L'intervista
Mondiali, Adani: «Le europee favorite. Ma attenzione alla mia Argentina»
Per il commentatore Rai la gestione ad interim di Silvio Baldini ha dato una speranza al calcio italiano
Pensare in maniera anticonvenzionale e fuori dagli schemi prestabiliti. In questo Lele Adani è un maestro. Come lo è quando parla e racconta di calcio. Il suo calcio con la “F”, frase divenuta celebre grazie a una canzone da lui interpretata nell’estate del 2022, si ispira al football argentino di Maradona, Messi, Ángel Di María, Enzo Fernández, alle sfide tra Boca Junior e River Plate fino ad arrivare al “Loco” Bielsa, da lui definito un filosofo del calcio.
Terzo mondiale di fila senza Italia. Un flop che ha scosso nuovamente le fondamenta del nostro calcio.
“Quando un fallimento si ripete, smette di essere un incidente e diventa un segnale. E quando il segnale viene ignorato, come è stato nel nostro caso, il rischio è quello di scambiare la causa con l’effetto. Dare la colpa a un rigore fallito o a un capriccio della sorte è un errore, perché la Nazionale non è il problema ma il sintomo. Il punto d’arrivo di una filiera che ha deciso di curare le foglie anziché le radici”.
E le radici sarebbe i settori giovanili?
“Se diamo uno sguardo al passato, vediamo che per decenni il calcio italiano ha pescato ovunque: nei campetti sterrati, negli oratori, nei quartieri difficili, nelle periferie e in provincia. Oggi quei luoghi contano sempre meno. Perché? Semplice. Non producono punteggi federali, non migliorano i ranking, non garantiscono ritorni economici. Sono fuori da un sistema che ha trasformato uno sport che, storicamente, era accessibile a tutti a uno che basa le sue scelte iniziali solo su base economica. Oggi far giocare un bambino a calcio non è più una scelta emotiva. É una decisione economica”.
Eppure la Nazionale di Baldini e l’under 17 di Franceschini, hanno dimostrato che il calcio italiano ha tanti giovani di talento.
“É vero. Ma il problema spesso è stato lo scalino tra Under 21 e nazionale maggiore. Spero che da ora la strada sia meno ripida. L’Italia di Baldini non ha distrutto, ma ha certamente messo in dubbio una serie di abitudini stantie del calcio italiano. In dieci giorni ha regalato a tutti una speranza per il futuro e qualcosa di più. Quella che ci ha fatto vivere Baldini è stata una bella storia. Una storia di lavoro, di sogni, di merito. Non ha alleviato l’amarezza della notte di Zenica, ma questi ragazzi ci hanno insegnato che non è così importante il risultato, ma lo è la maglia azzurra che non è un premio da esibire, ma una responsabilità da onorare”
Oggi ti imbarcherai per gli States per raccontare un Mondiale con tante novità: già squadre, sei fusi orari e che si disputerà in tre paesi. Che competizione ti aspetti? Più attenta allo spettacolo o all’aspetto finanziario?
“Lo showbiz non potrà impossessarsi della potenza del football. Come sempre accade nel calcio, qualsiasi business quando arriva un Mondiale va in secondo piano. La bellezza di questo gioco avrà la meglio su distanze, orari e tanto altro. Anche questa volta sarà uno spettacolo dentro e fuori.
Chi vedi favorita? In assenza dell’Italia, penso che punterai sull’Argentina.
“Non vedo una favorita assoluta. Lo capiremo nel corso del torneo, nel quale saranno determinanti una serie di fattori: dalle condizioni atmosferiche agli infortuni. L'Argentina non la vedo tra le favorite. La vedo più consapevole e con giovani maturi, ma anche con degli elementi importanti che, però, hanno quattro anni in più. Attenzione, però, perché la Selección ha tanti giocatori che potrebbero invertire i pronostici. La vedo più consapevole e con giovani più maturi ma anche con vecchi che hanno quattro anni in più Uno di questi è Nico Paz, che quest’anno nel Como ha confermato di essere un prospetto molto interessante. Delle europee vedo meglio Inghilterra e Francia per tanti motivi e per delle motivazioni di queste due nazionali che alla fine potrebbero fare la differenza”.
Montella, Cannavaro e Ancelotti. Un pizzico di Italia sarà presente.
“Sono molto curioso di vedere il Brasile di Carlo (Ancelotti, ndr) che certamente reciterà una parte da protagonista. Ha troppi giocatori di qualità per non poter fare bene. Montella e Cannavaro, sono la conferma che dal punto di vista tecnico il nostro Paese ha ancora molto da dare. Turchia e Uzbekistan avranno percorsi diversi. Ultima cosa legata all’Argentina. Si sottolinea troppo poco l'assenza di Di Maria: il giocatore che crea, che fa saltare il banco. El Fideo è uno che è sempre stato decisivo nelle finali. Ecco perché l'Argentina non la metto proprio in prima fila, ma in seconda dietro a Francia, Spagna e Brasile. Alla fine e come sempre “padre tempo” ci dirà chi avrà lavorato e preparato meglio questo mondiale”.
