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il caso

Terremoto sul calcio mondiale: Platini denuncia i vertici FIFA

A pochi giorni dal Mondiale 2026, l'ombra dei tribunali si allunga su Gianni Infantino. L'ex campione francese ha chiesto anche i danni milionari per l'inchiesta che gli spezzò la carriera

08 Giugno 2026, 21:01

21:10

Terremoto sul calcio mondiale: Platini denuncia i vertici FIFA

Talvolta una carriera non si chiude sul rettangolo di gioco, ma tra le carte di un tribunale. Alla vigilia del Mondiale 2026 in Nord America, Michel Platini ha scelto il momento più incisivo per sferrare la sua controffensiva nei confronti dell’attuale presidente della FIFA, Gianni Infantino. L’ex fuoriclasse francese, già numero uno della UEFA, non cerca soltanto una resa dei conti personale: punta a diradare le ombre su uno dei capitoli più controversi della recente storia del calcio globale.

La mossa è dirompente: in Francia Platini ha depositato una denuncia con costituzione di parte civile per “traffico di influenze” e “denuncia calunniosa” contro Infantino e due ex alti dirigenti della FIFA, Marco Villiger (già direttore legale) e Domenico Scala (ex presidente dell’audit e compliance). Questo iter impone la nomina di un magistrato inquirente, avviando una fase d’indagine più profonda e penetrante rispetto alle precedenti iniziative giudiziarie. Parallelamente è stata annunciata un’azione civile per ottenere dalla FIFA il risarcimento dei danni.

Il cuore della vicenda riporta al biennio 2015-2016. All’epoca Platini era considerato l’erede naturale di Sepp Blatter alla guida della Federazione internazionale, ma venne travolto da un’inchiesta svizzera relativa a un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri ricevuto nel 2011. Quelle accuse infransero la sua corsa alla presidenza, gli valsero una sospensione in ambito sportivo e spianarono la strada all’elezione del suo ex segretario generale alla UEFA, proprio Gianni Infantino.

Oggi quel castello accusatorio è crollato: la giustizia elvetica lo ha assolto in primo grado nel 2022 e in appello nel marzo 2025, riconoscendo l’esistenza di un accordo verbale pregresso. La vicenda si è chiusa con la rinuncia del Ministero pubblico a ulteriori impugnazioni.

Forte di una piena riabilitazione penale, Platini rovescia la narrazione: sostiene che l’indagine del 2015 non sia stata il frutto di verifiche ordinarie, bensì l’esito di una lotta di potere mirata a neutralizzarlo politicamente. A corroborare questa tesi sarebbe anche la testimonianza di un ex dirigente FIFA, che avrebbe ammesso l’esistenza di una “strategia” interna pensata per sbarrargli la strada verso la presidenza.

La nuova iniziativa giudiziaria sposta quindi l’attenzione dalla domanda “se Platini fosse colpevole” a “chi abbia beneficiato della sua caduta e con quali strumenti”, riaccendendo i riflettori sulle zone d’ombra della gestione Infantino. Negli ultimi anni, l’attuale vertice della FIFA è già stato sfiorato in Svizzera da procedure relative a incontri non verbalizzati con magistrati e da denunce incrociate, alimentando il sospetto di rapporti non sempre lineari tra calcio e giustizia. La guerra per il controllo del pallone mondiale ha appena giocato una nuova, pesante mossa.