intervista esclusiva
Justin Davis senza filtri: il Messina tra passato, presente e futuro
Dagli esposti presentati contro il club ai documenti "riservatissimi" inviati alle società concorrenti. E poi il ripescaggio e il nuovo direttore sportivo, il futsal e la femminile
Prima la nota sui canali social, poi un'intervista "a cuore aperto" con lasicilia.it. Il presidente del Messina, Justin Davis, dall'Australia, rilancia le ambizioni del club sul presente e il futuro dell'Acr e lo fa "senza filtri" ma con la voglia di trasmettere ai tifosi e alla città la sua voglia di riscatto dopo la retrocessione nello spareggio di Ragusa.
"È stata una delle pagine più tristi della mia carriera da imprenditore. Ho passato la notte tra gli incubi, lo ammetto. Nella vita sono già caduto altre volte, ma mi sono sempre rialzato con slancio, lavorando e facendo sacrifici. Per il lunedì successivo avevo in programma un appuntamento con un importante direttore sportivo per pianificare la stagione 2026/2027: purtroppo ci siamo dovuti salutare. Gli ho detto solo una cosa: che ci saremmo rivisti presto. Perché noi non molliamo mai".
In questo mese cosa è stato fatto concretamente?
Abbiamo lavorato incessantemente sull’organizzazione e sulla pianificazione della stagione 2026/2027. Abbiamo convinto i nostri partner commerciali a darci fiducia, presentando un programma serio e concreto. E soprattutto abbiamo saldato tutte le spettanze della stagione 2025/2026 con un mese di anticipo, predisponendo tutti i pagamenti per farci trovare pronti a un eventuale ripescaggio".
A proposito di ripescaggio: quanto è realistica questa strada?
"È una strada ardua, sarei disonesto a dire il contrario. Ci saranno almeno 15-18 squadre che presenteranno domanda di ripescaggio. Ma l’ACR Messina, per bacino d’utenza, per lo stadio e per i trascorsi recenti nei campionati professionistici, vanta un punteggio più che discreto. E c’è un valore aggiunto che fa la differenza: l’ACR Messina non ha un solo euro di debito".
Chi guiderà il club nella nuova stagione?
"Ho piena fiducia in Morris Pagniello, che anche quest’anno sarà il Direttore Generale alla guida del club. È stato lui a volere fortemente il progetto Messina: senza Morris non avrei mai fatto questo investimento. Per la direzione sportiva abbiamo individuato un profilo importante, con le idee già chiare su squadra e staff. Non posso farne il nome perché il professionista è ancora tesserato, e noi siamo una società corretta. Quel che posso dire è che allestiremo una squadra di primissimo livello, sia in caso di Eccellenza sia in caso di Serie D. Finalmente possiamo lavorare come vogliamo e con le persone che vogliamo".
Avete ereditato una situazione complicata. Ci spiega cosa avete trovato?
"Abbiamo ereditato una squadra con tantissimi problemi, destinata a fallire: contratti con ingaggi insostenibili e clausole assurde. Erano previsti addirittura dei premi nonostante la retrocessione. Abbiamo pagato 40 mila euro di premi che qualche “scienziato” aveva inserito nei contratti, riconoscendoli a giocatori con appena 10 presenze, a fronte di compensi che sfioravano i 4.000 euro netti. Eppure c’è chi si definisce eroe".
Lei ha parlato in passato di “mele marce”. A cosa si riferisce?
"Attorno alla società ruotavano persone — a bilancio per 2.200 euro al mese, nonostante una società sull’orlo del fallimento — che hanno danneggiato continuamente il Messina: ben otto esposti alla Procura Federale. Non solo: sono stati inviati documenti riservatissimi, in loro esclusivo possesso, a squadre concorrenti, con il solo fine di danneggiarci. La nostra caparbietà e l’amore per Messina hanno però prevalso su tutto. Abbiamo combattuto colpo su colpo, ingaggiando i migliori avvocati del panorama italiano, che stanno ribattendo punto per punto. Sono andato personalmente a Roma alla famosa udienza sul caso Reggina e devo complimentarmi con i miei legali e consulenti, che hanno svolto un grande lavoro dimostrando le nostre ragioni".
Il progetto non si ferma alla prima squadra. Cosa avete in cantiere?
"Stiamo lavorando a un settore giovanile importante: finalmente Messina avrà il suo, dall’Under 19 fino ai Piccoli Amici. Inseriremo anche sessioni di futsal per i più piccoli e una nuova metodologia spagnola. È un investimento sul futuro della città".
E sul fronte del futsal c’è una novità…
"Sì, e ne siamo orgogliosi. Mesi fa abbiamo chiuso una collaborazione con gli amici del Messina Futsal, che lo scorso anno hanno vinto il campionato: il loro sforzo andava premiato. Così è nato l’ACR Messina Futsal 1900, che disputerà il campionato di A2 élite. È il primo caso in Italia in cui un club di calcio acquisisce una squadra di futsal. Fabrizio Caratozzolo, Giovanni Pinizzotto e Alessandro De Domenico allestiranno un roster competitivo: vogliamo che Messina raggiunga la massima serie anche nel futsal e che già il prossimo anno si lotti per vincere".
Si parla anche di calcio femminile.
"Ci saranno importanti novità anche nel calcio femminile, ma al momento non posso anticipare nulla: siamo in fase di chiusura. A tempo debito comunicheremo tutto".
Il nodo stadio: a che punto siete con il Celeste?
"Giocare al Celeste sarà sicuramente un’arma in più. Abbiamo già avviato delle interlocuzioni con il sindaco Federico Basile, a cui abbiamo inviato l’intero programma sportivo della stagione 2026/2027, con progetti e budget. Gli abbiamo ribadito quanto sia importante che il Messina rientri a casa sua e possa sviluppare al Celeste tutte le sue attività. E ci siamo detti disponibili a investire per completare alcuni lavori di cui la struttura ha bisogno".
Un messaggio per la tifoseria
"Messina ha una tifoseria delusa, amareggiata, arrabbiata e disillusa. Questa sarà la nostra prima vera stagione, dopo il dramma sportivo della scorsa annata. Non voglio fare proclami: voglio solo trasmettere serietà e professionalità, dopo oltre vent’anni di nulla. Messina è una città particolare, con una tifoseria che ama: se vede le cose fatte bene ti dà il cuore, dentro e fuori dal campo. Ma se percepisce poca serietà e poca chiarezza, iniziano a circolare voci di corridoio che destabilizzano l’ambiente. Questa città mi è entrata nel cuore: il calore della gente è qualcosa di unico. È una città ferita da troppi anni di calcio mal gestito, ma insieme possiamo essere una forza".