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CURIOSITÀ

Allo stadio in scuolabus. É il modo in cui, la matricola Curaçao, ha deciso di spostarsi

12 Giugno 2026, 14:39

14:40

Allo stadio in scuolabus. É il modo in cui, la matricola Curaçao, ha deciso di spostarsi

C'è chi arriva ai Mondiali con charter privati, staff sterminati e strutture da multinazionale del pallone. E poi c'è Curaçao, la favola caraibica che ha conquistato il pianeta calcio presentandosi con un vecchio scuolabus blu senza finestrini e una quantità industriale di entusiasmo. Un'immagine diventata virale e perfetta per raccontare la nazionale più sorprendente della Coppa del Mondo 2026.

L'isola conta poco più di 150 mila abitanti, meno di molte città italiane di provincia. Eppure è riuscita a qualificarsi per il primo Mondiale della sua storia, diventando la nazione più piccola di sempre a raggiungere il torneo. Un'impresa che ha trasformato il calcio in una gigantesca campagna promozionale per il turismo locale: spiagge caraibiche, mare cristallino e le iconiche case colorate di Willemstad oggi viaggiano insieme ai sogni della nazionale arancione-blu.

Al timone c'è il vero guru dell'operazione: Dick Advocaat. A 78 anni è diventato il commissario tecnico più anziano nella storia dei Mondiali, superando un record che sembrava destinato a resistere per sempre. Per gli appassionati europei non ha bisogno di presentazioni: ha guidato l'Olanda, il Belgio, la Russia, i Rangers, il PSV e decine di altre squadre in una carriera lunga mezzo secolo. Ma forse il capolavoro più grande l'ha realizzato proprio qui. Quando accettò l'incarico, Curaçao era una piccola realtà della CONCACAF. Oggi è una nazionale organizzata, competitiva e soprattutto convinta di poter stare sul palcoscenico più importante del calcio mondiale. La qualificazione ottenuta davanti a rivali molto più quotate è stata accolta sull'isola come un evento storico.

Se Advocaat è la mente, i fratelli Bacuna sono il cuore della squadra. Il capitano Leandro Bacuna e il fratello Juninho Bacuna rappresentano perfettamente il modello che ha permesso all'isola di crescere. Molti giocatori della rosa sono infatti nati o cresciuti nei Paesi Bassi, ma hanno radici familiari a Curaçao. Grazie alle regole FIFA e al lavoro della federazione, talenti formati nei vivai olandesi hanno scelto di rappresentare la terra d'origine delle loro famiglie. È così che la nazionale ha acquisito qualità tecnica, esperienza internazionale e una mentalità professionale senza perdere la propria identità. Attorno ai Bacuna ruotano altri nomi interessanti come Tahith Chong, cresciuto tra Feyenoord e Manchester United, uno dei volti più conosciuti della selezione caraibica.

La forza di Curaçao non è soltanto la storia romantica. La squadra gioca un calcio propositivo, tecnico, influenzato dalla scuola olandese. Non possiede le stelle delle grandi potenze, ma compensa con organizzazione, velocità e spensieratezza.

È proprio questa leggerezza a renderla pericolosa. Nessuno pretende risultati clamorosi. Nessuno considera un fallimento un'eventuale eliminazione al primo turno. E quando non hai nulla da perdere, puoi diventare l'incubo delle favorite. Per molte nazionali un gol ai Mondiali significa prestigio. Per Curaçao significa anche visibilità globale. Ogni azione, ogni impresa, ogni immagine trasmessa in televisione racconta al mondo un'isola che fino a pochi anni fa era sconosciuta alla maggior parte dei tifosi. Per questo motivo la nazionale è diventata molto più di una squadra di calcio. È un biglietto da visita, un'ambasciata itinerante e un motivo d'orgoglio nazionale. Che il sogno finisca ai gironi o prosegua oltre, poco importa. Curaçao ha già vinto la sua partita più importante: farsi conoscere dal mondo. E se nel frattempo arriverà qualche gol, sarà una rete segnata non solo per la classifica, ma anche per il futuro di un'intera isola.