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MONDIALE

Coppa del Mondo: Fratelli diversi, ovvero quando il mondiale è un affare di famiglia

Un intreccio di legami familiari, migrazioni e appartenenze che racconta perfettamente il calcio globale del XXI secolo

11 Giugno 2026, 15:16

15:20

Coppa del Mondo: Fratelli diversi, ovvero quando il mondiale è un affare di famiglia

Il Mondiale 2026 non sarà soltanto la vetrina delle grandi stelle del calcio internazionale. Tra le curiosità più affascinanti della competizione, dove parteciperanno 1248 giocatori, spicca la presenza di ben sette coppie di fratelli, potevano essere 8 se non fosse arrivato in extremis il forfait di Jurrien Timber per l’Olanda, alcune unite dalla stessa maglia nazionale, altre divise da scelte sportive e identitarie differenti. Un intreccio di legami familiari, migrazioni e appartenenze che racconta perfettamente il calcio globale del XXI secolo.

Galletti transalpini

La coppia più celebre è senza dubbio quella formata da Theo e Lucas Hernandez con la Francia. I due difensori, protagonisti ai massimi livelli del calcio europeo, rappresentano uno dei simboli della nazionale transalpina e vivranno insieme un'altra avventura mondiale dopo le esperienze degli ultimi anni. L’ex Milan Theo, 28 anni, si è fatto apprezzare per le sue doti offensive nel ruolo di terzino sinistro anche al Al Hilal, dove ha giocato nell’ultima stagione. Lucas, 30 anni, oltre che da esterno di fascia in difesa può anche fare il centrale. Oltre a essere in una delle 7 coppie di fratelli al torneo, il maggiore degli Hernandez è anche uno dei 22 giocatori al Mondiale 2026 ad aver già sollevato la coppa: ci è riuscito nel 2018.

Storia al quadrato

Ma dietro i riflettori riservati ai fratelli Hernandez si nascondono storie meno conosciute e altrettanto affascinanti. Come quella dei fratelli Bacuna, protagonisti della storica qualificazione di Curaçao. Juninho e Leandro sono nati in Olanda da una famiglia originaria dell'isola caraibica e hanno scelto di rappresentare le proprie radici. Per Curaçao, alla sua prima partecipazione mondiale, la loro presenza è diventata il simbolo di una generazione capace di scrivere la storia del calcio nazionale. Entrambi centrocampisti d’attacco, si sono anche contesi lo stesso numero di maglia, il 7, anche se alla fine Leandro ha scelto il 10, più in linea col suo ruolo di leader della squadra. Juninho, 28 anni, è cresciuto nel Groningen e dopo aver assaggiato anche la Premier  League, nell’ultima stagione si è diviso tra i turchi del Gaziantep e gli olandesi del Volendam. Leandro, 34 anni, da due stagioni è tornato al Groningen, dopo 9 anni in Inghilterra con anche 96 presenze divise tra Aston Villa e Cardiff City.

L’altra debuttante 

Una storia simile è quella dei fratelli Laros e Deroy Duarte, centrocampisti di Capo Verde. Anche loro nati nei Paesi Bassi, hanno deciso di vestire la maglia del Paese d'origine della famiglia. La loro presenza accompagna un'altra favola sportiva: l'esordio assoluto di Capo Verde in una Coppa del Mondo. Per una nazione di poco più di mezzo milione di abitanti, vedere due fratelli in campo al Mondiale rappresenta un motivo di orgoglio nazionale. Deroy, 26 anni, gioca in Bulgaria con il Ludogorets ed è considerato l’ancora del centrocampo della nazionale situata in un arcipelago vulcanico al largo della costa nord-occidentale dell’Africa. Laros, che gioca in Ungheria col Puskas Akademia, di anni ne ha 29 e come il fratello si muove in mezzo al campo. Entrambi sono cresciuti calcisticamente in Olanda.

Separati in casa

Se alcune famiglie condividono la stessa bandiera, altre vivono il Mondiale su fronti opposti. È il caso dei fratelli Williams. Nico, stella della Spagna, e Iñaki, attaccante del Ghana, sono nati entrambi in territorio spagnolo ma hanno compiuto scelte diverse a livello internazionale, seguendo percorsi personali e sportivi differenti. Iñaki, 31 anni, è il fratello maggiore e quello col fisico più imponente: per l’attacco della nazionale ghanese dovrebbe produrre gol e assicurare leadership. Nico, 23 anni, è diventato uno dei volti delle nuove Furie Rosse, capace con la sua velocità e dribbling di illuminare dagli esterni l’attacco de La Roja.

Una situazione analoga riguarda i fratelli Doué, nati in Francia da madre francese e papà ivoriano, entrambi cresciuti nel Rennes. Désiré, uno dei talenti più brillanti del calcio francese come ha dimostrato col Psg, ha scelto la nazionale guidata da Deschamps, mentre Guéla rappresenterà la Costa d'Avorio. Quest’ultimo rende al meglio da terzino destro ma gioca alla grande anche da centrocampista difensivo. Ha 23 anni, milita nello Strasburgo e viene descritto come una sorta di coltellino svizzero per la sua nazionale. Due carriere parallele che potrebbero persino incrociarsi nella fase a eliminazione diretta del torneo.

Tra le storie più particolari c'è anche quella dei fratelli Souttar, entrambi difensori ed entrambi figli di Aberdeen. John vestirà la maglia della Scozia, mentre Harry ha optato per l'Australia grazie alle origini materne. ohn, 29 anni, è il maggiore e gioca nei Rangers: è un difensore disciplinato, un leader su cui la Scozia fa affidamento. Harry 27 anni, nell’ultima stagione ha giocato (poco) col Leicester, retrocesso dalla Serie B inglese, è alto due metri ed è già nel libro dei record dei Socceroos come giocatore di movimento più alto ad aver rappresentato l’Australia. Una scelta che dimostra come nel calcio moderno identità e appartenenza possano assumere sfumature diverse anche all'interno della stessa famiglia.

Completa il quadro la coppia formata da Brian Brobbey e Derrick Luckassen. Cognomi diversi, giocano in nazionali diverse, ma stessa madre e anche altri fratelli calciatori. Luckassen giocherà il Mondiale col Ghana: ha 30 anni, ha ricevuto la prima chiamata in nazionale a marzo, ma da difensore si è imposto per la sua fisicità e la sua stabilità, la stessa che ha portato al Pafos, squadra cipriota che ha giocato la Champions nell’ultima stagione. Brobbey invece non ha mai avuto dubbi sugli Oranje: a 24 anni, è reduce da una bella annata in Premier col Sunderland, che ha aiutato, da neopromossa, a conquistare uno storico settimo posto e l’Europa League.

Mai come in questa edizione della Coppa del Mondo, il calcio racconta una realtà fatta di radici condivise e percorsi diversi. Alcuni fratelli canteranno lo stesso inno nazionale, altri si troveranno addirittura da avversari. In ogni caso, per tutti loro, il Mondiale sarà una storia di famiglia destinata a rimanere nella memoria.