ITALIANI AL MONDIALE
Falsa partenza per i tecnici Italiani al Mondiale. Sulle loro spalle una sola responsabilità: lasciare un segno su questa Coppa del Mondo
La Turchia di Montella ko contro l'Australia, Ancelotti fermato sul pari dal Marocco e giovedì toccherà all'Uzbekistan di Cannavaro
Tre italiani in panchina al Mondiale. Tre nomi pesanti, tre storie diverse, un unico obiettivo: lasciare un segno sulla Coppa del Mondo più grande della storia, quella a 48 squadre che si gioca tra Stati Uniti, Canada e Messico. Carlo Ancelotti guida il Brasile con la sua leggendaria flemma, Vincenzo Montella siede sulla panchina della Turchia con l'entusiasmo di chi sa di avere una generazione di talento tra le mani, Fabio Cannavaro allena l'Uzbekistan con la consapevolezza di chi ha già vissuto da protagonista il palcoscenico più grande del calcio mondiale.
Il problema è che, almeno nella prima giornata, il bilancio è tutt'altro che lusinghiero. Ancelotti ha pareggiato 1-1 contro il Marocco, Montella ha perso 2-0 contro l'Australia. Zero vittorie, una sola rete segnata, tre incassate. L'Italia — quella che non c'è, eliminata ancora una volta prima del torneo — guarda da lontano e si consola pensando che almeno i suoi allenatori girano il mondo. Ma i sorrisi, per ora, sono pochi.
Ancelotti e il peso del Brasile
Arrivare sulla panchina verdeoro è un onore e una condanna allo stesso tempo. Carlo Ancelotti lo sapeva bene quando ha accettato la chiamata della CBF nel maggio 2025, subentrando a Dorival Junior dopo il disastroso 4-1 subito dall'Argentina. Un compito da far tremare i polsi anche al più navigato degli allenatori, che pure Ancelotti è: cinque Champions League vinte, panchine in tutta Europa, una carriera che non ha bisogno di presentazioni.
Il Brasile non vince un Mondiale dal 2002. Ventiquattro anni di digiuno che pesano come macigni sulle spalle di ogni commissario tecnico che si sieda su quella panchina. Ancelotti ha portato la Seleção alla qualificazione, ha rimesso ordine in uno spogliatoio che sembrava esploso, ha reintegrato Neymar tra mille discussioni. Insomma, il lavoro lo ha fatto. Ma il debutto contro il Marocco ha mostrato una squadra ancora fragile, incapace di dominare come ci si aspetterebbe.
Il Marocco ha segnato per primo al 21' con Saibari, e il Brasile ha risposto dieci minuti dopo con uno scatto di Vinicius Junior — l'unico lampo di una partita opaca. Poi nulla. Un pareggio che in casa brasiliana viene vissuto quasi come una sconfitta, perché il Brasile non può permettersi di pareggiare con il Marocco, per quanto i nordafricani siano una squadra di livello sempre più alto. La pressione su Ancelotti è, come lo stesso Cannavaro ha detto visitandolo a Rio, «disumana». Solo uno con la sua calma e la sua saggezza può sopportarla. Eppure quel 1-1 brucia. Il girone prevede ancora due partite, e la qualificazione non è compromessa — con 48 squadre al Mondiale passano in molti — ma l'immagine del Brasile non è quella di una squadra che può puntare al titolo. Almeno non ancora.
Montella e il sogno infranto dall'Australia
Se il pari di Ancelotti può essere letto come un mezzo passo falso, la sconfitta di Vincenzo Montella contro l'Australia è un ko secco e senza attenuanti: 2-0. La Turchia, che si presentava al Mondiale con la rosa più talentuosa degli ultimi decenni — Arda Güler del Real Madrid, Kenan Yildiz della Juventus, una generazione dorata che sembrava pronta all'esplosione — è stata spazzata via dai Socceroos con un cinismo implacabile.
Montella ha provato a minimizzare nel post-partita: «Abbiamo sprecato tante occasioni da gol e loro in contropiede ci hanno puniti. Non è mai facile affrontare una squadra che si difende così bassa e poi riparte in contropiede». Parole tecnicamente corrette, ma che non bastano a nascondere una prestazione deludente. Yildiz è entrato dalla panchina senza cambiare il corso della partita, Güler ha brillato a sprazzi ma senza incidere davvero. La Turchia attende questo Mondiale da ventiquattro anni — l'ultima apparizione risale al 2002, quando il Paese arrivò terzo — e cominciare così è un segnale preoccupante. Il tecnico campano, che ha trasformato la Turchia in una squadra competitiva negli ultimi anni portandola all'Europeo 2024 e convincendo i giovani talenti della diaspora a scegliere la maglia ottomana, sa che le prossime due partite sono decisive. Il Paraguay è battibile — ha perso 4-1 contro gli Stati Uniti all'esordio — ma l'obiettivo minimo resta la qualificazione, e ogni ulteriore passo falso potrebbe rendere tutto complicato.
Cannavaro e la sfida impossibile (o quasi)
Giovedì 18 giugno, alle 4 di notte italiane — orario da tifosi disperati o giornalisti notturni — l'Uzbekistan di Fabio Cannavaro scende in campo allo Stadio Azteca di Città del Messico contro la Colombia. È il debutto della squadra centroasiatica, alla prima Coppa del Mondo della sua storia, in un girone che sulla carta sembra proibitivo: ci sono il Portogallo, la Colombia e la Repubblica Democratica del Congo.
Cannavaro ha preparato questa sfida con la serietà che lo ha sempre contraddistinto, anche da calciatore. «Abbiamo una filosofia chiara», ha detto alla vigilia. «I grandi sogni si costruiscono a piccoli passi». Non è la conferenza stampa di chi punta al titolo — sarebbe ridicolo, con tutto il rispetto per l'Uzbekistan — ma di chi sa cosa vuole fare e come farlo. L'ex capitano dell'Italia ha visitato il centro di allenamento del Brasile a Rio, ha avuto un lungo colloquio con Ancelotti, ha studiato gli avversari. Insomma, ha fatto i compiti.
La Colombia non è una squadra imbattibile. Non ha più Falcao e James Rodríguez nella loro versione migliore, ma resta una selezione organizzata, fisica, con individualità di qualità. L'Uzbekistan, però, ha il vantaggio di non avere nulla da perdere — la pressione è tutta sui colombiani — e potrebbe sorprendere con una partita organizzata e compatta. Sarà Cannavaro a centrare la prima vittoria italiana al Mondiale 2026? Le quote lo danno sfavorito, la logica anche. Ma il calcio, si sa, spesso non segue né le une né l'altra. E l'ex difensore campione del mondo nel 2006 conosce bene il sapore delle imprese che nessuno si aspetta.
Un Mondiale ancora tutto da scrivere
Sarebbe sbagliato trarre conclusioni definitive dopo una sola giornata. Il formato a 48 squadre garantisce più partite, più possibilità di rimonta, più margine per correggere gli errori. Ancelotti avrà tempo di mettere a punto il meccanismo del Brasile, Montella di ritrovare il coraggio offensivo della Turchia. E Cannavaro, che deve ancora esordire, ha la possibilità di scrivere la prima pagina positiva di questa storia italiana al Mondiale. Quel che è certo è che i tre tecnici azzurri portano sulle spalle aspettative enormi — non dell'Italia, che non c'è, ma delle nazioni che hanno scelto di affidarsi a loro. E il calcio non aspetta. Già giovedì notte, mentre l'Italia dorme, Cannavaro scenderà in campo allo Stadio Azteca per provare a invertire la rotta.