con autorevolezza.

Al centro dell’universo Spurs splende Victor Wembanyama. Il lungo francese non è solo un “alieno”, ma un autentico “giocatore-sistema”, capace di piegare a proprio favore le geometrie del gioco. Archiviato l’incubo di un coagulo sanguigno diagnosticato a inizio 2025, a 22 anni ha raggiunto la consacrazione definitiva. Nella durissima serie vinta in gara-7 contro i campioni in carica degli Oklahoma City Thunder, Wemby ha viaggiato a 28,2 punti, 11,8 rimbalzi, 3,6 assist e 3,0 stoppate di media, meritandosi il premio di MVP della finale di Conference. Accanto a lui, non solo talento grezzo ma una crescita corale che esalta i giovani come Stephon Castle e i veterani come De’Aaron Fox, decisivi nonostante qualche acciacco.

Dall’altra parte, i New York Knicks hanno dominato la Eastern Conference con un percorso inarrestabile: undici successi di fila ai playoff e uno spietato 4-0 ai danni dei Cleveland Cavaliers hanno aperto loro le porte delle Finals. A guidare il ritorno al vertice della metropoli è Jalen Brunson, eletto MVP della Eastern Conference (Trofeo Larry Bird) grazie a 25,5 punti e 7,8 assist di media, regista e leader emotivo del gruppo. Il contorno newyorkese è formidabile per versatilità difensiva e minaccia perimetrale, grazie agli innesti di Karl-Anthony Towns, Mikal Bridges, OG Anunoby e Josh Hart. Resta però un’incognita pesante per i Knicks: l’assenza sotto canestro di Mitchell Robinson, out per la frattura del mignolo della mano destra. Una defezione che pesa nella gestione fisica di Wembanyama vicino al ferro.