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MONDIALI

La notte del rimpianto azzurro. Stasera l'Italia avrebbe dovuto esordire contro il Canada

La qualificazione mancata non è stata un incidente di percorso, ma l’epilogo di un declino strutturale che oggi mostra il suo conto più salato. La festa ancora una volta sarà degli altri. A noi resta solo la spietata lucidità del post-partita

12 Giugno 2026, 14:16

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La sera del rimpianto azzurro. Stasera l'Italia avrebbe dovuto esordire contro il Canada

Il tabellone recita Canada-Bosnia, ma per milioni di italiani l’unico sentimento possibile è la malinconia. Oggi sarebbe dovuto essere il giorno dell’esordio degli Azzurri di Rino Gattuso. I tifosi avrebbero dovuto colorare le piazze, le bandiere avrebbero dovuto sventolare sui balconi e l’inno di Mameli avrebbe dovuto far vibrare gli schermi. Invece, non accadrà nulla di tutto questo. Al posto degli Azzurri, sul rettangolo verde del BMO Field di Toronto, scenderanno due squadre che incarnano la globalizzazione e la fame del calcio moderno, lasciandoci addosso solo il peso di un rimpianto storico. Vedere gli altri giocare e sognare, mentre noi siamo costretti a fare da spettatori neutrali. Fa male, come una ferita aperta.

La partita del rimpianto si consuma così, tra la freschezza atletica dei nordamericani e la fiera determinazione balcanica. Due mondi distanti che hanno saputo conquistare ciò che l’Italia ha colpevolmente gettato al vento. La qualificazione mancata non è stata un incidente di percorso, ma l’epilogo di un declino strutturale che oggi mostra il suo conto più salato. Mentre il Canada corre a ritmi forsennati e la Bosnia disegna geometrie nate dal talento puro, l'Italia calcistica si interroga sulle proprie macerie, conscia di aver perso l’ennesimo treno per la storia.

Il campo non mente mai. Il Canada mette in mostra un calcio verticale, fatto di transizioni rapide e fisicità straripante, specchio di un movimento in costante crescita. La Bosnia risponde con la solita classe tecnica ed emotiva, una coralità fiera che stringe una nazione intera attorno a un pallone. Guardando queste due nazionali così diverse, emerge il vero fulcro del rimpianto azzurro: la perdita dell’identità. L’Italia che un tempo dominava queste competizioni per acume tattico e fame di vittoria oggi non esiste più, sostituita da una crisi di vocazione e di talenti che questa sfida mette crudelmente a nudo.

La delusione si amplifica pensando a cosa sarebbe potuta essere questa giornata. La vigilia dell’esordio azzurro ha sempre avuto un sapore magico, un rito collettivo capace di unire un Paese storicamente diviso. Oggi quel vuoto è riempito dal rumore dei tacchetti altrui. Il match scivolerà via tra occasioni da gol e coreografie sugli spalti, ma per l' osservatore italiano ogni singola azione sarà un triste promemoria di ciò che poteva essere e non è stato. La festa è degli altri, e a noi resta solo la spietata lucidità del post-partita.

La squadra guidata dal CT Jesse Marsch sarà spinta dal proprio pubblico ma dovrà vedersela con l'entusiasmo della formazione allenata da Sergej Barbarez. A guidare il Canada sarà l'attaccante della Juventus, Jonathan David. In campo dal 1' anche l' ex Inter Buchanan, mentre il grande dubbio riguarda le condizioni di Alphonso Davies del Bayern Monaco. Nelle file della Bosnia giocano Muharemovic, difensore del Sassuolo conteso sul mercato, ma anche Kolasinac dell’Atalanta. Il rebus più grande è la condizione di Edin Džeko. Il capitano e bomber storico della Bosnia (73 gol in 148 presenze) ha accusato un infortunio alla spalla nel playoff con l'Italia dello scorso marzo e da allora ha totalizzato appena 64 minuti di gioco. Fonti nordamericane riportavano che il 10 giugno stava ancora allenandosi individualmente, lontano dal gruppo. La sua disponibilità per questo match è in fortissimo dubbio. Se Džeko non dovesse partire titolare è pronto Alajbegovic: altro uomo mercato che la prossima stagione potrebbe vestire la maglia della Roma.