Calcio
Barrientos, dall'Argentina ancora segue e incoraggia il Catania: «Tutti uniti dentro e fuori campo, il club merita tanto»
Il Pitu parla dei suoi trascorsi in rossazzurro. «Ho vissuto momenti bellissimi, spero che il club possa ottenere i risultati che merita»
Considerando le qualità che aveva, non c’era spazio per due frontman sullo stesso palco. Pablo Barrientos si trova in Argentina e, fin qui, nulla di strano: detto così non fa notizia. Però, se riavvolgiamo il nastro e condensiamo tutti i ricordi in un’unica immagine, viene subito in mente quell’esterno che, con un dolce tiro da fuori area, si insacca in rete per lo 0-1 del Catania a Lecce. Al C.A.I. di Comodoro Rivadavia iniziano a chiamarlo “Pitu”, il Puffo che cresce ma non invecchia mai, proprio come da sua caratteristica. Alle prime armi da calciatore tendeva a giocare sottopunta, salvo poi arretrare sulla trequarti: giusto così. Tra qualche giorno ci sarà l’esordio della Selección argentina ai Mondiali, e Barrientos sarà costretto a lanciare una monetina per scegliere il miglior giovane del gruppo di Scaloni.
Barrientos, il calcio fa ancora parte della sua vita?
«Resta la mia passione più grande, considero questo sport un aspetto necessario che non può mai mancare. Giocando o meno resto un grandissimo fan, seguo tutto e cerco di tenermi sempre aggiornato».
Il suo nome a Catania è ricordato ancora oggi. Si tratta della tappa più importante della sua carriera?
«È stata la fase di maggior successo della mia vita. Sono riuscito a rialzarmi dopo tanti momenti difficili, soprattutto a causa degli interventi al ginocchio. Per me il vero successo significa saper superare le difficoltà e trovare la forza di riprovarci. Ringrazio Dio per avermi dato l'opportunità di vivere tutto questo in un luogo meraviglioso, circondato da persone straordinarie».
Altro anno di C per il Catania, ha avuto modo di seguire la squadra? C’è una chiave per risollevarsi?
«Seguo sempre con grande attenzione le vicende del Catania. Credo che la chiave per crescere e raggiungere risultati importanti debba essere sempre l'unione, dentro e fuori dal campo. Il club merita tanto per la sua storia, per i suoi valori e per tutte le cose belle che rappresenta. Mi auguro davvero che gli obiettivi prefissati possano essere raggiunti».
Spesso dicevano che lei giocasse con la testa alta per servire i compagni, mentre Gomez guardava la palla per saltare l’avversario. Vi completavate a vicenda?
«Il Papu è stato un giocatore straordinario, capace di far vincere una partita in qualsiasi momento con una giocata. Io non avevo quella qualità. Avevo bisogno molto di più dei miei compagni per dare il meglio, lui era in grado di inventare qualcosa e fare la differenza anche senza dipendere da nessuno. Era davvero un calciatore fuori dal comune».
Tra qualche giorno inizierà il Mondiale: guarderà l’Argentina di Messi? Chi sono le favorite?
«Abbiamo sempre grande fiducia nella nostra Nazionale, non vedo una favorita. Seguirò qualche partita, perché rappresenta il mio Paese e ci tengo a sostenerla. La mia attenzione però è rivolta soprattutto a ciò che riguarda il mio club, il Jorge Newbery, e il San Lorenzo. Sono le due squadre che occupano il posto più importante nel mio cuore».
Nico Paz, Barco, Almada… quale giovane della Seleccion apprezza?
«Ho un debole per Almada. Mi sembra un giocatore di livello globale. Ha qualità tecniche e visione di gioco che lo rendono speciale. Ma mi permetta una cosa molto importante».
Prego.
«È triste che l’Italia non sia riuscita a qualificarsi per il Mondiale. Bisognerebbe riflettere e analizzare a fondo se non si stia, in qualche modo, perdendo quella fame di gloria e quello spirito competitivo che fanno la differenza a questi livelli. Rappresentare il proprio Paese è un onore enorme, qualcosa che va oltre il calcio stesso, e richiede sempre il massimo impegno e la massima ambizione».
È un problema di giovani o c’è dell’altro?
«Mi piacerebbe vedere come sono le fasi formative dei ragazzi, per fare un’analisi più completa. La cultura calcistica, è qualcosa che si costruisce fin dalle basi e influisce profondamente sul modo in cui i giocatori crescono e interpretano il gioco».
Quando verrà a Catania?
«Ho promesso a mia moglie che torneremo a Catania con nostro figlio. Spero presto, perché è qualcosa che sento davvero importante per noi. Sono sicuro che, sia il giorno in cui arriverò sia quello in cui me ne andrò, mi scenderà una lacrima. È un posto che mi ha dato tanto».